“Il soccombente”, l’astiosa costatazione del genio con un magnifico Herlitzka

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Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi presenta
Roberto Herlitzka in
IL SOCCOMBENTE
ovvero il mistero Glenn Gould
di Thomas Bernhard
traduzione Renata Colorni
riduzione dall’omonimo romanzo di Ruggero Cappuccio
e con Marina Sorrenti
regia Nadia Baldi
musiche originali di Marco Betta
ambientazioni videografiche Davide Scognamiglio
progetto luci, costumi e scene Nadia Baldi
assistente alla regia Davide Paciolla
luci Giuseppe Falcone
fonica Valerio Rodelli
foto Gabriele Gelsi
grafica Giovanni Natiello
consulenza amministrativa Isabella Amelio
organizzazione Nadia Baldi
distribuzione Lia Zinno
produzione esecutiva Mariano Grimaldi
collaborazione con A. P. S. Manovalanza

In scena al Teatro Piccolo Eliseo di Roma fino all’8 dicembre

Voto: 7½ su 10

Un pubblico impreparato potrà superficialmente bollare Il soccombente come uno spettacolo terribilmente confuso e tedioso. Impossibile fargliene una colpa, il romanzo dal quale Ruggero Cappuccio ha ricavato questa notevole (sebbene inevitabilmente lacunosa) riduzione teatrale non è di certo meno ellittico ed enigmatico. foto1828Primo di una triade letteraria che Thomas Bernhard dedicò all’Arte (i successivi A colpi d’ascia e Antichi maestri verranno dedicati rispettivamente al teatro e alla pittura), Il soccombente racconta, in una sorta di fluviale monologo della memoria, del rapporto professionale e d’amicizia tra il celebre pianista canadese Glenn Gould e due compagni di studio al Mozarteum di Salisburgo, durante gli anni Cinquanta. Il legame si rivelerà drammatico e tragico: intesa la superiorità unica di Gould, dopo averlo visto eseguire le Variazioni Goldberg di Bach, entrambi abbandoneranno gli studi di pianoforte, avendo compreso di non poter in alcun modo competere con tale genio. Uno, Wertheimer (è lui il soccombente del titolo), deciderà di togliersi la vita, l’altro, l’Io narrante, sceglierà di chiudersi in completo isolamento, salvo assistere a una penosa performance pianistica dell’amico poco prima che questi commettesse il suicidio. Tutto è rimembrato dall’interno di una mente oscura e problematica, quella del narratore interpretato da un magnifico Roberto Herlitzka, che si aggira in un interno scuro, una sorta di sala d’attesa fatta di lavagne e ombre. Ad accompagnarlo in questo doloroso pellegrinaggio dei ricordi, c’è una donna, forse la sorella pazza di Wertheimer, causa e/o conseguenza della sua fine. Drammaturgia intima e complessa, a metà strada tra il flusso di coscienza della narrativa inglese e un incubo di David Lynch, valorizzata dalla regia di innegabile estro creativo di Nadia Baldi e, inutile dirlo, da una prova d’attore eccellente da parte di Herlitzka, forte sul palco della presenza impeccabile di Marina Sorrenti. Una vertiginosa riflessione sul passato che incombe angosciosamente sul presente, un’invettiva talvolta astiosa sul talento naturale, quello di Gould che non suonava il pianoforte ma era il pianoforte, che si nega alla massa destinata a coltivare un timido e inutile talento artificiale.

Giuseppe D’Errico

One Response to “Il soccombente”, l’astiosa costatazione del genio con un magnifico Herlitzka

  1. […] di Roma, 12 novembre – 8 dicembre) Il Soccombente di Giacomo Curti (SaltinAria, 28 novembre) “Il soccombente”, l’astiosa costatazione del genio con un magnifico Herlitzka di Giuseppe D’Errico (Critical Minds, 30 […]

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