“Fiore di cactus” di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy, uno spettacolo di Piccoli e Genovese, la recensione

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FIORE DI CACTUS
di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy

con Benedicta Boccoli, Maximilian Nisi
e con Anna Zago, Piergiorgio Piccoli / Daniele Berardi, Thierry Di Vietri, Matteo Zandonà, Anna Farinello, Ilaria Pravato, Federico Farsura
musiche a cura di Stefano De Meo
scenografia Adriano Pernigotti
realizzazione scene Palcobase
luci e fonica Samuel Donà
costumi Rosita Longhin
service tecnico Claudio Scuccato – Sia Idee
assistente alla regia Federica Bassi
produzione Teatro de Gli Incamminati
compagnia THEAMA TEATRO
regia Piergiorgio Piccoli e Aristide Genovese

dal 4 al 22 ottobre 2017 al Teatro della Cometa di Roma

Voto: 6 su 10

Il grande Nanni Loy diceva che era molto più difficile far ridere che piangere, come dargli torto: la commozione è la risposta della nostra sensibilità a una forte emozione, sia essa positiva o negativa, ma la risata è una reazione nervosa, che interpella il pensiero prima di esplodere. I meccanismi che sottendono a essa sono assai perigliosi e inestricabili, ma quando il momento comico trova la sua giusta costruzione, lei scatta senza pensarci troppo.

Un testo teatrale come Fiore di cactus di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy è un’autentica miniera di situazioni esilaranti, caposaldo della commedia brillante francese già consacrata dal riadattamento statunitense di Abe Burrows del 1965, che vide sui palcoscenici di Broadway due mattatori assoluti come Lauren Bacall e Barry Nelson a interpretarlo. Come se ciò non bastasse, nel 1969 il regista Gene Saks ne trasse una memorabile trasposizione cinematografica, scritta dallo sceneggiatore di Billy Wilder, I.A.L. Diamond, e interpretata splendidamente nientemeno che da Ingrid Bergman, Walter Matthau e Goldie Hawn, che ci prese anche il suo primo e unico Oscar.

L’allestimento che del testo ha curato la compagnia THEAMA TEATRO ha un grave problema: soffre un miscasting scriteriato. Se è vero che le regole della risata sono complicatissime, lo è altrettanto, se non di più, riuscire a riportare un simile meccanismo nella naturalezza di una rappresentazione. Fiore di cactus è un esempio straordinario di tale minacciosa difficoltà, commedia brillante dai tempi comici serrati, fatta di bugie ed equivoci a getto continuo che, se non maneggiati con estrema cura dagli attori in scena, rischiano di trasformare i presupposti di leggerezza in un esito fatale. Per fortuna non è questo il nostro caso, anche se delude la rispettosa scolasticità con cui la pièce è stata portata in scena dai due registi, Piergiorgio Piccoli e Aristide Genovese.

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L’attualizzazione del testo si riduce a una sterile classifica di hit musicali degli anni Ottanta, mentre nei dialoghi stride l’inserimento forzato di alcuni elementi completamente decontestualizzati, atti a suscitare remote ipotesi ilari. La durata spropositata (150 minuti!) e il rischio di un ritmo zoppicante sono combattuti a suon di sessioni danzerecce in cui i protagonisti sembrano divertirsi molto. Ma, come dicevamo, è proprio il cast a lasciare maggiormente perplessi, senza nulla togliere a due professionisti di indubbio pregio come Benedicta Boccoli e Maximilian Nisi: lei ha evidentemente amato il ruolo della bruttina stagionata che si scopre cigno, preparandosi bene sul modello della Bergman e riuscendo quasi sempre a centrare lo spirito del personaggio, ma non è ben servita dal partner maschile che, purtroppo, non riesce ad abbandonarsi al tono scanzonato della vicenda, rimanendo ancorato a una seriosa impostazione ronconiana. Insomma, la Boccoli ci crede, Nisi un po’ meno e, in alcuni momenti, i due sembrano non ascoltarsi neppure. Anche la coprotagonista Anna Zago, nel ruolo chiave che fu della Hawn, ci è parsa più petulante che frizzante, e la sua slanciata fisionomia è impietosa verso gli uomini che la circondano sul palco.

Al di là di queste imperfezioni, Fiore di cactus si conferma una commedia infallibile per intreccio narrativo e situazioni comiche, che la regia si premura di sfruttare al meglio, riuscendoci il più delle volte. Inoltre, lo spettacolo può contare su un’intelligente concezione degli spazi scenici, con un uso efficace di luci e pannelli, e sulla generale buona fede dell’intero operato, che ci fa guardare al tutto con benevolenza. Per chi avesse voglia di divertirsi con gusto e ironia, questa potrebbe essere la serata giusta.

Giuseppe D’Errico

2 Responses to “Fiore di cactus” di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy, uno spettacolo di Piccoli e Genovese, la recensione

  1. Carlo Giuffrida scrive:

    Io ho visto lo spettacolo domenica pomeriggio e mi sono divertito molto. Certo, non è Shakespeare ma già sapevo. Eravamo andati a teatro per svagarci. Concordo sul discorso delle musiche non tutte necessarie e a tratti eccessive. Non ho gradito tutti i balletti. Qualche eccesso anche interpretativo per questo ho apprezzato la misura e la compostezza di Nisi (attore che adoro) l’ho trovata vincente (non condivido la critica). Boccoli qui più brava che mai! Regia forse troppo semplice per una commedia scritta veramente bene.

  2. Alex Sciatta scrive:

    Spettacolo divertente anche se forse un po’ lungo. L’inserimento delle musiche anni ’80 è forse una trovata non felicissima. Attori non tutti eccezionali. Molto bravi i due protagonisti, Benedicta Boccoli e Maximilian Nisi fuori dai cliché del film di Gene Sacs del 1969. Anche Anna Zago, non proprio in parte, mostra verve e capacità. Con qualche taglio lo spettacolo può avere maggior pregio. La regia è veramente basica.

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