“Il ritorno a casa” di Harold Pinter, uno spettacolo di Carlo Lizzani, la recensione

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IL RITORNO A CASA
di Harold Pinter

traduzione a cura Alessandra Serra
regia: Carlo Lizzani
con: Mario Ive, Carlo Lizzani, Valerio Ribeca, Marco Sicari, Debora Troiani
movimenti coreografici: Cristina Pensiero
disegno luci: Valerio Camelin
costumi: Ludovica Rosenfeld
illustrazione: Alberto Ruggieri
produzione: Attori & Tecnici

In scena al Teatro Tordinona dal 20 al 31 marzo 2018

Voto: 6½ su 10

Teddy (Carlo Lizzani) dopo anni di assenza, torna nella casa paterna una notte, all’improvviso, accompagnato dalla giovane moglie Ruth (Debora Troiani). In quella che un tempo fu dimora della sua infanzia trova il padre Max (Mario Ive) un uomo di aspra, perentoria determinazione, e i suoi due fratelli Joey (Valerio Ribeca) e Lenny (Marco Sicari), che vivono attendendo uno una vincita alle corse dei cavalli, l’altro l’inizio di una fantomatica carriera da pugile.

ritorno-a-casa-2All’interno di questa famiglia di soli uomini (c’è anche un vecchio zio che si muove tra le stanze, presenza fantasmatica e invisibile allo spettatore) l’enigmatica Ruth diviene centro delle attenzione dei diversi personaggi, ora desiderosi di sedurla, ora determinati a sfruttarla sessualmente; con apatico disincanto, tuttavia, questa donna sarà capace di decisioni sorprendenti mostrandosi la più capace, tra tutti, a tenere salde le redini del proprio destino.

Guida in questa rappresentazione, in scena al Teatro Tordinona dal 20 al 31 marzo, la scrittura spiazzante ed enigmatica di Harold Pinter, capace di dar vita con gelida efficacia a microcosmi nei quali l’assurdità apparente di situazioni borderline è la tela bianca sulla quale agiscono figure archetipiche che dominano – o più spesso si fanno dominare – da sentimenti opposti ed estremi. In dosi differenti, nei personaggi che compongono questo interno familiare decisamente anaffettivo, si agitano fragilità e cinismo, rancore e sottomissione, apatia e cannibalismo dell’altro.

La messa in scena essenziale, l’aderenza ad un testo che non ha bisogno di ulteriori complessificazioni rappresentative e il solerte impegno degli attori in scena consegnano al pubblico una piéce ambiguamente seducente, difficile da amare ma così differente rispetto a quanto si ha da vedere in buona parte della produzione odierna che forse val la pena scontrarsi con un testo così aspro e spiazziante, anche affidato ad una compagnia che probabilmente deve ancora trovare un suo più pieno e compiuto affiatamento.

Marco Moraschinelli

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