“Il discorso del re”: allestimento freddo ma eccelso

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Titolo: Il discorso del re
Di: David Seidler
Regia: Luca Barbareschi
Con: Luca Barbareschi, Filippo Dini, Astrid Meloni, Chiara Claudi, Roberto Mantovani, Ruggero Cara, Mauro Santopietro, Giancarlo Previati.
Produzione: Casanova Multimedia

Voto: 8 su 10

“Il discorso del re”: basta scorrere i crediti di questo spettacolo (non a caso riportati integralmente in calce a questo articolo, con l’intento di omaggiare tutte le maestranze che vi hanno lavorato) per capire che ci troviamo di fronte a un prodotto perfetto, ineccepibile, uno spettacolo curato nei minimi particolari, almeno dal punto di vista tecnico. La prima cosa che colpisce è la cura del suono, per esempio, per mano del fonico Lallo Costa, finalmente credibile perché restituisce innumerevoli piani di ascolto, tenendo sempre conto della sua provenienza esatta, della fonte da cui ciascun suono si genera, creando un concerto che contempla voci recitanti, musica di scena, rumori, effetti, in un amalgama squisitamente realistico. La sontuosa, dinamica, funzionalissima scenografia, disegnata da Massimiliano Nocente, capace di eludere i vincoli, le restrizioni dello spazio teatrale, ricreando ambienti variegati con immediata semplicità, appellandosi anche alle potenzialità del digitale e della virtualità. E ancora un disegno luci, a cura di Luraj Saleri, decisamente pulito e significativo, che guida lo sguardo dello spettatore aiutandolo ad orientarsi sui fuochi di scena; costumi decorosi, per mano di Andrea Viotti; inserti video notevoli per scelta, cura e qualità di proiezione. Fin qui tutto bene. Non sembra di assistere ad uno spettacolo teatrale (italiano), sembra di essere a Broadway e, in alcuni momenti, proprio al cinema. La produzione, a cura di Casanova Multimedia, capitanata da Luca Barbareschi, qui anche in veste di regista e interprete, ha fatto un eccellente lavoro, dimostrando un impegno lodevole, esemplare, soprattutto di questi tempi, dove ci vuole davvero tanto coraggio a investire cifre significative in progetti come questi. Artisticamente, però, la messa in scena, nel suo insieme, risulta essere fredda, poco emozionante, principalmente a causa di una regia che privilegia la confezione più che la sostanza, a teatro data esclusivamente, oltre che dal testo, anche dagli attori e da come vengono diretti. Fatta eccezione per uno straordinario Filippo Dini, degno del podio di interprete sublime, perché mette il suo talento a disposizione di una difficile, rischiosa, sfida attoriale, quella di restituire al pubblico, per quasi due ore di spettacolo, il dramma della balbuzie di Bertie, Duca di York, resa, per sua bravura, in modo così autentico e convincente da renderla quasi empaticamente piacevole all’uditorio, tutti gli altri interpreti sono una spanna dietro, troppo dietro per la portata di questo allestimento, tanto da esserne fagocitati. Un Barbareschi un po’ sotto tono per il suo logopedista Lionel Logue, poco grintoso, spesso sporco nei movimenti e sbavato nelle battute; si distingue, invece, Ruggero Cara, simpatico, spassoso, per il suo Winston Churcill. Il resto delude, in particolare la marmorea interpretazione di Astrid Meloni, palesemente non all’altezza di interpretare un personaggio importante come quello della moglie del re, Elizabeth. Sicuramente gran parte di questi difetti scompariranno con il rodaggio della tournée (c’è da augurarselo e glielo auguriamo): si tratta di prestare, da parte della regia, la stessa cura che sì è data agli aspetti tecnici, poiché il grande Teatro è fatto di grande Recitazione. In particolare, se non ci si appella alla capacità di creare quella magica sintonia fra attore e spettatore, che tiene sempre vivo e accesso il significato e quindi l’emozione, il senso di questa operazione decadrebbe, risultando essere un mero calco di un film a teatro, nient’altro. Detto questo, il voto finale da dare allo spettacolo è comunque più che positivo, accompagnato dal caloroso invito ad andarlo a vedere, se non altro perché di produzioni importanti come queste se ne vedono di rado.

Andrea Ozza

Crediti: Scene: Massimiliano Nocente; Costumista: Andrea Viotti; Light designer: Iuraj Saleri; Musiche originali: Marco Zurzolo; Direttore di scena: Lello D’Alesio; Capo macchinista: Gaetano Verde; Datore luci: Christian Ascione; Fonico: Lallo Costa; Sarta: Patrizia Crea; Videoproiezioni: Digitaldata; Operatore video: Cristiano Milasi; Amministratore di compagnia: Giancarlo Mastroianni; Fotografo di scena: Bepi Caroli; Aiuto regista: Nicoletta Robello; Assistente alla regia: Daniele Foresi; Assistenti scenografo: Morena Nastasi e Roberta Troncarelli; Assistente costumista: Anna Missaglia; Scenotecnica: Scenarredo; Costumi: Annamode; Parrucche: Rocchetti; Calzature: Pompei; Gioielli: Jewel House; Attrezzeria: Rancati; Service audio: Kasbah; Luci: Gianchi; Trasporti: TPR Group; Ottimizzazione video: Maria Amata Calò; Postproduzione video: Déjà vu production; Ufficio stampa: Antonio Naselli; Distribuzione: Stefano Pironti – Chiediscena Service; Organizzazione generale: Daniela Piccolo; Supervisione alla produzione: Giulio Cestari

Attualmente in scena al Teatro Quirino di Roma fino al 2 dicembre. Per vedere le date della tournée dello spettacolo cliccare sul seguente link:

http://www.casanovamultimedia.it/calendario-tournee-il-discorso-del-re/

One Response to “Il discorso del re”: allestimento freddo ma eccelso

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