“In fondo al bosco”, interessante alternativa al cinema italiano medio

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In fondo al bosco (Italia, 2015) di Stefano Lodovichi con Filippo Nigro, Camilla Filippi, Giovanni Vettorazzo, Teo Achille Caprio, Stefano Pietro Detassis, Maria Vittoria Barrella, Alessandro Corabi

Sceneggiatura di Isabella Aguilar, Davide Orsini, Stefano Lodovichi

Thriller, 1h 28′, Notorious Pictures, in uscita il 19 novembre 2015

Voto: 7½ su 10

Stefano Lodovichi è un giovane e promettente regista italiano (l’esordio pochi anni fa con il web movie Aquadro) che, nel realizzare il suo secondo lungometraggio, In fondo al bosco, si è lasciato affascinare dalle atmosfere gotiche della festa dei Krampus, un rito molto diffuso nel nord-est della penisola, dove ogni 5 dicembre alcuni uomini travestiti con maschere terrificanti, girano per le strade del paese per prelevare i bambini “cattivi”.

In-Fondo-Al-Bosco-Poster-2015Scenario sufficientemente angosciante, questo, dove poter ambientare la storia di Tommi (Alessandro Corabi), disperso nel bosco all’età di quattro anni, proprio durante la confusione di una di queste notti tenebrose. Il piccolo villaggio montano che ha subíto la perdita, viene prepotentemente investito dall’indesiderata attenzione mediatica e decreta, senza possibilità di appello, la propria sentenza di condanna nei confronti del padre del bambino, Manuel (Filippo Nigro), reo della sua dipendenza dall’alcol, nonostante l’assenza di prove abbiano fatto decadere da parte degli inquirenti ogni accusa nei suoi confronti. A distanza di cinque anni, sembra riaccendersi la speranza quando viene ritrovato un bambino, che la prova del DNA rivela essere proprio Tommi (Teo Achille Caprio). Eppure, nessuno in paese sembra crederci, a partire dalla stessa madre Linda (Camilla Filippi), da sempre anaffettiva a causa della sua cronica dipendenza dagli antidepressivi e dal padre di quest’ultima Pietro (Giovanni Vettorazzo), incapace di lasciare che la figlia si affranchi dalla sua autorità. Un avvenimento che avrebbe dovuto gioiosamente risvegliare la collettività dal suo torpore, genera invece diffidenza e malumore nei confronti di questo bambino che nessuno vuole. Quali misteri nasconde quella notte di cinque anni prima? Solo, nella sua battaglia contro tutti, Manuel si aggrappa disperatamente a questo figlio ritrovato, sperando anche di poter ricomporre i frammenti del suo matrimonio andato in pezzi. Ma ora che la sua mente non è più annebbiata dai fumi dell’alcol, la vera verità gli si rivela, ogni giorno, sempre più nitida. Nelle silenti quinte scenografiche dei monti delle Alpi, inizia a vedere con chiarezza l’aridità emotiva di una comunità che continua ad isolarlo, nonostante il suo evidente riscatto, ritrosa a rinunciare al proprio capro espiatorio. Una realtà soffocante e claustrofobica, dove prevalgono i personali egoismi e dove la punta dell’iceberg del passato rapimento, rivela in ognuno di loro un pesante fardello di ghiaccio da tenere sepolto, in fondo al bosco della loro anima.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Lodovichi in collaborazione con Isabella Aguilar e Davide Orsini, ha un voluto incipit da film fantasy con venature horror, stimolato dalle suggestioni a cui si lascia andare la nostra mente quando si abbandona la ragione per farsi influenzare da un retaggio culturale basato sulla superstizione. Ma prosegue sfociando nel dramma famigliare e mostrandoci la banalità del male della porta accanto, perché non sempre è necessario scomodare entità malefiche per compiere azioni efferate. Ma è anche una riflessione sulla capacità di amare in modo incondizionato, di avere la forza di ricominciare e su cosa sia a fare davvero di un uomo un padre. Una scrittura senza sbavature, un puzzle dove le tessere si incastrano alla perfezione e dove prevale il personaggio profondo e complesso di Manuel, interpretato da un intenso Filippo Nigro, qui nel pieno della sua maturità artistica, la cui formazione teatrale gli consente una forte presenza scenica ed espressiva che domina tutto il film.

Prodotto da Sky Cinema, In fondo al bosco, è un interessante progetto di alta qualità cinematografica, che rappresenta uno spiraglio nell’attuale produzione italiana. Una nuova linfa che propone un’intelligente alternativa al genere stantio e sterile della commedia e del dramma di stampo nostrano, in cui il cinema italiano sembra essersi ripiegato senza soluzione di continuità.

Lidia Cascavilla

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