Category Archives: Teatro

“Chi la fa… la spettini!” di Sergio Iovane e Mario Moretti, uno spettacolo di Paolo Mellucci

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CHI LA FA… LA SPETTINI!

di Sergio Iovane e Mario Moretti

con Angela Melillo, Gabriele Marconi, Silvia Bruni, Ugo Cerretti, Sharazad Cioffi, Michela Fontana, Domiziana Loiacono, Valentina Mauro, Valeria Palmacci, Cinzia Scaglione
Scene Ugo Cerretti e Valentina Mauro
Coreografie Valeria Palmacci
Trucco e parrucco Barbara Ninetti
Luci e fonica Andrea Bruno
Costumi Emiliana Di Rubbio
Direttore di scena Mariella Mariani
Aiuto regia Dalila Aprile
Regia di Paolo Mellucci

In scena al Teatro delle Muse di Roma fino al 21 ottobre

Voto: 6½ su 10

Il buon umore, di questi tempi, è merce rara e ricercata, specie a teatro. Se non si ride non si sbiglietta, e le direzioni artistiche corrono ai ripari come meglio possono. Capita, così, di ritrovare due volti televisivi di assoluta piacevolezza come Angela Melillo e Gabriele Marconi, attorniati da tanti bravi caratteristi e al centro di una storiella lieve come una bolla di sapone, fatta di equivoci, scambi di persona, corteggiamenti, furtarelli e qualche lambicco sociologico (mannaggia ai social…).

“Quartet” di Ronald Harwood, uno spettacolo di Patrick Rossi Gastaldi

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QUARTET
di Ronald Harwood
con Giuseppe Pambieri (Rudy), Cochi Ponzoni (Titta), Paola Quattrini (Cecy), Erica Blanc (Giulia)
scene: Fabiana Di Marco
costumi: Teresa Acone
disegno luci: Mirko Oteri
prodotto da: Marioletta Bideri & Rosario Coppolino in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi
regia: Patrick Rossi Gastaldi
In scena al Teatro Quirino di Roma dal 9 al 21 ottobre

Voto: 8 su 10

Un allestimento tradizionale, dove l’aggettivo, ci teniamo a dirlo, è considerato in accezione positiva: perché quando un testo regge, quando la parola è potente, quando le battute funzionano, è saggio mantenersi dietro all’opera, mettersi al servizio di essa.

“Non si uccidono così anche i cavalli?” di Horace McCoy, uno spettacolo di Giancarlo Fares, la recensione

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NON SI UCCIDONO COSÌ ANCHE I CAVALLI?

Traduzione Giorgio Mariuzzo, adattamento Giancarlo Fares
Tratto dall’omonimo romanzo di Horace McCoy

con Giuseppe Zeno e Sara Valerio
e con Donato Altomare, Brian Boccuni, Alberta Cipriani, Giancarlo Commare, Vittoria Galli, Alessandro Greco, Salvatore Langella, Elisa Lombardi, Maria Lomurno, Matteo Milani, Pierfrancesco Scannavino, Lucina Scarpolini, Viviana Simone

con la partecipazione live del Piji Electroswing Project
Piji- voce, chitarra, Gian Piero Lo Piccolo – clarinetto, Egidio Marchitellli – elettronica & chitarra, Francesco Saverio Capo – basso, Andy Bartolucci – batteria

Regia di Giancarlo Fares

Coreografie Manuel Micheli, canzoni originali di Piji, scene Fabiana Di Marco, costumi Francesca Grossi, disegno Luci Anna Maria Baldini, assistente alla Regia Claudia Fontanari, direttore tecnico Anna Maria Baldini, datore Luci Aurelio Rizzuti, fonico di sala Riccardo Caratelli, fonico di palco Gabriele Boccacci, macchinista Giuseppe Spagnuolo, sarta di scena Francesca Grossi

