“Il filo nascosto”, un film di Paul Thomas Anderson, la recensione

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Il filo nascosto (Phantom Thread, Usa, 2017) di Paul Thomas Anderson con Daniel Day Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Sue Clark, Joan Brown, Brian Gleeson, Harriet Leitch, Dinah Nicholson, Julie Duck, Maryanne Frost, Elli Banks, Camilla Rutherford

Sceneggiatura di Paul Thomas Anderson

Drammatico, 2h 10′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 22 febbraio 2018

Voto: 8½ su 10

L’ottavo film di Paul Thomas Anderson, Il filo nascosto, non è solo tra le opere più profonde ed eleganti della produzione americana degli ultimi anni, ma rappresenta anche il commiato di un grande attore come Daniel Day Lewis che, all’età di 60 anni e dopo una carriera invidiabile che l’ha visto trionfare per ben tre volte agli Oscar come miglior attore della stagione, ha deciso di ritirarsi a vita privata e chiudere la sua storia d’amore con la recitazione, prima che il cinema diventi troppo piccolo per contenerne il talento. Il regista di Magnolia gli regala l’ultima occasione per un’interpretazione sontuosa e al contempo incantevole, esaltata dalla pellicola in 35 mm e dall’importanza di un discorso comune con il suo autore che, abbandonati i deliri noir psichedelici di Inherent Vice, ritrova quel filo poetico tra desiderio, appartenenza e dipendenza che legava i precedenti The Master e Il Petroliere.

54456Le riflessioni di Anderson sulla natura dell’essere umano e sulle dinamiche che sottendono alla sua esistenza, questa volta si spostano nella Londra degli anni ’50 e partono dall’incontro tra Reynolds Woodcock (Lewis), idolatrato sarto a capo di un marchio che è vanto per tutta l’aristocrazia femminile londinese, e la cameriera Alma (Krieps), la ragazza pallida e goffa che ne stravolgerà il rigido equilibrio di tirannica abitudinarietà. Woodcock, infatti, conosce una sola forma d’amore, che riversa esclusivamente nel suo lavoro e nelle sue creazioni uniche, al punto da sperare e, in alcuni casi, di pretendere che a indossare i suoi abiti siano solo donne degne della sua dedizione. Le sue giornate sono scandite da una ferrea ritualità, dalla colazione del mattino da consumarsi nel massimo silenzio, fino a tutte le fasi della lavorazione delle stoffe, meticolosamente scelte, tagliate, cucite. Unica voce accolta dallo stilista è quella della sorella e fidata consigliera Cyril (una splendida Lesley Manville) che, non a caso, faticherà ad accettare l’entrata in scena di Alma come nuova amante e musa ispiratrice del fratello. Poco o nulla si conosce del passato della giovane, per Reynolds è sufficiente perdersi nella sua femminilità così poco canonica per poter dare sfogo al suo estro. Ma Alma (dal latino, nutrice), che ama davvero il suo pigmalione, saprà anche affermarsi come donna amata, alimentando questo morboso rapporto con ogni mezzo a sua disposizione.

Eros e thanatos tra le pieghe dell’alta sartoria, Il filo nascosto porta all’esaltazione estrema il concetto di “amore malato”, quel sentimento febbrile e totalizzante che, per sopravvivere al turbine dell’egoismo e trovare nuovi impulsi e giustificazioni, deve necessariamente confrontarsi con il tormento e l’aberrazione più profonda. Tra segreti cuciti accuratamente nei risvolti di un colletto e apparizioni fantasmatiche di madri defunte, Paul Thomas Anderson ritrae con assoluta maestria il mistero dei sensi che sconfina nel sadomasochismo, ammantando il suo racconto di un erotismo tanto palpabile quanto soffuso ed enigmatico.  Meravigliosamente realizzato, con la cura dello sguardo a coadiuvare ulteriormente il dissidio interiore dei personaggi e l’eleganza di scene e musiche (di Johnny Greenwood dei Radiohead) a sugellare gesti e veleni, un film che avrebbe fatto la gioia di autori come Hitchcock e Truffaut, ampiamente citati in alcune puntate feticiste che rimandano a Rebecca, Vertigo, Marnie e La camera verde.

Verrebbe da chiudere con una citazione della celebre cuoca Julia Child, la pioniera del piacere in un paese puritano, che non poco ci ha ricordato la protagonista di questo film: tutte le volte che state assaggiando qualcosa di squisito oltre ogni immaginazione e vi dite “ma che ci hanno messo?”, la risposta sarà sempre una: il burro!

Giuseppe D’Errico

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