“Diamante nero”, dubbi e incertezze adolescenziali con qualche riserva

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Diamante nero (Bande de filles, Francia, 2014) di Céline Sciamma con Karidja Touré, Assa Sylla, Lindsay Karamoh, Marietou Touré, Idrissa Diabate, Simina Soumare

Sceneggiatura di Céline Sciamma

Drammatico, 1h 52′, Teodora, in uscita il 18 giugno 2015

Voto: 5½ su 10

Così come il precedente e pluripremiato Tomboy, storia di una bambina di dieci anni che si comporta come un maschietto, anche il nuovo film di Céline Sciamma, presentato in apertura della Quinzaine des Réalisateur a Cannes 2014, parla di un percorso di crescita, consapevolezza e accettazione. Diamante nero (traduzione a effetto dell’originale “banda di ragazze”), però, non ha la stessa dirompenza sociologica di quella prova tanto felice della giovane regista francese.

01Qui ci racconta le gesta di un’adolescente problematica della banlieau parigina, Marieme (Touré), oppressa dall’ambiente in cui vive: solitaria e goffa, con una madre lavoratrice e assente, un fratello maggiore manesco e una sorella minore da proteggere. La scuola non le interessa, di lavorare non ha voglia. Con un po’ di coraggio, riesce a farsi accettare in un gruppo di bulle vivaci e arroganti: si stira i capelli, mette un giubbotto di pelle e diventa Vic. Ma il mondo che la circonda continua a disorientarla…

Come variazione sul tema del maschilismo in abiti femminili, il film ha degli indubbi motivi di interesse, e il coming of age della protagonista è narrato tramite passaggi indovinati e di bella profondità (la festa nella camera d’albergo con il brano Diamonds di Rihanna cantato dalle ragazze, la prima esperienza sessuale di Marieme, i pestaggi con trofeo finale). Lasciano più di un dubbio, invece, le svolte affrettate e l’andamento drammatico estremamente ripetitivo. Sciamma scrive e dirige bandendo ogni facile moralismo, ma inciampa sulle finalità: a conti fatti, le esperienze di Marieme non sono poi così diverse da quelle che già tante volte abbiamo visto rappresentate sul grande schermo. Riserve anche sull’imbronciata e rigida Karidja Touré.

Giuseppe D’Errico

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