“Diana”, Lady D come Mosè, un biopic imbarazzante

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Diana – La storia segreta di Lady D (Diana, GB, 2013) di Oliver Hirschbiegel, con Naomi Watts, Naveen Andrews, Douglas Hodge, Geraldine James, Charles Edwards, Juliet Stevenson, Cas Anvar, Art Malik, Michael Byrne

Sceneggiatura di Stephen Jeffreys, dal libro “Diana: l’ultimo amore segreto della principessa triste” di Kate Snell

Biografico, 1h 53’, BiM Distribuzione, in uscita il 3 ottobre 2013

Voto: 2 su 10

Non si è mai ben predisposti verso questo tipo di operazioni cinematografiche, spesso atte a riabilitare più del necessario (e se mai ce ne fosse realmente bisogno) la memoria di personaggi illustri da tempo scomparsi e scolpiti nella memoria comune. Chiariamolo subito: nessuno si aspettava il capolavoro dell’anno dal film in questione. Da qui a diventare, però, uno dei più temibili candidati al titolo di peggior biografico di sempre, il passo è breve.

DIANA_locandinaCi si narra, con spreco di languori e sospiri, degli ultimi due anni di vita di Lady Diana (Watts), la principessa del Galles, tanto amata dal popolo quanto triste e in cerca di un compagno sincero, che sappia volerle bene nonostante il clamore che il suo status comporta. Pensa di trovarlo in Hasnat Khan (Andrews), cardiochirurgo pakistano che mal sopporta  la sua celebrità e le differenti radici culturali. E mentre Diana diventa un’eroina umanitaria, il legame tra i due va in pezzi. La fine è nota.

Un film di straordinaria inutilità. In tutta franchezza, sembra di assistere a un (foto)romanzetto sentimentale da pomeriggio estivo in tv. Difficile immaginare sceneggiatura più aberrante: non c’è nulla di male nel raccontare una storia d’amore, se solo ci trovassimo in un racconto di finzione, con personaggi immaginari e tutti i più abusati luoghi comuni delle pene del cuore. Peccato che trattasi di vicende reali (difficile crederlo, eppure…), portate in scena nel modo più ridicolo, patetico e speculativo possibile.

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La piattezza dei dialoghi non è nulla in confronto alla devastante comicità involontaria delle singole situazioni: tralasciando pure il mare di stereotipi sulla fama, sull’impossibilità di vivere una vita normale e sui due mondi diversi a confronto, momenti come la principessa intenta a fare la perfetta massaia che lucida la cucina del suo amato, quando all’inizio riscaldava a stento sughi già pronti al microonde, o novella Mosè che divide il mare di fotografi per porre le mani di un povero cieco sul suo volto, sono oggettivamente terrificanti. Ma ce n’è anche per una gita turistica sulle note di “Ne me quitte pas” di Jacques Brel e per una regale corsa notturna sul prato a piedi scalzi, per ritrovarsi poi al pianoforte a suonare Bach in lacrime.

Una delirante agiografia in puro stile Harmony, dove affonda sia la regia tronfia e solenne di Hirschbiegel che la performance volenterosa e mimetica di Naomi Watts, attentissima nel rendere visivamente l’atteggiamento vezzoso di Diana e nel replicarne l’accento. Lo sforzo dell’attrice, però, non riesce a fare miracoli. Povera Lady D! Imbarazzante.

Giuseppe D’Errico

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