“Crimini tra amici”, dal cinema al palcoscenico, la recensione

foto-di-gruppo-1180x650

CENA TRA AMICI

Regia di Massimiliano Vado
Di e con Teresa Federico, Andrea Sorrentino, Luisa Belviso
In scena con Valentina Ruggeri, Sebastiano Gavasso, Diego Migeni
All’interno della II edizione di “Spazio del racconto”

In scena al Teatro Brancaccino dal 10 al 20 novvembre

Voto: 5 su 10

Chissà in quanti ricordano uno dei primi film nei quali appariva un’allora giovanissima Cameron Diaz: il titolo era “The last supper” (in italiano “Una cena quasi perfetta”) per la regia di Stacy Title su una sceneggiatura di Dan Rosen. La pellicola, datata 1995, raccontava la quieta esistenza di cinque giovani americani dalle idee liberali che si trovavano a condividere un piccolo appartamento ai margini di un’autostrada. Capita una sera a cena uno sconosciuto, fortuitamente invitato da uno di loro, e il quieto vivere dei protagonisti cambia per sempre: l’ospite, sciorinando indifendibili idee estremiste, si dimostra violento e finisce ammazzato nel corso di una colluttazione da lui stesso provocata. I coinquilini non solo decidono di non denunciare l’accaduto e di nascondere il cadavere, ma si auto convincono di aver commesso una buona azione: il mondo non ha in fondo bisogno di una persona simile.

crimini-tra-amiciQuanto accaduto spinge i protagonisti a prendere una decisione: inviteranno a turno nuovi immorali ospiti da mettere alla prova; se questi ultimi nel corso della cena non dimostreranno pentimento per le loro idee malvagie, verranno giustiziati con del vino avvelenato. Uno ad uno cadono pedofili, misogini, omofobi e bigotti di ogni sorta: uccidere è diventato un facile automatismo, fino all’arrivo di un ospite che instillerà in alcuni di loro la scintilla del dubbio.

Di questo film “Crimini tra amici”, per la regia di Massimiliano Vado, è l’adattamento teatrale, la cui drammaturgia attualizza alla situazione italiana le vicende raccontate dal film della Title. Sul palco del teatro Brancaccino di Roma sono sei gli attori che con energico trasporto danno corpo alle inquietudini di vittime e assassini, riuscendo nell’intento di regalare poco più di un’ora di piacevole intrattenimento al pubblico: ma intrattenimento è quanto basta, senza alcuna variazione di peso rispetto a quanto visto in “The last supper” e per altro lasciando le psicologie individuali dei quattro coinquilini protagonisti del racconto ad una pallida bozza archetipica (ebreo – lesbica – musulmano – giovane idealista).

Tutto accade senza grandi elaborazioni, o sussulti scenici di sorta: perché indagare la trasformazione psicologica dei protagonisti (da paladini del politcally correct ad indifferenti serial killer) quando si può strappare un sorriso alla platea introducendo in rapida successione antipatiche vittime sacrificali? Perché dare una risposta alle domande etiche poste dalla drammaturgia quando basta un finale ad effetto, in cui si annegano destini e intenzioni in una sorta di prevedibile castigo da contrappasso?

Ad essere ucciso, alla fine, è il pur bel soggetto che avrebbe meritato un adattamento decisamente più ispirato.

Marco Moraschinelli

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>