Produzione O.T.I. – Officine del Teatro Italiano

In scena al Teatro Sala Umberto di Roma dal 25 settembre al 14 ottobre 2018

Voto: 4 su 10

Era la prima volta nella mia vita di attrice che lavoravo su un film che affrontava grandi tematiche sociali […] Non si uccidono così anche i cavalli? era un racconto esistenzialista, che usava una maratona di danza del periodo della Grande Depressione come metafora dell’avidità e della manipolazione della società dei consumi americana. L’intera storia si svolgeva in una sala da ballo sul molo di Santa Monica, un luogo che aveva fatto parte della mia infanzia, dove le maratone di danza si erano tenute davvero. Durante la Depressione i concorrenti, nella speranza di vincere un premio, ballavano finché non crollavano letteralmente a terra dalla spossatezza, mentre folle di spettatori sistemati su gradinate applaudivano le loro coppie preferite e trepidavano vedendo i ballerini cascare, cadere in preda alle allucinazioni, impazzire: come il pubblico del Colosseo alla vista dei cristiani dati in pasto ai leoni. Ogni tanto veniva indetta una corsa lungo il perimetro della sala da ballo, in modo da sfiancare i concorrenti e accelerare le eliminazioni. Dopo varie ore i ballerini avevano diritto a una pausa di dieci minuti, e poi tornavano sulla pista. […] Per me il film fu una svolta decisiva, tanto sul piano professionale quanto su quello personale. Sydney (Pollack, nda), essendo stato attore a sua volta, è un meraviglioso direttore di attori, e con la sua guida esplorai il personaggio e me stessa più in profondità di quanto non avessi mai fatto, e acquistai sicurezza come attrice.

La testimonianza di Jane Fonda, tratta dalla sua autobiografia “La mia vita finora”, edita da Mondadori nel 2005, fornisce non solo dati sufficienti a suggerire la straordinaria importanza dell’opera cinematografica diretta dal compianto Sydney Pollack nel 1968, ma qualifica anche un periodo storico in cui lo spettacolo era l’unica droga in grado di oscurare la famigerata crisi economica americana del 1929; non ultimo, inquadra un personaggio, e un’interpretazione, indimenticabili quanto il film. La sceneggiatura era firmata da Robert E. Thompson e James Poe (che si era già misurato abilmente con i rischi delle riduzioni cinematografiche con Il giro del mondo in 80 giorni e La gatta sul tetto che scotta), a partire da un romanzo dalle tonalità noir che Horace McCoy diede alle stampe nel 1935. 

“Autobiografia erotica” di Domenico Starnone, uno spettacolo di Andrea De Rosa, la recensione

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AUTOBIOGRAFIA EROTICA
di Domenico Starnone

con Vanessa Scalera e Pier Giorgio Bellocchio
regia Andrea De Rosa
produzione Cardellino srl
foto di Lorenzo Dogana

In Scena all’Off/Off Theatre di Roma fino al 27 maggio

Voto: 7 su 10

Domenico Starnone adatta per il teatro il suo romanzo del 2011 “Autobiografia erotica di Aristide Gambía”, affidandone la regia ad Andrea De Rosa e la caratterizzazione dei personaggi a Pier Giorgio Bellocchio e Vanessa Scalera. Se il libro dal quale questa pièce è tratta raccontava la vita erotica di un editore cinquattottenne, nel corso del dialogo con un’ex amante, alla quale raccontava le sue passate esperienze sessuali, la rappresentazione teatrale che ne nasce ha, invece, un fulcro fortissimo nella sua protagonista femminile, poiché il personaggio di Mariella è il centro fondante degli accadimenti e della narrazione che ne consegue.

“La Cucina” di Arnold Wesker, uno spettacolo di Valerio Binasco, la recensione

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Produzione Teatro Stabile di Genova presenta
LA CUCINA
di Arnold Wesker
versione italiana Alessandra Serra
regia Valerio Binasco
con Massimo Cagnina, Andrea Di Casa, Elena Gigliotti, Elisabetta Mazzullo, Aldo Ottobrino, Nicola Pannelli, Franco Ravera
e con Francesca Agostini, Emmanuele Aita, Ivan Zerbinati, Lucio De Francesco, Giulio Della Monica, Alexander Perotto, Aleph Viola, Antonio Bannò, Giuseppe De Domenico, Noemi Esposito, Giordana Faggiano, Isabella Giacobbe, Martina Limonta, Giulio Mezza, Duilio Paciello, Alessandro Pizzuto, Kabir Tavani
scene Guido Fiorato
costumi Sandra Cardini
luci Pasquale Mari
assistente regia Simone Luglio
musiche Arturo Annecchino
fotografia Bepi Caroli

