“Il pensiero positivo”, un disco di Enrico Olivanti: il pensiero possibile

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Finalmente un disco da comperare, regalare e far comperare. Oggi, vi parleremo di Enrico Olivanti e del suo ultimo disco, “Il pensiero positivo”. L’album è uscito dopo una lunga gestazione ed è il secondo del giovane autore ciampinese, registrato in quintetto, dopo il lavoro di esordio “Sovrumani Silenzi” del 2010. Intanto, inizio col dirvi che la sobrietà della grafica del booklet mi ha favorevolmente colpito. Non è scarno, è essenziale in linea con la logica di una musica che non concede spazio ad ammiccamenti e scorciatoie. Il bianco campeggia l’intera prospettiva grafica che reca il titolo scritto a penna. Ho pensato ad un foglio bianco che potesse essere imbrattato man mano che il pensiero musicale avesse trovato la strada naturale per unire due punti, due visioni, due possibilità per poi proseguire all’infinito. Già, perché “il pensiero positivo” è, anche, un pensiero possibile.

enrico olivanti quintet-19Mi trovo di fronte ad un lavoro che rappresenta un’idea formale. Questo mi aggrada particolarmente, perché è la traccia inequivocabile che mi fa pensare di ascoltare una musica “d’autore”, una composizione pura, un progetto che non a caso si dipana come un concept album. Il progetto è ambizioso, bisogna ammetterlo. Olivanti sceglie di esprimere “una suite”, un continuum musicale che rappresenta un’identità precisa che è una filosofia, una logica, un visiona programmatica della vita e del mondo. “L’idea della suite – mi confida il compositore – deriva dalla mia volontà di pormi in netto contrasto con alcune delle idee cardine della prassi musicale odierna tanto in ambito colto quanto in ambito extra-colto: il culto di ciò che è effimero per partito preso, di ciò che vuole pregiudizialmente sfuggire a qualsiasi idea di organizzazione formale, nonché di sviluppo. Inseguendo un’ideale extra-musicale, ho voluto riannodarmi al vecchio piacere di raccontare e costruire storie con la sensibilità dell’artigiano che vede piano piano nascere, al netto di modifiche e correzioni, la sua opera da contemplare. Quell’opera che, con il suo stesso essere, è chiamata a gridare al mondo tutto il piacere della creazione e dell’esistere.

E’ da qui che deriva il titolo stesso “Il pensiero positivo”, questo tentativo (riuscito a mio parere) di considerare il domani come possibilità concreta di scrivere su quel foglio bianco qualcosa di significativo, vuoi poetico, musicale, letterario, o che possa semplicemente provare a dare un senso ad una briciola d’universo. La scintilla creativa di Olivanti trova luce in seguito ad un viaggio in Cina, dove l’autore assapora il fermento di una società che cambia, si modifica, diviene qualcosa di nuovo, anche in maniera contraddittoria. Quindi, più che i pro o i contro, è il fermento, l’attività, il dinamismo sociale ed intellettuale del mondo orientale che costituisce una traduzione efficace del “pensiero positivo”. La suite è costituita da sette parti o movimenti interconnessi ed indipendenti al tempo stesso.
enrico olivanti quintet-83Altro aspetto che mi è piaciuto particolarmente è la scelta (rigorosa e giusta) di non fornire dei titoli ai brani, ma solo dei numeri. E’ un disco di musica strumentale, secondo questa logica ogni brano è una parte di un insieme, ed il titolo di ogni parte sarebbe appunto inutile… è tutto “pensiero positivo”, sono i vari momenti della sua genesi. Enrico Olivanti si definisce non un jazzista tout court, bensì un musicista a tutto tondo. Ha ventisette anni, è diplomato in “composizione” al conservatorio e suona principalmente la chitarra. Mi parla delle sue influenze che sembrano emergere semplicemente dall’ascolto del suo disco, chiare e limpide. “La prima chitarra – mi racconta – la ricevetti nel Natale del 2000 a poco più di 12 anni. Fu l’ascolto dei Beatles a condurmi verso questo strumento che reputo affascinante perché “…sospeso fra l’accademia e la strada…”. Da li tutti i miei riferimenti sono stati quegli artisti capaci e intenzionati a guardare fuori dal lorto mondo e dal loro genere per inseguire una poetica intimamente connessa col loro tempo: Beatles, Hendrix, Miles Davis, Bill Evans, Stravinskij, Ligeti, De andrè, Debussy, Ravel, Metheny.” E Metheny chitarristicamente è molto presente nel suo approccio allo strumento, e prosegue verso uno stile personale e ben definito. Il quartetto che lo accompagna è composto da musicisti molto validi ed affiatati, l’interplay è alto, è robusto, non presta mai il fianco a cedimenti. Sono compatti, il suono fluisce regolare ed impetuoso a tratti. Così che è impossibile definirlo solo un disco di jazz. Personalmente, ho riscontrato evidenti venature prog-rock che sembrano aprire in continuazione scenari nuovi. Una parte importante è affidata alla vena, al talento e alla tecnica del tenorista, Andrea Verlingieri, il cui fraseggio molto articolato ci regala momenti lirici e concitati, senza mai scadere nell’utilizzo di pattern precostuiti ed usati a sproposito. Ha le idee molto chiare, Enrico Olivanti. La sua Musica è complessa, rigorosa, affascinante, senza concessioni effimere. Non c’è spazio per gigionare, rimirarsi, farsi belli agli occhi del pubblico. Si suona onestamente e con piglio serio, si realizza un’architettura che viene svelata passo passo in ogni nicchia dove è il gusto estetico, la ricerca formale, la bellezza dell’idea a prendere forza.

E’ nel mio lettore in questi giorni e ci resterà per un bel po’. Se avete voglia di ascoltare Musica, questo disco non vi deluderà e vi accompagnerà per mano in un viaggio senza approdo certo e, quindi, stimolante.

IL PENSIERO POSITIVO
Enrico Olivanti – chitarre e composizioni
Andrea Verlingieri – sax
Carlo Ferro – pianoforte
Giuseppe Salvaggio – basso
Marco Tardioli – batteria

Vincenzo La Gioia

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