“Io sono Giuditta”, una riflessione aperta sulla vera bellezza

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IO SONO GIUDITTA
di Gianmarco Spineo
con Barbara Saba
regia di Daniele Castaldi e Gianmarco Spineo
scenografia di Andrea Pecchia
supporto audiovisivo Roberto Gentiloni

In scena al Teatro Portaportese il 16 e 17 Gennaio 2015.

Voto: 8 su 10

“La bellezza salverà il mondo? O è il mondo che deve salvare la bellezza?”, con questo incipit prende vita lo spettacolo andato in scena al Teatro Portaportese di Roma lo scorso 16 e 17 Gennaio.

Lo spettacolo scritto da Giammarco Spineo e diretto, oltre che dall’autore, da Daniele Castaldi, è un percorso sui sentieri dell’anima alla ricerca del proprio “sé”. Un percorso che appartiene a tutti e che permette allo spettatore di scoprire che quelle parole, riflessioni, paure, speranze appartengono anche a lui.

La protagonista è Giuditta, una donna “qualunque” che vive il nostro tempo affrontando le comuni difficoltà e perdendosi in tutti quei vuoti, di mancata bellezza, che girano senza sosta intorno a noi e generano solo altro vuoto: i mass media e la loro influenza sui nostri desideri, la moda e la sua maschera di ipocrisia , il lavoro e la sua cruda spietatezza, la tecnologia e la comunicazione “fredda” che generano rapporti umani che hanno perso il brivido caldo dello sguardo e del contatto. Giuditta troverà la forza di riscattarsi solo nel momento in cui, ispirandosi all’omonimo personaggio biblico e scevra da ogni illusione o influenza, riuscirà a vedere quel proprio “sé” e a capire il senso della sua esistenza: la bellezza. Una bellezza priva di ogni accezione fisica o artistica ma che si veste di coraggio e determinazione con la convinzione che “il coraggio delle proprie scelte è la vera bellezza!”.

Il monologo, interpretato dalla brava e intensa Barbara Saba, è fluido (mai stanca o si ripete) e ritmato nei tempi sempre diversi e ben alternati (dal comico al tragico, dal riflessivo allo spensierato). La Saba riesce a catturare il pubblico presente e a portarlo con se nel suo percorso. Meritano menzione alcune scene come quelle della “ricetta della bellezza perfetta” e del “tango con il telefonino” in cui il testo, già ricco e ben scritto, viene esaltato da un intensità di interpretazione che colpisce.

Gli elementi di scena (curati da Andrea Pecchia), seppur in una logica minimalista, appaiono funzionali e ben scelti, e altrettanto funzionali e ben pensati sono i momenti di immagini e musica (supporto tecnico di Roberto Gentiloni) che si alternano o fungono da supporto ai recitativi.

Questo spettacolo è un bell’esempio di teatro: “piccolo” nei mezzi e “grande” nelle idee .

All’uscita dal teatro viene una voglia irrefrenabile di parlare e riflettere su ciò che si è visto e ascoltato, e si scopre di essere accomunati tutti dalla stessa convinzione: “Io sono Giuditta”… tutti siamo Giuditta!

Emanuele Tibelli

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