In scena al Teatro Eliseo di Roma dal 2 al 20 maggio

Voto: 8½ su 10

Palcoscenico aperto, scenografia a vista e qualcuno che, di nascosto dal pubblico che si attarda a prendere posto in poltrona, attraversa di soppiatto quella che, a tutti gli effetti, è una immensa stanza adibita alla preparazione di cibi di ogni tipo: è La Cucina, dal testo di Arnold Wesker, tradotto nella versione italiana da Alessandra Serra, che prende forma in una meravigliosa architettura scenica di Guido Fiorato e trova vita nell’interpretazione trascinante e puntualissima dei ventiquattro attori – tutti provenienti dalla scuola del Teatro Stabile di Genova – chiamati a destreggiarsi tra piatti, pentole e fornelli. Un’orchestrazione recitativa millimetrica, realmente impressionante nonché rara da (ri)trovare nei nostri teatri, che la direzione di Valerio Binasco porta a un livello tale di sincronia da lasciare senza fiato.

“Prima di andar via” di Filippo Gili, uno spettacolo di Francesco Frangipane, la recensione

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PRIMA DI ANDAR VIA
di Filippo Gili

Con Giorgio Colangeli, Filippo Gili, Michela Martini, Barbara Ronchi, Aurora Peres
Musiche originali Roberto Angelini
Scenografia Francesco Ghisu
Luci Giuseppe Filipponio
Costumi Biancamaria Gervasio
Assistente alla regia Laura Fronzi
Foto Andrea Giansanti
Produzione Argot Studio
Regia Francesco Frangipane

In scena al Piccolo Eliseo dal 9 al 27 maggio

Voto: 6 su 10

Prima di andar via Francesco confessa il proprio dolore ai genitori e alle due sorelle, una sera, a cena. Poche parole lapidarie che falciano la normalità di una tranquilla famiglia borghese, ad annunciare una decisione irremovibile e dilaniante. Al disimpegnato chiacchiericcio che connotava la normalità di quell’assemblea ignara si sostituisce – immediatamente – un silenzio sordo, fiato mozzato e pensieri spezzati da una ferale verità pronunciata all’improvviso, senza alcun pietoso e inutile giro di parole. Come un colpo ricevuto alla bocca dello stomaco i commensali prendono ciascuno un tempo per tornare a respirare, provando a ragionare prima di aver qualcosa da dire per tentare di reagire, contrattaccare, provare a mutare una scelta che non può lasciarsi compiere, di lì a poche ore.

“Persone naturali e strafottenti” di Giuseppe Patroni Griffi, uno spettacolo di Giancarlo Nicoletti, la recensione

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PERSONE NATURALI E STRAFOTTENTI
di Giuseppe Patroni Griffi

con Marisa Laurito, Giovanni Anzaldo, Filippo Gili, Federico Lima Roque
direttore di produzione Diego Rifici
organizzazione Cinzia Storari
disegno luci Daniele Manenti
aiuto regia Alessandro Solombrino – Giuditta Vasile
una produzione Altra Scena in collaborazione con Sycamore T Company
regia Giancarlo Nicoletti

Andato in scena al Teatro Palladium di Roma dal 3 al 6 Maggio 2018

Voto: 5½ su 10

Un’anteprima nazionale decisamente interessante, quella di Persone naturali e strafottenti, testo scandalo di Giuseppe Patroni Griffi andato per la prima volta in scena nel 1974 con la regia dell’autore stesso e un cast che comprendeva Pupella Maggio, Gabriele Lavia e Mariano Rigillo. Il nuovo allestimento, diretto da Giancarlo Nicoletti, riporta sulla scena drammatica un’attrice dal carisma solitamente rassicurante e popolare come Marisa Laurito, alle prese con un personaggio sofferente e fitto di ombre; ad affiancarla ci sono Giovanni Anzaldo, Filippo Gili e Federico Lima Roque. Testo importante, un regista dal nobile curriculum e un gruppo di interpreti di solidissimo mestiere, però, non hanno assicurato la riuscita di uno spettacolo che, troppo spesso, mostra la corda e scade in un’assordante pipinara.

