“Fango e gloria”, fallimentare celebrazione della Grande Guerra

FANGO E GLORIA - Franceschini & Corti 8

Fango e gloria (Italia, 2014) di Leonardo Tiberi con Eugenio Franceschini, Valentina Corti, Domenico Fortunato, Francesco Martino, Alberto Lo Porto, Michele Vigilante

Sceneggiatura di Salvatore De Mola e Leonardo Tiberi

Drammatico, 1h 30′, Istituto Luce – Cinecittà, in uscita il 16 ottobre 2014

Voto: 4 su 10

In vista del centenario della Grande Guerra e dei 90 anni dell’archivio storico Luce, trova spazio Fango e gloria di Leonardo Tiberi, un docu-film realizzato sotto l’alto patronato della presidenza della repubblica con il patrocinio del ministero della difesa e inserito nel programma nazionale delle commemorazioni del comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale. Tanta importanza, però, non ha impedito la realizzazione di un’operazione cine-documentaria assai misera di respiro storico e drammatico.

loc_fangoegloria definitiva   rIl film vorrebbe raccontare la storia dei milioni di giovani compatrioti coinvolti nel tragico conflitto, prendendo a simbolo colui che verrà scelto in rappresentanza alla memoria dei caduti anonimi, il milite ignoto. Nel particolare, la storia è quella di Mario (Franceschini), un ragazzo della media borghesia di provincia, innamorato della bella Agnese (Corti) ma destinato a morire in trincea. Il racconto di finzione, costruito cercando di impedire al protagonista ogni possibilità di riconoscimento sul campo, scorre di pari passo con il materiale appositamente restaurato, colorizzato e sonorizzato proveniente dagli sterminati archivi Luce, di cui Tiberi è dal 1991 direttore editoriale.

Nonostante l’indubbio interesse storico dei filmati riportati a un nuovo splendore, l’occasione celebrativa viene malamente sprecata in uno strano ibrido tra documentario e fiction televisiva che non raggiunge mai un’omogeneità filmica. Le sequenze narrative sono di una piattezza e banalità sconfinate al punto tale da far precipitare nel disinteresse anche i preziosi reperti d’epoca. Ad aggravare ulteriormente il tutto c’è la voce off del protagonista che, come in un libro scolastico, ci spiega per filo e per segno ogni progresso della battaglia, inciampando in un’incongruenza clamorosa: perché in questo frangente l’altrove più convincente Franceschini parla in italiano perfetto mentre nelle scene di finzione si destreggia in un pesantissimo accento romagnolo? Fango e gloria resta così la classica occasione perduta.

Giuseppe D’Errico

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