“Una folle passione” di Susanne Bier, se il mélo è raffreddato…

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Una folle passione (Serena, Usa, 2014) di Susanne Bier con Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Rhys Ifans, Toby Jones, Ana Ularu, David Dencik, Sean Harris, Sam Reid

Sceneggiatura di Christopher Kyle, dal romanzo omonimo di Ron Rash (ed. Salani)

Drammatico, 1h 50′, Eagle Pictures, in uscita il 30 ottobre 2014

Voto: 6½ su 10

Non si può definirlo un film riuscito Una folle passione, ultima fatica della danese premio Oscar Susanne Bier in trasferta americana. Terminata già da tempo ma solo ora pronta alla sua uscita, dopo una travagliata vicenda promozionale che l’ha vista rifiutata dai maggiori festival cinematografici, nonostante la firma autorevole e la premiata coppia di interpreti Bradley Cooper e Jennifer Lawrence (prima di American Hustle e dopo Il lato positivo), l’opera liberamente tratta dal romanzo fiume di Ron Rash prende direttamente ispirazione dal grande melodramma hollywoodiano d’epoca, senza però ritrovarne l’impeto travolgente.

Una-folle-passione-poster-base-20cmIl ruolo di Serena Pemberton, molto ben reso dalla bionda Lawrence, sarebbe stato però la manna dal cielo per un’attrice come Bette Davis: una figlia del vento indomita e caparbia, che sposa un magnate del legno (Cooper) senza farsi scrupolo di un figlio bastardo e dei traffici loschi del marito nell’America della Grande Depressione. Facile immaginare un simile materiale all’ombra del bianco e nero dei tempi d’oro, quando il melò era tanto più efficace quanto più sfacciatamente esagerato e delirante. Al contrario del film della Bier, nordica poco incline all’enfasi, che da par suo confeziona una storia d’amore e follia di assoluta professionalità, prigioniera però di una sceneggiatura estremamente rigida, peccato mortale per gli isterismi che il genere impone.

Il più grande difetto di Una folle passione è l’aver sacrificato l’empatia che si sarebbe dovuta provare per due personaggi inquadrati da subito come negativi: l’errore è imperdonabile perché ciò equivarebbe a screditare il carisma di villain indimenticabili come Rossella O’Hara o Regina Hubbard, personaggi iconici di una combattività ferina che non arretra di fronte a nulla. La loro forza è in quest’atteggiamento, caratteristica che non manca ai coniugi Pemberton della Bier ma che viene raggelata in una narrazione tanto calibrata quanto elegantemente scontata. Così, anche la più grande tragedia finisce per passare inosservata tra gli splendidi scenari montanari e la sensuale recitazione dei due attori in scena. Tradizione rivisitata, poteva andare meglio.

Giuseppe D’Errico

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