“Grisù, Giuseppe e Maria”: teatro popolare, genuino e divertente

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Grisù, Giuseppe e Maria
di Gianni Clementi
Con: Paolo Triestino, Nicola Pistoia, Franca Abategiovanni, Sandra Caruso, Diego Gueci
regia Nicola Pistoia
scena Francesco Montanaro
costumi Isabella Rizza
disegno luci Marco Laudando
produzione Neraonda
distribuzione e organizzazione RAZMATAZ
Fino al 16 aprile al Teatro La Cometa di Roma

Voto: 8 su 10

Se questo allestimento è al suo sesto anno di replica una ragione c’è, anzi, più di una. Partiamo dalla buona scrittura di Gianni Clementi, che riporta in auge quel tipo di teatro popolare alla Eduardo, fatto di vernacolo e repertorio, basato su schemi drammaturgici consolidati, meccanismi comici rodati, forse un po’ prevedibili ma sempre appetibili. Clementi azzecca soprattutto il concept, la messa in situazione di questa pièce: una sagrestia dell’Italia degli anni 50, un Prete confidente, più che confessore, degli irresistibili retroscena e siparietti popolari. È bastato questo per articolare una trama ricca di gag e ribaltamenti riusciti, che strappano applausi a scena aperta alla platea. La penna, poi, ha fatto il resto: tratteggia personaggi esilaranti, credibili nella loro iperbolica e umana ignoranza, capaci di strappare tanto la risata quanto un soffio di commozione finale.
Ma che cos’è un buon testo senza una buona compagnia di affiatati attori che lo possa valorizzare e portare in scena algrisu1 meglio? Clementi li ha trovati: a cominciare dai simpaticissimi Triestino e Pistoia, straordinari interpreti, che divertono perché si divertono. Il loro apprezzabilissimo lavoro e quasi tutto in sottrazione: recitazione pulita, tempi comici perfetti, una regia (firmata Pistoia) che nella sua semplicità valorizza testo e personaggi. Eccellenti anche tutti gli altri interpreti: Franca Abategiovanni, Sandra Caruso e Diego Gueci, lavorano in sintonia e in sincronia. Ci vuole tanta professionalità per non far sembrare “amatoriale” questo tipo di teatro: questi attori ce l’hanno e la dimostrano con umiltà. Questo, probabilmente, è la ragione sulle ragioni del loro successo: gli auguriamo un settimo anno di tournée e vi invitiamo ad accorrere numerosi ad applaudirli.

Andrea Ozza

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