Dalla Norvegia con furore: l’Ensemble Denada nel tour italiano

47363_540637762615648_1606266868_nFrank Brodahl, Marius Haltli, Anders Eriksson (tr., flic.), Helge Sunde (trne, dir.), Even Kruse Skatrud, Erik Johannessen (trne), Frode Nymo (sopr.), Børge Are Halvorsen (alto, fl), Atle Nymo (ten., cl. bas.), Nils Jansen (bas., tubax, fl., cl. contr.), Olga Konkova (p.), Jens Thoresen (chit.), Per Mathisen (bass.), Håkon Mjåset Johansen (batt.), Peter Baden (perc., el.).

“La follia è nei singoli qualcosa di raro − ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola”. Non si offenderà Friedrich Nietzsche se lo scomodiamo per parlare dell’Ensemble Denada, ma l’energia elettrizzante che percorre tutta l’opera del filosofo tedesco sembra fatta apposta per descrivere le molteplici sfaccettature di questo gruppo di norvegesi. L’“eterno ritorno” delle big band, ma con un valore aggiunto a livello intellettivo e sensoriale.

L’orchestra nordica, diretta da Helge Sunde, ha saputo raccogliere l’eredità pesante lasciata nel corso del ‘900 da geni come Duke Ellington, Benny Goodman, Dizzy Gillespie o Gil Evans, riuscendo a plasmare l’evidente virtuosismo individuale all’interno di una formazione moderna, aperta ad ogni tipo di richiamo internazionale e caratterizzata dalla sintonia perfetta tra tutti gli elementi che la compongono.
La musica dell’ensemble gode di un ampio respiro, all’interno del quale una molteplicità di voci va a alternare passaggi rapidi e nervosi, giostre di assoli da capogiro e brani sperimentali a momenti lirici ed emozionanti e orchestrazioni molto tradizionali. Il tutto mescolato sapientemente a elementi di elettronica e vj-set coinvolgenti e a tratti destabilizzanti.
In occasione del breve tour italiano di inizio dicembre (Foligno, Sacile e Roma) la Denada ha presentato per la prima volta la propria Italian Suite in tre movimenti dedicati a Roma, Trieste e Alghero e caratterizzati da forti richiami sonori al cinema italiano anni sessanta e da ritmi mediterranei – ben lontano dalla tradizione delle cover “pizza e mandolino”; inoltre, ha eseguito in anteprima i brani del nuovo disco «Sendesaal» (in uscita per la Act nella primavera del 2013), una miscela potente di scrittura serrata e ispirata e d’improvvisazione, dalla quale le voci nitide dei solisti – che si sono alternati al centro del palco – hanno cesellato le dinamiche controllate e perfette del gruppo. L’equilibrio tra sezione ritmica (il visionario Mathisen su tutti) e i fiati (tutti polistrumentisti) è quasi assoluto e diventa nel corso del concerto il focolaio di trame di colore fortissime e omogenee.
Due ore di viaggio, in compagnia di un gruppo di norvegesi folli quanto basta per tenere sempre alta l’attenzione del pubblico, conclusosi giustamente dentro alle spire della vorticosa Denada, suonata come bis. Un’altra eccellente dimostrazione dell’altissimo e variegato livello raggiunto dai musicisti nordeuropei.

Giulia Focardi

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