“Headhunters”, caccia all’uomo spietata in un thriller teso e autoironico

Headhunters-cast

Headhunters (Hodejegerne, Norvegia, 2011) di Morten Tyldum con Aksel Hennie, Nikolaj Coster-Waldau, Synnøve Macody Lund, Eivind Sander, Julie R. Ølgaard

Sceneggiatura di Lars Gudmestad, Jo Nesbø, Ulf Ryberg dal romanzo “Il cacciatore di teste” di Jo Nesbø (Einaudi)

Thriller, 1h 38’

Nordic Film Festival 2013 – Roma 11-14 aprile

Voto: 7 su 10

Le strade della suspense portano al Nord. Dopo la saga crime-punk del compianto Stieg Larsson (Millennium – Uomini che odiano le donne) e l’annoso intrigo psicologico di Lars Kepler (L’ipnotista), anche il giallista norvegese Jo Nesbø ottiene la trasposizione per il grande schermo del suo best seller “Il cacciatore di teste”.

headhunters-movie-posterRoger Brown (Aksel Hennie), ambiguo e spregevole selezionatore di direttori d’azienda, per timore che la bellissima moglie Diana (Synnøve Macody Lund) possa lasciarlo, organizza furti d’arte a ricchi facoltosi, per permetterle uno stile di vita invidiabile. Basso (un metro e sessantotto), sleale e fedifrago, Roger conosce Clas Greve (Nikolaj Coster-Waldau) affascinante candidato alla presidenza di una rinomata compagnia, nonché proprietario di un preziosissimo dipinto originale di Rubens. Il colpo è automatico, ma nulla andrà secondo i piani: Greve è, in realtà, un ex militare olandese che lo braccherà in un’incredibile caccia all’uomo senza apparente via di scampo.

Dopo aver inquadrato i personaggi nelle atmosfere asettiche di una lussuosa vita coniugale all’insegna della menzogna, la sceneggiatura cambia rotta e vira in un thriller ad alta tensione, dove le aristocratiche apparenze iniziali vengono sovvertite in un sadico gioco al massacro tra gatto e topo gustosamente orchestrato.

Autoironico e irriverente, Headhunters unisce alle tradizionali regole del genere una dose di macabro humour nordico che, almeno in un paio di occasioni, centra l’obbiettivo in modo impagabile; così facendo, le disavventure di un infido tiranno segretamente frustrato diventano metafora dell’imbarbarimento selvaggio di una intera classe sociale.

HeadhuntersRegia dinamica in una confezione di grande mestiere spettacolare, attori perfettamente in ruolo (con dovuta menzione d’onore per il protagonista Aksel Hennie, sorta di giovane Christopher Walken con lo sguardo ancor più spiritato) e tanto divertimento fanno dimenticare buchi e sbrodolature della storia, che altro non è se non eccellente svago per la mente come in Italia, nonostante un glorioso passato ad attestarlo, non riusciamo più a fare.

Già pronto l’istant-remake hollywoodiano, da recente e arrogantissima moda, al quale auguriamo il peggior esito possibile.

Giuseppe D’Errico

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