“Holy Motors”, gli uomini non vogliono più l’azione

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Holy Motors (id, Francia, 2012) di Léos Carax, con Denis Lavant, Edith Scob, Kylie Minogue, Eva Mendes, Michel Piccoli, Elise Lhomeau, Jeanne Disson

Sceneggiatura di Léos Carax

Drammatico, 1h 58’, Movies Inspired, in uscita il 6 giugno 2013.

Voto: 9 su 10

Può un film riflettere, e farci riflettere, sulla caducità delle epoche e delle mode cinematografiche e, al contempo, rappresentare i mille volti del cinema e dell’uomo, incapace di identificarsi in sé stesso? Può, e con tanto di infinite suggestioni al seguito. Inafferrabile e rutilante, Holy Motors è stato il caso di Cannes 2012, dove era in concorso ma dal quale uscì a mani vuote. Nel giro di un anno è diventato un film di culto.

holy-motorsOgni mattina, il signor Oscar (Denis Lavant), a bordo di una limousine bianca guidata dalla fedele segretaria Celine (Edith Scob), si reca ai suoi numerosi appuntamenti, ogni volta in una identità differente: banchiere, vecchia mendicante, atleta, mostro, assassino, vittima, malato terminale, padre di famiglia, musicista, uomo di casa. Ma chi è davvero il signor Oscar, in un mondo confuso tra virtuale e reale e dove gli esseri umani sono tutti i falsi interpreti di una recita?

Aperto da un entracte rivelatore e, probabilmente, di stampo autobiografico, in cui un vecchio si alza dal letto per ritrovarsi in un cinema affollato da una platea dormiente, il film segna il ritorno dell’enfant prodige Leos Carax alla regia, a tredici anni dal disastro di Pola X.

Attraverso la performance impressionante di Denis Lavant, volto poliedrico e corpo modellabile a seconda delle intenzioni e delle necessità più imprevedibili, il regista compone un catalogo esistenziale di ipocrisie quotidiane che trasfigurano in una delle più emozionanti considerazioni sul compito del cinema in una società che vive di finzioni e che, impassibilmente, stenta a riconoscere i ‘sacri motori’ della creazione artistica.

holy-motors04La macchina dei sogni diventa una limousine guidata dal più celebre ‘volto in maschera’ filmico di sempre (la splendida Edith Scob di Occhi senza volto di Georges Franju, immancabilmente citato nel finale), per mezzo della quale ci si costringe a (ri)vivere incessantemente attimi di vita altrui, per poter avere l’illusione di sperare in una vita futura.

Il film prosegue tra episodi folli, vertiginose picchiate nei generi più disparati (dal musical al freak-horror, dall’action all’animazione erotica in motion capture) e in un disordine che ha il sapore della genialità. L’unica cosa saggia da fare è abbandonarsi completamente a essa e alla potenza senza freni delle immagini, senza sforzarsi troppo di cogliere sensi che sapranno naturalmente rivelarsi con la dovuta meditazione.

holy-motors (1)Perché film come Holy Motors sono, allo stesso tempo, tra i più confusi e limpidi che occhio e mente potranno mai affrontare. Who we were (come canta una commovente Minogue in versione malinconica Streisand/triste Seberg), silenzio. Perché ci vuole poco prima che ci mandino alla rottamazione. Gli uomini non vogliono più macchine visibili, non vogliono più motori. Non vogliono più azione.

Giuseppe D’Errico

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