“Il Prigioniero della seconda strada”: Neil Simon in salsa partenopea

PRIGIONIERO_01_2014©foto-Tommaso-le-Pera-660x330

IL PRIGIONIERO DELLA SECONDA STRADA
di Neil Simon
adattamento e regia di Giovanni Anfuso
con: Maurizio Casagrande, Tosca D’Aquino, Barbara Folchitto, Adriano Giraldi, Paola Bonesi, Mazia Postogna
Produzione: La Contrada – Teatro Stabile di Trieste
In scena al Teatro Sala Umberto di Roma

Voto Ozza: 6½ su 10
Voto D’Errico: 5 su 10

Ammettiamolo: fa strano sentire pronunciare i nomi americani dei protagonisti di questa deliziosa commedia di Neil Simon, ovvero Mel ed Edna, con una cadenza spudoratamente napoletana, nella quale rientrerebbero meglio nomi come Pasqualino e Concetta. Fa ancora più strano accettare un’ambientazione classica, la New York degli anni settanta, quando in scena abbiamo due interpreti quali Maurizio Casagrande e Tosca D’Aquino, che sprizzano italianità (partenopea) da tutti i pori. Sin da subito, quindi, si fatica ad aderire pienamente allo spettacolo, alla credibilità di questa messa in scena, e una domanda ingombrante si palesa nella mente degli spettatori: perché il regista (Giovanni Anfuso) non ha sfruttato la grande attualità di quest’opera per proporne una trasposizione tutta italiana, perfettamente centrata nei tempi duri di tosca e casagrandecrisi e precarietà di lavoro che stiamo vivendo? Un’occasione mancata, che avrebbe potuto valorizzare gli stessi attori, ma anche dimostrare quanto un testo datato anni settanta possa risultare così straordinariamente in sintonia con la storia del nostro Paese, incastrandosi nei corsi e ricorsi storici che ciclicamente la vita ci ripresenta. La storia è quella di Mel Edison, americano quarantasettenne, che viene licenziato dall’azienda per cui ha faticato per anni. Da disoccupato cade in depressione ed è la moglie Edna a doversene occupare, cercando di far fronte a una miriade di altri problemi, da quelli economici a quelli di vicinato, da una rapina in casa alla famiglia strampalata di lui, tutti tratteggiati con l’ironia di penna che distinse Simon fra i migliori drammaturghi d’oltreoceano. Ben inteso: la commedia è così ben scritta che arriva al pubblico con tutti i limiti dell’allestimento e della regia. Ci sentiamo quindi di consigliare ugualmente questo spettacolo e se dovesse piacervi vi suggeriamo di recuperare il film del 1975, interpretato da Jack Lemmon e Anne Bancroft, per la regia di Melvin Frank: sorriderete di cuore per quanto si parla… di noi!

Andrea Ozza

L’allestimento è onesto, perché mantiene ciò che promette, considerati anche i nomi in cartellone. Ma, per chi si recasse a teatro per assistere alla messa in scena di uno dei testi più belli del teatro americano, si ritroverà alle prese con una riduzione superficiale e piatta. Prigioniero della seconda strada di Neil Simon ha tuttora un impatto sociale, ancor prima che umano, che lo spettacolo di Giovanni Anfuso stritola nei meandri di una sceneggiata ‘napoletaneggiante’, con lo scopo primario di far ridere, e non riflettere. E se Casagrande riesce, in qualche modo, a far provare il disagio urbano di Mel, le moine di una disdicevole D’Aquino non hanno nulla a che fare con la profondità del personaggio di Edna, e metterebbero a dura prova anche lo spettatore meglio disposto verso l’attrice, in altre occasioni decisamente più piacevole.

Giuseppe D’Errico

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