“Giuramenti” di Mariangela Gualtieri, uno spettacolo di Cesare Ronconi, la recensione

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GIURAMENTI
di Mariangela Gualtieri
drammaturgia del corpo: Lucia Palladino

con: Arianna Aragno, Elena Bastogi, Silvia Curreli, Elena Griggio, Rossella Guidotti, Lucia Palladino, Alessandro Percuoco, Ondina Quadri, Piero Ramella, Marcus Richter, Gianfranco Scisci, Stefania Ventura

cura e ufficio stampa: Lorella Barlaam
guida al canto: Elena Griggio
costumi: Cristiana Suriani
proiezioni: Ana Shametaj
collaborazione luci: Stefano Cortesi
service audio: Andrea Zanella, Michele Bertoni
costruzioni in legno: Maurizio Bertoni
scultura in ferro: Francesco Bocchini

regia, scene e luci di Cesare Ronconi

produzione Teatro Valdoca con la collaborazione di L’arboreto-Teatro Dimora di Mondaino, Teatro Petrella di Longiano
con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Comune di Cesena, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

foto: Maurizio Bertoni

In scena al Teatro Vascello dal 21 al 25 marzo

Voto: 8½ su 10

È necessario dire, far vedere, è necessario urlare e nel mettere in mostra stupire, creare momenti di shock visivo per raccontare la contemporaneità di un mondo che si vorrebbe altro, nel quale si agisce e contro il quale si urla, inferociti, spinti dalla necessità di un sentire tumultuoso che impone di alzare la voce per rendere l’odierno una realtà differente.

Sembra onesto questo intento di rivoltarsi contro il mondo, affidato a dodici giovani performer che, ciascuno con sensibilità e talenti dissimili, si uniscono in una liturgia della parola, del canto, del movimento dei corpi, a comporre un Coro che declama urgenze non trattenibili anche contro – coraggiosamente – lo stesso pubblico che assiste in sala a questo spettacolo di forza prepotente.

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Rivendicare la capacità di saper dire “no”, ambire a “spaccare la dittatura dell’apparenza”, cercare uno spazio interiore per conoscere le domande e non le risposte: ecco alcuni dei temi di questa messa in scena ambiziosa e sfacciata, scomoda, disturbante e mai – miracolosamente – gratuita nel suo voler comunicare il proprio pensiero di rottura contro le consuetudini che cementificano il condiviso quotidiano.

Non è poco, ci sembra, e la visione può addirittura dirsi necessaria se si vuol provare a fare un incontro con un Teatro capace di usare gli strumenti del linguaggio che gli è proprio per tentare di uscire dai propri spazi e arrivare ad agire nel mondo reale.

Marco Moraschinelli

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