Il delirio fanciullesco di Picu, un eroe

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Titolo: Picu, io sono l’eroe
Di: Arcangelo Iannace, Michele Bevilacqua, Francesco Spaziani
Regia: Michele Bevilacqua, Francesco Spaziani
Con: Arcangelo Iannace
Produzione: InEstremaRatio

Voto: 7 su 10

E’ una cornice suggestiva quella del teatro SalaUno di Roma, intima quanto basta da permettere agli spettatori di calarsi a pieno nel mondo complesso e profondo di Picu, un eroe moderno.
Un solo attore in scena, Arcangelo Iannace, che da subito dimostra di non aver bisogno di nient’altro che la sua innata capacità di cogliere i tempi giusti per le battute, per ogni movimento che sembra perfettamente studiato e calibrato.
Una voce femminile e pura, fuori campo che scandisce frasi bellissime ma senza senso logico a cui il protagonista semplicemente risponde “Non ho capito” nel mezzo di quello che è un ipotetico confronto con Dio. Picu, questo il nome del personaggio, ci prova a dimostrare spiritualità, a pregare, ma Dio non gli risponde e se lo fa è così criptico da essere per lui di nessun aiuto.
Così come di nessun aiuto è la centralinista che continua a chiamarlo per proporgli chissà quale nuova offerta e che rappresenta l’unico contatto che ha con il mondo esterno, che lo affascina ma che rifiuta, esattamente come rifiuta le proposte della sconosciuta all’altro capo della linea.
Inizia da solo, sconsolato e deciso a non arrendersi, a non essere come le sciocche galline che nutre e che pensano solo a mangiare e che non si rendono conto che avendo le ali potrebbero volare via. Proprio attraverso questa spinta, Picu decide di prendere da solo il volo e si inventa un gioco che lo aiuti a non cadere vittima della noia e della depressione che lo porterebbero inevitabilmente alla morte. Non fa altro che tornare bambino e giocare ad essere un supereroe dotato di Raggi Gamma e missili in grado di salvare la terra dalla minaccia dell’ombra nera che vuole distruggerla.
Quando ci riesce e con un furbissimo artificio sconfigge il suo combattente ringrazia tutti, un po’ come si fa nei programmi televisivi, rivolge un saluto ed un ringraziamento a tutti quelli che conosce, agli amici, ai nemici ed anche al sindaco.
Si crogiola nella bellissima battaglia che ha vinto, fa la sua ultima telefonata e subito si prepara ad un nuovo scontro, l’ultimo viaggio, che lo lascerà immobile sulla poltrona che è stata mobilia, base di volo e in ultimo letto funebre.
Sono bellissime le immagini che vengono proiettate sui muri di mattoni del teatro, che sottolineano la trasformazione da uomo a eroe e che mostrano uccelli che rappresentano la libertà e ad un certo punto persino l’amore che non si è mai avuto ma a cui ancora non si è rinunciato.
Anche la scelta delle musiche e degli effetti sonori contribuisce a creare un’atmosfera coinvolgente nei momenti più intimi e trascinante nelle scene della battaglia.
La scenografia è essenziale, una decina di gabbie bianche per uccelli, sparse per un palco che non ha sipario, né quinte, che mostra tutto e che come il personaggio non ha segreti per il pubblico. La poltrona, già citata è al centro scena e si muove per cullare Picu, per aiutarlo ad alzarsi o per diventare apparato bellico. I semi di grano, lanciati ad inizio spettacolo rimangono in scena per tutto il tempo ed in qualche modo sembrano dare una consistenza di realtà al delirio fanciullesco della farsa che il protagonista mette in scena a suo beneficio.
Tutto si svolge in un tempo sospeso, veloce e al tempo stesso immobile e già trascorso “Io vivo nel passato prossimo, appartengo a cinque minuti fa” dice lo stesso Picu in un momento di lucidità; quello che è certo è che questo spettacolo difficilmente apparterrà ad un tempo che si dimentica.
Lo spettacolo sarà in scena fino al 2 gennaio al teatro SalaUno di Roma.

Maddalena Mannino

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