“Hybris”, il cinema di genere italiano è (ancora) morto

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Hybris (Italia, 2015) di Giuseppe Francesco Maione con Lorenzo Richelmy, Guglielmo Scilla, Claudia Genolini, Tommaso Arnaldi

Sceneggiatura di Tommaso Arnaldi

Horror, 1h 23′, Flavia Entertainment, in uscita il 28 maggio 2015

Voto: 3 su 10

Ogni rara volta che un film italiano di genere esce ad affrontare le sale, le speranze che in esso vengono riposte sono tante, perché ormai è noto che il cinema di genere in Italia è morto almeno dal 1993, anno in cui Michele Soavi diresse l’incompreso DellaMorte DellAmore. Perciò anche Hybris, opera prima del ventunenne (!) Giuseppe Francesco Maione era atteso con grande curiosità e, soprattutto, con le più nobili e incoraggianti intenzioni. Atroce, invece, è la delusione a fine proiezione, a conferma che non bastano le citazioni a riportare in auge l’horror di casa nostra.

51422Nato come soggetto per un seriale da web e poi gonfiato a lungometraggio, Hybris è stato scritto – malissimo – e prodotto a basso budget da Tommaso Arnaldi per la Mirelatives Pictures, che si propone come nuova casa di produzione per giovani talenti in erba. Arnaldi è anche il protagonista del film, insieme ad altre star della rete come Guglielmo “Willwoosh” Scilla, Lorenzo Richelmy e Claudia Genolini: i quattro formano un gruppetto di ragazzi scontrosi in viaggio verso un cottage abbandonato nei pressi di Ciampino (sic!). Qui portano un’urna cineraria con dentro i resti dell’amico Valerio, che in passato fu affetto da turbe mentali. Dal ritrovamento dell’orsetto Bubu (doppio sic!!) alla sparizione improvvisa di porte e finestre, fino alla scoperta di una sagoma satanica sul pavimento e a una serie di stati allucinatori che porteranno a un incesto, per i poveri diavoli sarà un vero gioco al massacro.

Che dire di un film che parte dandoci lezioni di greco (il titolo significa tracotanza, dismisura, superbia e superamento del limite) per poi saccheggiare in lungo e in largo La casa, Profondo rosso e fin’anche l’episodio del feticcio Zuni di Trilogia del terrore, senza che abbia la pur minima idea di dove andare a parare? Nulla, se non che il cinema non si fa così: storytelling inverecondo, dialoghi risibili, situazioni ingiustificabili e il più brutto campionario di isterie senza senso è servito. Non avremmo mai voluto essere così drastici con una produzione giovane che, con entusiasmo, ha provato a misurarsi con i luoghi angusti del terrore, ma è necessario che tutti si interroghino sul significato del termine “hybris”, rapportandolo al risultato finale.

Giuseppe D’Errico

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