“Gli ultimi saranno ultimi”, delude il dramedy sociale di Bruno e Cortellesi

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Gli ultimi saranno ultimi (Italia, 2015) di Massimiliano Bruno con Paola Cortellesi, Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio, Ilaria Spada, Stefano Fresi, Irma Carolina di Monte, Silvia Salvatori, Giorgio Caputo, Emanuela Fanelli, Marco Giuliani, Marco Falaguasta

Sceneggiatura di Paola Cortellesi, Massimiliano Bruno, Furio Andreotti, Gianni Corsi dall’omonima commedia teatrale

Drammatico, 1h 43′, 01 Distribution, in uscita il 12 novembre 2015

Voto: 5 su 10

Gli ultimi saranno ultimi è stato uno degli spettacoli teatrali più visti del decennio scorso: 189 repliche e una tenitura nei cartelloni italiani durata oltre tre anni, con Paola Cortellesi unica in scena a intepretare tutti i personaggi su una pedana rotante. Testo splendido, scritto da Massimiliano Bruno e diretto da Giampiero Solari, sulla tragedia del singolo sfruttato dalle leggi del nuovo mercato, che trova in questa trasposizione cinematografica una banalizzazione immeritata.

gli-ultimi-saranno-ultimi-posterSarebbe fuorviante, oltre che ingiusto, criticare il film solo perché “diverso” rispetto alla rappresentazione teatrale, e infatti non sono le modalità di messa in scena, del tutto tradizionali, a lasciare perplessi, quanto piuttosto la trattazione di argomenti che sul palco trovavano sfogo in un’invettiva realistica, intensa e mai gratuita e che sullo schermo vengono esasperati in una traumatica via crucis ridanciana, incapace di trovare il giusto equilibrio tra dramma e ironia.

Bruno, regista e sceneggiatore con il team teatrale, sbaglia i toni e governa male una narrazione mai coesa, si perde tra sterili figurine, dirige bene gli attori di contorno ma non riesce a tenere a freno le smorfiette della pur infaticabile Cortellesi, impegnata in un tour de force pietistico che solo in una breve sequenza guadagna la nostra fiducia (una lite a lungo attesa con il marito imbecille interpretato da Gassmann). Tutto è troppo enfatico e didascalico per essere credibile, nonostante i nobilissimi intenti. Eppure il sospetto di tarocco che aleggia per l’intera durata si fa palese in un orrendo finale imposto e traditore, che svilisce l’impegno della denuncia e getta un ombra sulla sincerità dell’intera operazione. Non c’è più altro da dire, invece, sulla conclamata sciatteria di confezionamento che contraddistingue ogni produzione Lucisano (basti guardare la bruttezza di titoli di testa e coda per averne una rapida idea). Un film a dir poco irrisolto, che fa rimpiangere un autore valido e un’attrice di grande talento. La commedia italiana che fu è solo un pallido ricordo.

Giuseppe D’Errico

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