“Fuorigioco”, aspiranti suicidi in tempi di crisi: una tragicommedia

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FUORIGIOCO

scritto da Lisa Nur Sultan
progetto e regia Emiliano Masala
con (in ordine alfabetico)
Giampiero Judica, Elisa Lucarelli, Emiliano Masala, Francesca Porrini
scene Andrea Simonetti
luci Javier Delle Monache
suono Alessandro Ferroni
assistente alla regia Mauro Santopietro
produzione Proxima Res e Progetto Goldstein
Foto di Manuela Giusto

In scena dal 13 al 22 ottobre al Teatro dell’Orologio di Roma

Voto: 6½ su 10

Atto unico molto divertente questo Fuorigioco, ambientato sul cornicione di un palazzo romano durante la semifinale europea Italia-Germania dell’estate 2012. Uno scontro non solo calcistico: era l’anno dello scontro capitalistico tra il tecnico Mario Monti e la lungimirante teutonica Merkel, delle lacrime della Fornero e delle “paccate di miliardi” da accordare, mentre l’Italia piangeva i danni della crisi.

In quest’atmosfera c’è una coppia che, per dirla come Nick Hornby, vuole buttarsi giù: Adriano è un autore televisivo insoddisfattissimo (scrive trasmissioni per i canali tematici femminili, la tipica tv che seda gli animi con lo shopping, la cucina e le suocere da scambiare), Laura scrive post su Facebook nella speranza che qualcuno la noti. Il clima di terrore lascia subito spazio allo stupore: dal balcone di un’appartamento c’è un’altra coppia, non meno problematica, che tenta di far cambiare idea agli aspiranti suicidi sul “folle volo”. Sarà una tragicommedia tra disperati, tra i goal di Balotelli, fughe alla toilette e uno stacchetto musicale sulle note di Marvin Gaye.

Scritto da Lisa Nur Sultan e prodotto dalla compagnia teatrale milanese Proxima Res, Fuorigioco è una riflessione amara sulla sfiducia della classe media italiana verso una società castrante ogni barlume di aspirazione personale. Alcune delle molte notazioni sull’amore e il lavoro ai tempi della crisi andrebbero mandate a memoria per poterle rigiocarsele all’occorrenza, l’ironia ha la giusta dose di veleno per centrare gli obiettivi e i quattro interpreti in scena sono ben affiatati. Manca quell’originalità, sia di scrittura che di messa in scena, tale da differenziarlo dall’ondata recente di testi analoghi. Ma gli 80 minuti scorrono via che è un piacere.

Giuseppe D’Errico

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