Frankenweenie, il ritorno a casa di Tim Burton

frankenweenie_victor_family-586x365 (1)

Frankenweenie di Tim Burton con Winona Ryder, Catherine O’Hara, Martin Short, Martin Landau, Robert Capron, Conchata Ferrell

Sceneggiatura di Tim Burton, John August

Animazione, Fantascienza; 1h 27′; in uscita il 17 gennaio

Voto 8 su 10

Burton ritorna e finalmente assomiglia a sé stesso. Frankenweenie, il suo nuovo film è un piacevole ritorno al cinema che lo ha reso famoso ed amato. Realizzato in stop-motion come i precedenti successi “Nightmare before Christmas” e “La sposa cadavere” la pellicola è una rivisitazione di un corto dello stesso regista risalente al 1984.
Victor Frankenstein è un ragazzino solitario, amante della scienza e affezionatissimo al suo cane Sparky, con cui si diverte a girare monster movie che poi proietta per il divertimento della famiglia. Quando un giorno il suo cane viene investito e muore Victor decide di non cedere al dolore ed usare le nozioni apprese durante una lezione di scienze e riportarlo in vita. Basta ricucirlo un po’ qui e là, applicare qualche bullone per il passaggio della corrente elettrica ed usare i frequenti temporali della città e sorpresa delle sorprese ci riesce. Il difficile è tuttavia tenere l’animale domestico nascosto perché non sempre la diversità viene accettata.
Il film ha chiari riferimenti al romanzo di Mary Shelley (il nome del personaggio in primis, ma anche il modo in cui il cagnolino viene riportato in vita) e sono ovvi anche i riferimenti al “Frankenstein” di Whale, come dimostra l’uso del bianco e nero. C’è poi la nipote del sindaco che si chiama Elsa Van Helsing (riferimento a Dracula) e il professor Rzykruski che ha le sembianze di Vincent Price.
Eppure c’è tanto di Burton in questo film, già dai primi minuti e dalla presentazione del luogo in cui si svolge la vicenda,frankenweenie-tim-burton un espediente che ricorda gli spazi lugubri in cui si muovono i cattivi di Gotham City o la già citata tematica della diversità vista come ricchezza ed al tempo stesso condanna ( già vista in “Edward mani di forbice” o “Beatlejuice”, fra l’altro anche in questi lungometraggi viene prima presentato lo spazio e poi i personaggi che lo abitano) o un gusto per i vecchi horror movie. Tra l’altro è anche uno dei film più autobiografici del regista che ha messo tanto di sé nel piccolo protagonista, Victor. Il rapporto d’amicizia che il ragazzino ha con il suo cane ricorda poi quello tra un altro Victor (quello de “la sposa cadavere”) e il suo cucciolo di nome Briciolo.
Grazie alla colonna sonora di Danny Elfman e ad una scelta della fotografia dai fasci taglienti, che non cerca di minimizzare gli errori ma al contrario di rendere quanto più visibili le imperfezioni dei 200 pupazzi utilizzati per girare il film, il visionario autore regala alla Disney uno dei suoi film più riusciti dopo le recenti delusioni di “Alice nel paese delle meraviglie” e “Dark Shadows”.
Il ritorno alla favola gotica, ad un personaggio solitario, con un cuore ed una mente troppo grandi per adattarsi alla realtà di provincia in cui vive e da cui viene isolato ci restituiscono un Burton più adulto ed al tempo stesso più autentico, un uomo saggio capace di inquietare e al tempo stesso un ragazzino in grado di commuovere.

Maddalena Mannino

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>