Dave Douglas Quintet per “Love Jazz” all’Auditorium PdM di Roma

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Negli anni, Dave Douglas si è affermato sulla scena jazz internazionale sia come leader sia come proficuo collaboratore sapendo gestire e far convivere i diversi ruoli all’interno del mondo musicale, così come il suo estro e il rigore professionale che lo completano, aderiscono alle potenzialità creative più disparate che lo vedono ispirato trombettista, compositore, insegnante, direttore artistico e produttore discografico dell’etichetta Greenleaf Music.

Il quintetto con cui si è presentato all’Auditorium di Roma rispecchia le sue caratteristiche ed è il meticoloso risultato di anni di lavoro preparatorio e nasce dall’urgenza di Douglas di esplorare le sempre nuove possibilità creative che scaturiscono dall’unione dell’improvvisazione dei componenti. All’ascolto siamo sommersi da suoni originali che interagiscono con le variazioni melodiche e timbriche tra cui spicca la tromba che disegna i temi portanti dei brani. L’atmosfera è rarefatta, in continuo divenire dinamico e ci riempie di freschezza ma anche di leggera malinconia. il quintetto (Douglas, Jon Irabagon, Matt Mitchell, Linda Oh, Rudy Royston) trae ispirazione dal mondo più intimo e personale del trombettista, legato al sentimento del perdersi in una spirale di ricordi e malinconie personali ed universali che cercano di dar risposta ai molti interrogativi che ci pongono le tragedie personali e collettive. L’impeccabile interplay del quintetto riaffiora nelle composizioni originali ed è legato allo studio approfondito degli ultimi lavori di Wayne Shorter.

Il buon Dave non si risparmia neanche nella comunicazione verbale con il pubblico. Si concede qualche battuta ironica sulla situazione politica americana e sul vituperato Trump.
Abbiamo assistito ad una ottima performance d’insieme in cui il trombettista del New Jersey ci ha lasciato ammaliati grazie a composizioni certamente difficili, ma che lasciano spazio a riflessioni piu profonde sulla natura umana.

Vincenzo La Gioia

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