Daniele Luchetti racconta i suoi “Anni felici”

Anni-Felici-trailer

“Il film è un atto d’amore all’umanità dei miei genitori, alla loro capacità e incapacità di vivere le passioni fino in fondo”. Così il regista romano Daniele Luchetti ha presentato alla stampa la sua ultima fatica, Anni felici, dal 3 ottobre in sala con 01 e Rai Cinema, un album di ricordi d’infanzia, tra qualche verità e altrettante bugie costruite per l’occasione, in cui troviamo il padre artista Guido, interpretato da Kim Rossi Stuart, e la mamma passionale e un po’ matta Serena, col volto di Micaela Ramazzotti, alle prese con gelosie, femminismo e voglia di libertà nell’Italia del 1974.

“Il personaggio di Serena era già tutto pronto nella scrittura, c’era solo il rischio di rovinarlo” ha detto la Ramazzotti, “lei è una donna complessa e contraddittoria, una pazza responsabile che è mamma ma anche zoccola, tormentata ma affascinante e anche scaltra, perché vive l’amore in maniera infantile e per questo sa sempre come riuscire a riprendersi suo marito. Quando ho conosciuto la mamma di Daniele c’è stato dapprima dell’imbarazzo tra noi, poi ho approfittato per catturarne lo sguardo e la profondità. Tra l’altro, è una delle rare volte in cui, in un film italiano, è la protagonista femminile a tradire. Serena è dieci donne in una, ho avuto modo di cambiare spesso”.

L’attrice ritrova al suo fianco Kim Rossi Stuart, dopo la precedente collaborazione in Questione di cuore di Francesca Archibugi. “Non ho fatto analisi particolarmente approfondite sul personaggio di Guido”, ha dichiarato, “sulla carta non si spiegavano molte delle sue ragioni, tanto da temere che potesse apparire fin troppo monolitico. Durante la lavorazione ho fatto molte proposte, anche estreme, proprio per cercare di modellarlo il più possibile, per renderlo meno respingente. Poi mi sono fidato, ho sempre amato la levità del cinema  di Daniele. Alla fine, abbiamo girato talmente tanto materiale che sarebbero potuti uscirne dei film differenti”.

Il regista ha ammesso, malinconicamente, che Anni felici sarà il suo ultimo film su pellicola: “Per ragioni commerciali, è inevitabile. La tecnologia va avanti e il digitale ha dei vantaggi indubbi, ma la pellicola resta la pasta del cinema e qualcosa la si perderà senza dubbio. I filmini in super 8 che si vedono nel film rappresentano i miei diari d’infanzia, ho usato la stessa cinepresa che avevo io da bambino”.

Sul suo rapporto con i genitori ha aggiunto: “Era estremamente stimolante. Con mio padre c’era scambio, collaborazione, complicità. La libertà artistica ed espressiva, a casa, erano il pane quotidiano. Poi tutto il film si è ripercosso su mia madre che ha riconosciuto ciò che di vero e di finto c’è, senza prendersela minimamente. Anzi, spero che ritrovi una propria vita erotica!”

Infine, il film porta in scena anche il rapporto contrastato tra arte e critica: “Mio padre la viveva come un incubo, tanto da non avere neppure il coraggio di esporre le sue opere. Oggi il cinema vive con la critica un occasione mancata, un dialogo importante che viene chiuso dai pallini e dalle stellette. Un dibattito sincero sarebbe auspicabile, anche se credo che non ci si debba sentire mai influenzati, perché l’istinto del lavoro ne risentirebbe”.

Giuseppe D’Errico

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