“Frida Kahlo – Il ritratto di una donna”, l’imbarbarimento del gusto stupra una grande artista

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FRIDA KAHLO
Il ritratto di una donna

di Alessandro Prete, Igor Maltagliati, Luca Setaccioli
da un’idea di Alessia Navarro, Pino Insegno e Alessandro Prete
con Alessia Navarro, Alessia Olivetti, Ettore Belmondo, Cristina del Grosso, Claudio Garrubba
corpo di ballo Marta Mearelli, Ilenia Jodice, Maria Celeste Sammarco, Marco Passarello
regia Alessandro Prete

In scena al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma fino al 13 aprile

Voto: 2 su 10

O tempora, o mores! direbbe Cicerone. Frida Kahlo è stata una delle personalità più influenti del Novecento artistico, i suoi quadri e la sua personalità complessa ne hanno fatto un emblema di femminismo militante e un simbolo di avanguardia culturale e sociale. In contemporanea alla straordinaria mostra allestita alle Scuderie del Quirinale di Roma, dedicata alla grande pittrice messicana, è in scena (ma che caso…) anche lo spettacolo che vorrebbe ripercorrerne non tanto la vita, quanto la “verità emotiva” insita nelle sue tele. kahloeliseo-229x300

L’idea è di Pino Insegno e Alessia Navarro, coppia nella vita e non estranea a operazioni fanta-biografiche su personaggi fortemente incastonati nell’immaginario collettivo (era simile, per intenti e miseri frutti anche il precedente Edgar Allan Poe – La storia di un uomo). Tenendo fede a una propensione scenica che preveda stacchetti danzanti, proiezioni multimediali e luci stroboscopiche, si muovono sul palco alcuni dei più significativi dipinti della Kahlo, da Nascita fino ad Autoritratto come Tehuana. Attraverso l’interpretazione del trio di autori, con la recitazione della Navarro a far da tramite, avremmo dovuto ritrovare un “ritratto di donna” universale, proprio non solo della pittrice in questione ma di ogni essere umano, maschio e femmina, con il ciclo vitale come filo conduttore.

Ora, l’idea in sé non è nemmeno tanto originale come ci si vorrebbe far credere (chi ne fosse interessato, recuperi il film di Vincente Minnelli Brama di vivere, sulla vita di Vincent Van Gogh), ma neppure troppo inflazionata. C’è di buono che, almeno, si riporti alla ribalta l’interesse verso un’artista irripetibile. Anche questo lodevole intento, però, si trasforma in un’arma a doppio taglio se la trattazione non è adeguata almeno in parte al soggetto preso in analisi. L’impressione, non si fatica a dirlo, è che gli autori non abbiano approfondito affatto gli abissi interiori delle creazioni artistiche della Kahlo, men che meno le sue vicende personali e la sua interessantissima psicologia.

Chi ne sapeva poco, alla fine ne sa anche meno. Non bastasse questa falla clamorosa a decretare il fallimento del progetto, vi si aggiungono un concetto di regia praticamente autoindotto e inconsapevole, un testo drammaturgico fitto di banalità da supermercato dei sentimenti – con dialoghi involontariamente comici e piagnistei fuori controllo – e una recitazione enfatizzata, urlata, del tutto inelegante.

Il risultato è un pastrocchio informe, che stupra l’immagine vitale di Frida Kahlo per imbastire una fiera di atrocità para-televisive che nulla hanno a che fare con il teatro. Siparietti degni di un peep show (è il caso del quadro Autoritratto con capelli tagliati) si alternano, con sprezzo del ridicolo, a momenti di pura pornografia del dolore (La colonna spezzata), passando per un lungo delirio isterico in romanesco (sic! Succede con Quel che mi diede l’acqua) in cui il confine del non senso viene oltrepassato con convinzione. Altro che simbolismi e metafore: queste sono riflessioni da soap opera di bassa lega e senza nessun mistero, in una forma estetica fintamente contemporanea. La Navarro si da arie da grande attrice, piange e si dispera, con il cappotto in pelle nera e i capelli rasati da una parte sembra una coatta Lisbeth Salander.

Uno spettacolo drammaticamente risibile, portatore sano di messaggi mendaci ed esempio illuminante dell’imbarbarimento del gusto che affligge il nostro paese.

Giuseppe D’Errico

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