“Il mistero di Donald C.”, un film di James Marsh, la recensione

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Il mistero di Donald C. (The Mercy, GB, 2017) di James Marsh con Colin Firth, Rachel Weisz, David Thewlis, Jonathan Bailey, Adrian Schiller

Sceneggiatura di Scott Z. Burns

Drammatico, 1h 41′, Adler Entertainment, in uscita il 5 aprile 2018

Voto: 6 su 10

“Ho deciso di andare perché, se fossi rimasto, non avrei più avuto pace”. Sono parole di Donald Crowhurst, velista dilettante sconosciuto ai più, che nel 1968 partecipò alla Golden Globe Race indetta dal Sunday Times, con l’obiettivo di circumnavigare il globo in solitaria e senza soste. A interpretarlo sullo schermo è un attore di classe come Colin Firth che, con i capelli scompigliati dal vento e l’aria tormentata di chi deve fare i conti prima di tutto con la solitudine del navigatore, è ancora più affascinante. Dirige James Marsh, assente in cabina di regia dai tempi dell’assai acclamato La teoria del tutto su Stephen Hawkins, che per questo suo ultimo lavoro sembra rifarsi all’intima ossessione che muoveva Philippe Petit, il funambolo che cammino su un cavo teso tra le due Twin Towers, nel documentario Man on Wire.

53428Il mistero di Donald C. segue l’avventura di questo sognatore impreparato a misurarsi con l’oceano: con un’imbarcazione non propriamente indicata all’impresa e la speranza di tornare vincitore per riscattare casa, lavoro e famiglia, Donald si renderà conto, subito dopo la partenza, di non avere mezzi a disposizione per superare, per dirla alla maniera dell’Ulisse dantesco, il folle viaggio. Pur di non deludere la moglie Clare (Rachel Weisz) e i figli, l’uomo decide di mentire sul suo itinerario, millantando un’improvvisa accellerazione. E mentre tutti gli altri concorrenti si ritirano poco per volta, Donald continua la sua corsa, con l’ansia e il senso di colpa a divorarlo.

Scritto da un fidato sceneggiatore di Steven Soderbergh con strenui tentativi di movimentare un’azione in mare aperto, il film di Marsh è gravato dal costante senso di sconfitta che, alla lunga, sottrae suspence al racconto che scivola in una mortifera rievocazione di una mente abbandonata agli abissi della pazzia. Confezionato con eleganza e con un certo tatto nel suggerire le psicologie dei personaggi (per una volta, il ruolo della moglie che aspetta a casa non è semplice contorno), Il mistero di Donald C. rischia purtroppo di passare inosservato tra i tanti capitani coraggiosi che hanno affollato gli schermi cinematografici in tanti anni, forse perché troppo cauto e cadenzato, per non dire ripetitivo, per appassionare davvero.

Giuseppe D’Errico

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