Il Plutino Trio nella seconda tappa del tour italiano. La nuova formazione del batterista statunitense, Bobby Previte, in un concerto straordinario, per affamati di Jazz.

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Pisa – Ex-Wide, 20 novembre 2012

Bobby Previte (batteria e percussioni), Beppe Scardino (sax baritono e clarinetto basso), Francesco Diodati (chitarre), Gianluca Petrella “special guest” (trombone).

Per assistere ad un concerto del Plutino Trio non basta saper ascoltare con attenzione. Servono occhi nuovi, una tabula rasa di suoni nella mente e la capacità totale di esplorare le pagine della musica di mezzo secolo, proiettandosi in avanti con coraggio. Senza chiedersi dove sia il limite che demarca la soglia tra ricerca e irrazionalità; tra la via sperimentale della musica e l’approccio visionario amato dai puristi del genere; tra suoni terreni, nudi, fisici, quasi palpabili e suoni liquidi, potenti, cosmici e simbolici. Il tour italiano del gruppo, iniziato lunedì scorso a Correggio (RE), ha portato in giro per mezza Italia il nuovo progetto dello statunitense Bobby Previte, composto insieme a due dei più importanti musicisti di nuova generazione, Francesco Diodati e Beppe Scardino, e sostenuto fortemente da Gianluca Petrella, che, oltre ad aver prodotto il primo omonimo album del trio (con la sua etichetta, Spacebone Records), ha accompagnato la formazione nei giorni scorsi come special guest.
I quattro musicisti si sono mossi in equilibrio costante all’interno di un amalgama sonoro fatto, contemporaneamente, da piani verticali e orizzontali, in cui l’energia di Previte, sempre presente e mai sopra le righe, è riuscita a tessere le fila di tutta la performance e permettere ai brani, facendo emergere così anche le sue indiscusse qualità di compositore e arrangiatore, di strutturarsi in un continuum unico e complesso.
Il dialogo con Petrella è partito alla prima, quando il batterista sulle prime note di Contagion ha dato inizio alle frasi di un mantra seducente e profondo, chiuso perfettamente dal groove incisivo di Diodati, sempre in bilico tra psichedelica jazz e elettro-fusion (sensazionale il suo inizio solistico quasi a metà del concerto, contratto e carico di vigore tra aperture armoniche e amplificazioni visionarie). Un dialogo che si è strutturato sulla ricerca di spazi equilibrati e di complicità di sguardi, nel gioco retto dalle due diagonali che, intersecandosi, hanno unito la sezione ritmica, da una parte, e i fiati, dall’altra, andando a formare una struttura solida e in crescita vertiginosa dall’inizio alla fine.
La voce del trombonista è stata in grado di affiancarsi, spesso in maniera solenne (come nel brano conclusivo), senza sovrapporsi o imporsi, conferendo al trio un grande valore aggiunto in termini di presenza ed estro, soprattutto nei passaggi di solo e in duo con Previte. A giovarne maggiormente è stato Scardino, nel concerto pisano quasi in stato di grazia, libero da schemi, graffiante e incisivo, abile nel mescolare un linguaggio energico e un tracciato di idee coerenti e geniali. In Rolldown il suo sax baritono si muove su fili altissimi, come un funambolo abile e un po’ folle; e lo fa prendendo per mano il pubblico, che si trova a ruotare vertiginosamente tra il suo baricentro sonoro e lo schiacciamento orizzontale dato dai fraseggi liquidi di Petrella, senza fiato fino al cambiamento di rotta. Qui l’intesa dell’eccezionale quartetto raggiunge i livelli di massima tensione, espressiva e compositiva, trovando un po’ di respiro solo alla fine, nelle trame ipnotiche di Bailout.
La grande capacità d’innovazione, l’uso massimale della tecnica e la creatività incisiva, capace di spaziare dal minimalismo al post rock, dal free jazz all’elettronica, proprie di Previte si sposano perfettamente con le straordinarie qualità dei tre musicisti italiani, enfatizzandone le singole personalità musicali.
Al pubblico non resta altro che lasciarsi sedurre e buttarsi alla scoperta di un linguaggio musicale tanto visionario e famelico. La sensazione che si ha, infatti, dall’inizio alla fine, è quella di essere caduti nella fossa dei leoni, rimanendo animati, nella corsa, da un solo inconscio desiderio. Farsi divorare in maniera totale.

Giulia Focardi

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