“Il Marchese del Grillo”, Montesano scatenato in una bella prova d’arte teatrale

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Il Sistina in collaborazione con MF Produzioni
Enrico Montesano in
IL MARCHESE DEL GRILLO

dal film di Mario Monicelli,
scritto con Benvenuti, De Bernardi, Pinelli, Zapponi
Adattamento a Commedia Musicale di
Gianni Clementi, Enrico Montesano e Massimo Romeo Piparo
con Musiche originali di Emanuele Friello

con il Ricciotto del film
Giorgio Gobbi

e con
Giulio Farnese Zio Terenzio           Monica Guazzini Marchesa Madre
Dora Romano Madre di Faustina/Moglie di Gasperino
Michele Enrico Montesano Capitano Blanchard /Guardia svizzera
Tonino Tosto Papa Pio VII          Ilaria Fioravanti Genuflessa
Benedetta Valanzano Olimpià       Andrea Pirolli  Aronne Piperno
Roberto Attias  L’amministratore          Gerry Gherardi  Commissario/Giudice
Ambra Cianfoni Camilla        Giacomo Genova Rambaldo/Il graduato
Gloria Rossi  Faustina           Fabrizio Caiazzo   Il Cardinale assistente del Papa
Sergio Spurio  L’oste       Francesca Rustichelli  Figlia di Gasperino/Cameriera
Marco Rea Il cameriere in polpe          Claudio Ladisa Marcuccio
Sandro Bilotta  Castrato    Sebastiano Lo Casto  La Streghetta

Ensemble
Debora Boccuni (capoballetto) – Silvia Pedicino – Ilenia Dagostino
Viola Oroccini – Annalisa D’Ambrosio – Saria Cipollitti
Cialì Sposato – Rocco Stifani – Giuseppe Ranieri

scene Teresa Caruso      costumi Cecilia Betona
coreografie Roberto Croce      direzione musicale Emanuele Friello
luci Umile Vainieri     suono Fabrizio Santarelli     foto Antonio Agostini

regia
Massimo Romeo Piparo

In scena al Teatro Sistina di Roma dal 9 dicembre

Voto: 8 su 10

La stagione teatrale del Sistina presenta, quest’anno, una piacevole novità assoluta, portando in scena la prima commedia musicale tratta dalla sceneggiatura del film Il marchese del Grillo, pellicola diretta nel 1981 da Mario Monicelli e, ormai, divenuta un cult. Tuttavia, il confronto con un precedente tanto illustre, data anche la memorabile interpretazione di Alberto Sordi, è giusto che si fermi qui. Per dare il legittimo rilievo ad una produzione che vede come mattatore un incontenibile ed esaltante Enrico Montesano, che corona i suoi quasi cinquant’anni di carriera con una folgorante performance che gli consente di sostenere egregiamente e con un ritmo incessante, quasi due ore di spettacolo.

Il suo Onofrio del Grillo è un buontempone dispettoso e irriverente, un simpatico guascone che non suscita mai avversione e che, anzi, si rivela in grado di mettere da parte il proprio cinismo quando le circostanze lo richiedono. Guardia nobile di papa Pio VII (Tonino Tosto), che sopporta con rassegnata indulgenza le sue sbruffonate, il marchese vive con inquietudine e apparente frivolezza la Roma papalina dei primi dell’800. Un’epoca di contraddizioni, quando Roma aveva perso la retta via, con una Chiesa in prevalenza interessata al potere temporale più che a quello spirituale e con una corruzione dilagante che aveva ridotto il popolo in povertà. Argomento, questo, di grande attualità, dal momento che, a distanza di quasi mezzo secolo, si continua a far finta di non riuscire ad imboccarla più quella strada di rettitudine.

MarcheseDelGrillo8779_fotoAntonioAgostiniE sono, infatti, i dialoghi maggiormente critici e pungenti verso il potere a suscitare gli applausi più fragorosi, come se in Onofrio, con la sua sarcastica arguzia, il pubblico riconoscesse il proprio portavoce che, con un sentimento liberatorio, ne canti quattro ai politici traviati. I suoi continui scherzi non risparmiano nessuno e ne fanno un temuto protagonista della scena romana, ma le sue burle non sono tutte fini a se stesse. Quando, letteralmente, compra giudice e giurati per vincere una causa in cui ha palesemente torto, la sua è in realtà un’azione dimostrativa, con tanto di arringa finale piena di sdegno verso una Giustizia inesistente.

Le sue freddure divertono in maniera intelligente e, allo stesso tempo, fanno riflettere, aspetti questi non condivisi dalla sua bizzarra famiglia che, in una sorta di “rottura della quarta parete”, sembra proprio guardarci incredula e desiderosa di farci un solenne rimbrotto. Una famiglia tanto conservatrice e bigotta, da essere quasi sollevata nell’apprendere che, in seguito all’occupazione francese, il marchese ha lasciato Roma per seguire la giovane attrice Olimpià (Benedetta Valanzano) a Parigi. Ma Roma si odia e si ama, si ama e si odia e il suo Canto delle Sirene è irresistibile.

Onofrio torna per riscattarsi, salvando un umile ed innocente carbonaro che le pubbliche vicende hanno scelto come vittima sacrificale e nel monologo finale, recitato da un commosso e commovente Montesano, c’è tutto il doloroso disprezzo e l’irrinunciabile passione per una Città martoriata, ma insostituibile nell’anima.

MarcheseDelGrillo9350_fotoAntonioAgostiniNumerosi e meritatissimi gli applausi a scena aperta, con il tempo che scorre velocemente grazie all’armoniosa regia di Massimo Romeo Piparo (un nome sinonimo di qualità, basti citare Jesus Christ Superstar), caratterizzata da un anello mobile sul pavimento del palco in continua rotazione, che consente particolari giochi ed incastri non solo degli attori ma anche delle elaborate scenografie di Teresa Caruso.

Scritto e rielaborato dallo stesso Montesano, in collaborazione con Piparo e Gianni Clementi, Il Marchese del Grillo recupera un modo di fare e di concepire il Teatro come lo si considerava un tempo: un’onesta forma d’arte basata sullo studio e sulla professionalità. Se ne rende testimone tutto il cast, (tra cui ritroviamo Giorgio Gobbi nello stesso ruolo del servitore Ricciotto che aveva già ricoperto nel film di Monicelli), che non sfigura accanto al protagonista, la cui generosità interpretativa traina, senza mai prevaricare, i colleghi di palcoscenico. Tra cui non passa inosservata Ilaria Fioravanti, nel ruolo della cugina Genuflessa, che con il suo assolo rivela una voce davvero poderosa, che valorizza uno degli otto brani originali, composti dal Maestro Emanuele Friello.

Con quest’ultima opera Montesano medita di ritirarsi dalle scene e questo rende l’appuntamento ancora più imperdibile, a noi resta il caloroso saluto con cui ci ha congedati: “viva l’arte, viva la cultura”.

Lidia Cascavilla

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