Donatella Gavrilovich presenta i suoi libri su quattro protagonisti del teatro russo

Locandina_Gavrilovich

Si svolgerà il 15 gennaio 2013 alle ore 16,30, a ingresso gratuito, la presentazione dei quattro volumi scritti dalla Dott.ssa Donatella Gavrilovich, ricercatrice e docente di Metodologia e Critica dello Spettacolo presso l’Università di Roma «Tor Vergata», e pubblicati dalla casa editrice UniversItalia, presso la Sala del Carroccio nel Palazzo Senatorio in Piazza del Campidoglio.

Questi introdurranno alla presentazione e seguiranno gli interventi di:Alfredo EduardoBellingeri, Docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo, Università “Tor Vergata” di Roma; Silvia Carandini, Docente di Teoria e Storia del Teatro e della Danza, Università “La Sapienza” di Roma; Jolanda Nigro Covre Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università “La Sapienza” di Roma; Gabriella Elina Imposti, Docente di Letteratura Russa, Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna, Donatella Gavrilovich, Autrice dei libri e direttrice della collana “Le Arti dello Spettacolo/Performing Arts”.

Quattro libri di contenuto diverso della stessa autrice sono uniti tra loro da una medesima necessità: strappare dall’oblio e dalla damnatio memoriae o dai tentativi agiografici i maggiori protagonisti della scena russa ricostruendo, filologicamente e storicamente, gli eventi più significativi dello spettacolo teatrale e coreico del primo ventennio del Novecento.

La ricerca condotta per lo più in Russia ha il pregio di presentare in traduzione italiana, fornita dall’autrice, documenti e materiali inediti in Italia, alcuni dei quali ignoti anche in Occidente.

Il primo volume è dedicato a Vera Komissarževskaja (1864-1910), l’attrice dai grandi occhi tragici, adorata dall’intelligencija e amata dal popolo russo. Fu l’interprete di Nina Zarečnaja in Il gabbiano di Anton Čechov, di cui si ricostruisce la prima messinscena del 1896 al teatro Aleksandrinskij, documentandone il successo ottenuto e poi negato per cento anni. Nel 1904 l’attrice fondò a Pietroburgo il Teatro Drammatico, opponendosi con determinazione al monopolio instaurato da Stanislavskij per contrastarla. Lottò contro il regime zarista e nel 1906 attirò nel suo teatro il regista Mejerchol’d, con cui avviò la sperimentazione simbolista.

Il secondo volume porta l’indagine sull’opera del regista-scenografo Aleksandr Golovin (1863-1930), di cui non esiste in Occidente uno studio monografico esaustivo, e ricostruisce le sperimentazioni più importanti attuate sulla scena russa tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento. Si scopre così che l’invenzione della regia è da attribuirsi a Savva Mamontov, di cui Golovin introdusse i principi teorici e l’esperienza sinestetica sulla scena dei Teatri Imperiali. Qui, dal 1908 al 1917, collaborò alla regia con Vsevolod Mejerchol’d realizzando messinscene storiche, alle quali è dedicata la metà del saggio. Note di regia e documenti inediti in Italia svelano il ruolo di maestro avuto da Golovin nei confronti del famoso regista russo.

Il terzo volume è dedicato alla nascita della coreografia in Russia e ai suoi principali interpreti. Il saggio evidenzia il ruolo svolto da Aleksandr Gorskij, primo coreografo moderno, ideatore della “drammatizzazione” del balletto. Fin dal 1897 egli cominciò gli esperimenti con piccoli études su musica sinfonica, abolendo il tutù nei suoi “mimodrammi” già nel 1902. Michail Fokin ne proseguì la ricerca ottenendo con i Ballets Russes il successo internazionale. Negli anni Venti Nikolaj Foregger, Kas’jan Golejzovskij, Fëdor Lopuchov raccolsero l’eredità dei maestri, rivoluzionando lo spettacolo di danza e collaborando con i massimi esponenti delle Avanguardie storiche. Alcuni dei loro scritti più significativi sono stati tradotti e pubblicati in questo saggio.

Nell’ultimo volume Vsevolod Mejerchol’d (1874-1940), uno dei maestri della regia russa, parla di sé. Dopo tante narrazioni biografiche, che hanno tentato di descriverne il personaggio, di comprenderne la psiche o di esaltarne il genio creativo, la parola su Mejerchol’d va a Mejerchol’d stesso. Dal confronto tra i tre testi autobiografici del 1906, 1913, 1921, inediti in Italia, e le loro pubblicazioni in epoca russa e sovietica si notano i tagli apportati dai censori, tesi a manipolare il contenuto dello scritto a fini politici o, addirittura, agiografici. Mejerchol’d parla di sé e spiega, per esempio, la sua nevrastenia portando ragioni finora ignorate e aprendo questioni interpretative di non facile soluzione.

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