“Dagli abiti della Dietrich, entro in quelli di una sconosciuta drag queen”, incontro con Riccardo Castagnari

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Era il 2001 quando Riccardo Castagnari stregò tutti con la sua Marlene D.. Sono passati quasi 18 anni da quella memorabile interpretazione, che tanti consensi raccolse anche fuori dal territorio nazionale. Dai sontuosi abiti della Dietrich adesso Castagnari si allontana, speriamo, momentaneamente per evocare un’altra storia. Stiamo parlando di DI-VI-NA, per Vocazione Star, il nuovo spettacolo con cui il talentuoso attore e regista debutterà in prima nazionale nel neonato spazio OFF/OFF Theatre di Roma il 30 Gennaio, restando in scena fino al 4 febbraio. Lo abbiamo incontrato.

Ormai ci siamo quasi per questo nuovo debutto. Castagnari, lei sente
sempre la tensione di una prima nazionale, nonostante i successi
ottenuti anche all’estero?

Sì, naturalmente sì. Tensione e paura, affiancate. È sempre e comunque un salto nel vuoto quello che si fa. Quando da ragazzino frequentavo l’Accademia milanese del Filodrammatici, ebbi la fortuna di incontrare e conoscere Milly. Una delle domande che le rivolsi fu proprio questa: “Signora, dopo tanti anni di successo e di carriera lei ha ancora paura prima di entrare in scena?” Lei mi guardò da sotto in su, attraverso i suoi occhialetti da vista, e mi disse: “Sempre! Quando finisce la paura, lì comincia il tecnico e finisce l’artista!” Fu una frase che mi colpì molto e che si scolpì nella mia mente a caratteri di fuoco. Da allora mi accompagna sempre, ad ogni debutto, ma anche ad ogni replica. A Parigi ad esempio, quando con Andrea Calvani, il maestro che da sempre mi accompagna al pianoforte, eravamo in scena aspettando che si aprisse il sipario, sentivamo che il brusio in sala era differente… era francese(!). Da lì a poco il sipario si sarebbe aperto e Marlene (io) avrebbe parlato a quel pubblico d’oltralpe per oltre un’ora e mezza in una lingua non sua! Il terrore correva davvero sul filo, e Milly, per tutti quegli splendidi tre mesi parigini,è stata sempre con noi, presente con quella sua frase, regalata molti anni prima ad un ragazzino che sognava di fare l’attore.

I suoi testi sono sempre caratterizzati da una grande e toccante
umanità, che siano ritratti divistici o vicende private. Castagnari, lei
è una persona sensibile?

Mah, non saprei… io sono io, ‘come’ sono lo dovrebbero dire gli altri, io non posso essere che “così”, in un senso o nell’altro.

Sin dai tempi di Marlene D., quando vinsi la possibilità di invitare
a cena Madame, io e lei abbiamo spesso avuto stimolanti confrontati sul
cinema, vecchio e nuovo. Quanto c’è di cinematografico nei suoi
spettacoli e nei suoi personaggi?


C’è una battuta che dice DI-VI-NA : ”A me i film mi hanno rovinata!”  Stava molto bene in bocca a lei nel momento in cui la pronuncia, ma in realtà è una frase mia, una convinzione mia… mi hanno rovinato (è vero), ma mi hanno anche molto ispirato nel mio lavoro (soprattutto) ma anche nella vita (ahimé).
Si parlava prima di sensibilità. DI-VI-NA lo riferisce proprio a quello, se fossi stata meno sensibile probabilmente molti film mi sarebbero scivolati addosso senza colpo ferire… invece…

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Con DI-VI-NA ritorna sul palcoscenico con un testo interamente
scritto e interpretato da lei, dopo la parentesi al Teatro Manzoni con
Lilly la vagabonda di A.R. Gurney, dove ricopriva ben tre ruoli. C’è una
responsabilità diversa, immagino. Ha una preferenza tra le due
condizioni?

