“Fred’s Diner”, testo ostico affrontato con passione, in Trend

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XIV TREND FESTIVAL
Barbaros presenta
FRED’S DINER
di Penelope Skinner
traduzione Enrico Luttmann
con Michele di Mauro, Pia Lanciotti, Aurora Peres, Francesco Petruzzelli, Camilla Semino Favro, Carlo Valli
scene Paola Castrignanò
costumi Anna Missaglia
luci Marco D’Amelio
traduzione di Enrico Luttmann
locandina Werther Dell’Edera
progetto grafico Cosimo Lorenzo Pancini
produttori esecutivi Cristina Poccardi, Giacomo Bisordi
regia Giacomo Bisordi
produzione Società per Attori / Barbaros

In scena al Teatro Belli di Roma dal 12 al 15 novembre

Voto: 7½ su 10

Definita dal quotidiano Indipendent “la più importante autrice giovane inglese”, Penelope Skinner fa parte di una certa drammaturgia che, per ambienti e stile linguistico, si contraddistingue subito come tipicamente anglosassone. In Fred’s Diner, portato in scena per la prima volta al Chichester Festival Theatre, c’è uno sfoggio tale di slang e quotidiana sciatteria da riportare alla mente certi ruvidi affreschi britannici di tanto cinema e teatro degli anni Ottanta e Novanta.

12248811_10207167991452595_132771759_nQuasi interamente ambientata all’interno di una tavola calda, la pièce vede protagonista la giovane Melissa (Semino Favro), cameriera del locale e figlia del proprietario, il carismatico e problematico Fred (Di Mauro): la ragazza spera di essere ammessa all’università di Oxford per studiare giurisprudenza, ma il padre-padrone la plagia neanche troppo velatamente affinché resti con lui nel nido. L’unica che sembra tenerci davvero a Melissa è Heather (Lanciotti), anche lei commessa tra i tavoli, non più giovane e con un passato di violenze e soprusi subiti. A completare il quadro ci sono Sunny (Valli), il malinconico spasimante di Heather, Chloe (Peres), terza cameriera dalle velleità imprenditoriali, e Gregg (Petruzzelli), un giovane disadattato che vive con sua madre.

Un testo ostico, sia per durata (oltre due ore e mezzo) che per adattamento (la traduzione è di Enrico Luttmann), che in altre mani si sarebbe potuto trasformare in un vero incubo di isterismi e gigionerie. Invece la regia di Giacomo Bisordi, già apprezzato per Amore e resti umani la scorsa stagione, calibra le azioni, studia le geometrie degli spazi, metabolizza l’incessante dialogo simil-improvvisato e, soprattutto, governa con grande abilità un gruppo di attori eccezionali (non si dimentica la fiera, fulgida Lanciotti). Un lavoro impegnativo, dentro e fuori la scena, affrontato con evidente passione. Si spera che tanta dedizione non si fermi alla limitata permanenza nella rassegna Trend – Nuove frontiere della scena britannica, giunta alla sua XIV edizione.

Giuseppe D’Errico

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