“Finale di partita” di Samuel Beckett, uno spettacolo di Filippo Gili, la recensione

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FINALE DI PARTITA
di Samuel Beckett

Regia a cura di Filippo Gili
Con Giorgio Colangeli, Giancarlo Nicoletti, Matteo Quinzi, Olivia Cordsen
Scene: Roberto Rabaglino
Costumi: Giulio Villaggio
Disegno luci: Daniele Manenti
Aiuto regia: Tommaso Arati di Maida
Una produzione Altra scena & I due della città del sole

In scena allo Spazio Diamante dal 2 all’11 marzo

Voto: 8 su 10

C’è un uomo, Hamm, che trascorre giorni sempre uguali, paralizzato da una solitudine che lo costringe ad immaginare racconti che non giungono mai ad una conclusione; le sue quotidiane, stanche interazioni, sono bonarie schermaglie con il servile Clov, un tuttofare inquieto, che tuttavia esiste in funzione delle mansioni che il suo padrone gli assegna, con apatica noncuranza. Ham e Clov si trovano accerchiati dentro delle mura dove trovano posto due bidoni della spazzatura all’interno dei quali albergano in pianta stabile due persone, che Hamm considera i suoi genitori e che richiama, di tanto in tanto, senza aver nulla da dire loro, tanto per spezzare la noia di giornate sempre uguali, aspettando una Fine che non arriva, salvifica, a mutare il soffocante status quo.

7ac7386cd4Eppur non è assurdo questo teatro, scritto più di sessant’anni fa da Samuel Beckett e rielaborato oggi da Filippo Gili. Non è assurdo e nemmeno poco comprensibile o difficile poiché, liberando la rappresentazione da una narrazione che segue il canone classico “premessa – sviluppo – conclusione”, rimane l’essenzialità dell’interazione, l’immediatezza della parola, la necessità di far propria la visione per trovare un’interpretazione che forse, in fondo, non è davvero necessaria.

E poi c’è Giorgio Colangeli, capace di rendere verosimile un personaggio che sarebbe un eufemismo definire “particolare” ma che interpretato da lui assume una prossimità ed una credibilità che hanno dello straordinario. Questo consente alla visione di questa rappresentazione di essere genuinamente divertente e addirittura “leggera” poiché le sue schermaglie con il pur bravo Nicoletti sono battibecchi di salvifica naturalezza e rendono questa trasposizione di “Finale di partita” uno spettacolo lieve, non cerebrale, naturalmente coinvolgente.

Una visione diversa, un incontro con un teatro altro, stimolante e nient’affatto scontato.

Marco Moraschinelli

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