L’essere scritturato è molto più “comodo”, fai il lavoro di attore e stop, te ne torni a casa, pensi solo alla tua parte, a come interpretarla e lì ti fermi. Nei miei spettacoli mi ritrovo invece a fare tutto io (un po’ per scelta, un po’ per necessità). Quindi faccio il costumista, lo scenografo, l’attrezzista, il trovarobe, il light designer (affiancato, in questa veste, dal mio datore luci del momento) oltre che l’autore, l’interprete e il regista. Va da sé perciò che le responsabilità sono molto maggiori sia come ore di lavoro che come “prodotto finale” di cui devi rendere conto al pubblico. Alternare l’essere scritturato ai miei lavori sarebbe la condizione ideale, anche se poi difficilmente si riesce a trovare una condizione favorevole di “armonia” nelle compagnie come è stato invece in ‘Lilly, la vagobonda’, dove ho trovato colleghi splendidi anche dal punto di vista personale. Se sei scritturato il lavoro ti impegna un mese di prove, poi le repliche e via. Per i miei spettacoli (da MARLENE D. a Mr.WARD a colazione), la preparazione dura circa un anno.

Non è la prima volta che si confronta con un ruolo “en travesti”, al
di là del caso eclatante di Marlene. Ogni volta c’è una preparazione
differente?

Sì, la differenza consiste nel tipo di personaggio che affronto.
Una curiosità riguardo a DI-VI-NA: questo testo l’ho scritto 17 anni fa ed era la prima versione di MARLENE (all’epoca lo avevo intitolato ‘MARLENE D. una stella di periferia’). Avevo pensato che ad interpretare Marlene nelle sue serate da locale-disco potesse essere una drag queen appassionata della Dietrich, che oltre a proporci le sue canzoni, ci potesse mettere al corrente di lati sconosciuti della vita di Marlene. Poi questa versione venne  scartata perché all’epoca il testo risultava ‘molto forte’, sia per linguaggio che per situazioni narrate, cosicché il progetto prese tutt’altra direzione (e meno male!). Ora che Marlene sta per compiere 18 anni di attività, sono andato a rispolverare quel vecchio testo e, togliendo tutti i riferimenti alla Dietrich, l’ho ricostruito, pur mantenendone intatta la struttura di base iniziale. Volevo un altro personaggio “femminile” che fosse completamente diverso dalla diva dal glamour hollywoodiano, per uscire così dai paludati abiti della Dietrich ed entrare in quelli di una sconosciuta drag-queen.

In cosa Divina è diversa o simile dalle figure femminili che ha già
portato in scena?

castaCredo che Alex-DI-VI-NA (Alex è il vero nome di lei) sia completamente diversa da tutte le altre figure ‘femminili’ che ho interpretato, sia per la sua storia personale, sia per la sfrontatezza con la quale affronta certi argomenti. “Lei” non le manda sicuramente a dire, le dice papali, papali. Mi piace proprio per questo. In una battuta che rivolge a una signora in prima fila, DI-VI-NA dice: “Come signora, sono volgare? No, sono diretta, sono schietta, sincera. La menzogna è volgare, l’ipocrisia, l’opportunismo sono volgari, mai la sincerità. Per quanto cruda possa sembrare!” Questa è lei, quello che pensa, dice. Probabilmente anche perché ha raggiunto un’età in cui può permetterselo. Interpretandola io, lei è una drag-singer 50enne e con tutto quello che ha passato non se la sente più di andare tanto per il sottile. Infatti se avessi dovuto interpretarla 17 anni fa, quando l’ho scritta, non so quanto in grado sarei stato di impersonarla. Raccontando la sua storia intima, privata e pubblica lei mette a nudo i suoi amori, la sua infanzia, la sua passione per il cinema, il suo modo di vivere e condividere il sesso… toccando tematiche scottanti come l’AIDS, la promiscuità, i matrimoni tra persone dello stesso sesso, i tic e le manie del mondo queer e molto altro ancora. Tutto, come dicevo prima, con un linguaggio senza freni ed un racconto che diventa anche scabroso quando entra nell’intimità….
Nel frattempo, diversamente da come annunciato al pubblico all’inizio,  si cambia e canta: da Ute Lemper a Madonna, da Gloria Gaynor al Mago di Oz, da Brecht alla Pravo… fino a che… alla fine, spiazzerà tutti perché, affermando che nulla è mai come sembra, ribalterà completamente la situazione e il pubblico sarà costretto a riconsiderare il tutto sotto un’altra prospettiva … Speriamo che il pubblico, conoscendola, la ami almeno un po’… anche meno di quanto già la ami io…

Giuseppe D’Errico

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