“End of the Rainbow”, tentativo di omaggio statico ed enfatico, povera Judy!

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END OF THE RAINBOW

un musical di Peter Quilter
regia Juan Diego Puerta Lopez
con Monica Guerritore, Alessandro Riceci, Aldo Gentileschi
band Vincenzo Meloccaro, Gino Binchi, Stefano Napoli
arrangiamenti musicali Marcello Sirignano
costumi Walter Azzini
scene Carmelo Giammello
luci Stefano Pirandello
vocal coaching Maria Grazia Fontana e Lisa Angelillo
coreografie Gino Landi
produzione Francesco e Nino Bellomo – Isola Trovata

In scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 15 dicembre

Voto: 4 su 10

Prima ancora che sul palco, lo spettacolo ha inizio in strada, fuori dal teatro. C’è grande attesa, la folla invade il marciapiede per attendere la sua diva. Ed eccola, arriva a bordo di una rolls royce d’epoca, scortata dal suo ultimo compagno. I fotografi la assalgono e gridano: “Judy! È Judy!”, gli ammiratori la applaudono, lei saluta, ringrazia e se ne va, prima di dare inizio a End of the Rainbow, il musical di Peter Quilter sulle ultime sei settimane di vita di Judy Garland, una delle più grandi artiste del XX secolo, uno dei più lenti e strazianti suicidi di Hollywood.

endoftherainbow1L’inizio mondano perfettamente in stile È nata una stella fa ben sperare. In più c’è il clamore di critica e pubblico che lo spettacolo ha suscitato a Broadway. Purtroppo invece, quando chiude il sipario, ci si interroga sconcertati su ciò che è appena andato in scena. In oltre due ore di recita, si assiste al triste spreco di un talento incomparabile, quello della Garland schiava di alcol, farmaci e delle sue stesse capacità artistiche, ma anche a quello delle potenzialità di un testo biografico dalle intenzioni celebrative che, almeno così come è stato riprodotto sul palco, naviga nella più assoluta banalità.

Come se non fosse già imperdonabile l’aver ridotto una personalità bigger than life come quella della Garland in una figura di donna isterica e drogata, che piange sul passato di fatiche e sogna un futuro casalingo come la più piatta delle eroine tormentate della letteratura rosa, si aggiunge la regia inesistente di Juan Diego Puerta Lopez a conferire una fatale staticità all’intero allestimento. Mettiamoci pure una terribile alternanza di toni che variano dal patetico al didascalico, con un’imbarazzante voce fuori campo che annuncia la morte dell’attrice, mentre questa è al microfono nel tentativo di cantare Over the Rainbow, e una scriteriata scelta di casting che affianca a un’attrice di comprovata bravura come Monica Guerritore, due coprotagonisti francamente rivedibili come Aldo Gentilsechi, nei panni del pianista omosessuale Anthony, e Alessandro Riceci, in quelli dell’ultimo marito Mickey Deans, e otteniamo uno spettacolo che si fatica a definire un musical.

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L’ultimo appunto riguarda proprio la Guerritore, qui alle prese con un personaggio che, stando a quanto da lei dichiarato, pare l’abbia coinvolta profondamente. Eppure, questa Monica in esaltazione che imita Judy, che urla e gesticola, che frigna e sbraita, crea distacco e gelo, non riesce mai a coinvolgere, né a convincere, mai a emozionare. In più canta, in qualche modo e in rade occasioni, con la scusante che la Garland degli ultimi tempi si era un po’ consumata. Non basta, anzi, non vale, perché se c’è una cosa che Judy non perse mai fu proprio il vigore della voce, che infatti arriva sul finale a regalarci l’unico autentico brivido dello spettacolo.

In definitiva, un omaggio goffo ed enfatico a una grande stella dello star system hollywoodiano. Un ritratto affettuoso e sincero di Judy Garland venne da Oriana Fallaci, quando era ancora inviata per L’Europeo, che la incontrò alla fine di un concerto, poco prima che morisse. La testimonianza, raccolta nel libro “I sette peccati di Hollywood” (Bur-Rizzoli) racconta di una Judy piccola e indifesa, golosa, chiacchierona, molto simpatica, terribilmente fragile e divorata dall’industria dello spettacolo, oltre che da psicofarmaci e liquori. Altrettanto efficace è stata l’interpretazione intensa e misurata che della Garland diede l’attrice Judy Davis nella miniserie poco nota Life with Judy Garland: Me and My Shadows di Robert Allan Ackerman. Chi volesse approfondire sa dove rivolgersi.

Giuseppe D’Errico

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