“Tomorrow Morning – Domani ti sposo… domani ti lascio!” di Laurence Mark Wythe, uno spettacolo di Marco Simeoli, la recensione

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TOMORROW MORNING – DOMANI TI SPOSO… DOMANI TI LASCIO!
di Laurence Mark Wythe

Presentato dalla Compagnia AMO
Adattamento Italiano: Piero Di Blasio
Regia: Marco Simeoli
con Daniele Derogatis, Piero Di Blasio, Stefania Fratepietro, Valeria Monetti
Coreografie: Stefano Bontempi
Direzione Musicale: Roberto Gori
Scenografia: Gianluca Amodio
Costumi: Valentina Giura
Disegno Luci: Marco Macrini

Al Teatro Roma dal 3 al 20 maggio 2018

Voto: 8 su 10

A distanza di 4 anni dal precedente spettacolo “Ti amo, sei perfetto, ora cambia”, ritroviamo la Compagnia A.M.O. (Attori Momentaneamente Occupati) alle prese con un nuovo “mini-musical” di stampo straniero, proveniente dal musical “Off” d’oltreoceano con al centro la tematica del rapporto di coppia: ”Tomorrow Morning – Domani ti sposo… Domani ti lascio!”.

“L’amore per le cose assenti”, uno spettacolo scritto e diretto da Luciano Melchionna, la recensione

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L’AMORE PER LE COSE ASSENTI
scritto e diretto da Luciano Melchionna

con Giandomenico Cupaiuolo e Valeria Panepinto
e con la partecipazione di H.E.R.
Scene Roberto Crea
Costumi Milla
Musiche Originali STAG
Assistente alla Regia Sara Esposito
Una produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

In scena all’OFF/OFF Theatre dal 25 al 29 aprile

Voto: 7 su 10

Un lui qualunque, una lei qualunque, sul palco, a dirsi addio. È il giorno del compleanno della donna e il regalo che il marito vuole farle è quello di rompere, definitivamente, le catene che li legano l’uno all’altro. Subito iniziano ad urlare, entrambi, certi delle proprie convinzioni, feriti, arrabbiati, vinti dalla stanchezza e da un rapporto che, negli anni, è cambiato ed ha trasformato, apparentemente in peggio, la vita di due persone un tempo diverse, più fiduciose e illuse da un sentimento beffardo che pare aver ingannato questi futuri ex coniugi.

“Quando eravamo repressi”, uno spettacolo scritto e diretto da Pino Quartullo, la recensione

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QUANDO ERAVAMO REPRESSI
Scritto e diretto da Pino Quartullo

Con Francesca Bellucci, Annabella Calabrese, Matteo Cirillo, Tiziano Floreani
Scenografia: Piero Pollinzi
Costumi: Giuseppe d’Andrea
Musiche: Federico de Feo, Isotta Giannetta
Aiuto Regia: Matteo Fasanella, Lorenzo De Liberato
Assistente alla regia: Simone de Feo
Trucco e acconciature: Marco Fava

In scena al Teatro Roma fino al 29 aprile

Voto: 6½ su 10

Il ritorno sui palcoscenici italiani – già dalla scorsa stagione teatrale al Teatro Ghione e ora al Teatro Roma – di una commedia famigerata e per certi versi problematica come Quando eravamo repressi, diciamolo, fa davvero piacere. Era ora che si vendicasse il destino ingrato che si accanì su questo testo scritto, non senza coraggio e spirito dissacratorio, da Pino Quartullo sul finire degli anni Ottanta, e che Vittorio Gassman produsse in un allestimento che venne salutato da un successo di scandalo nel 1990. Ad interpretarlo era lo stesso Quartullo, con la sua prestanza gagliarda e un po’ ingenua, affiancato da Alessandro Gassman, Lucrezia Lante Della Rovere e Francesca d’Aloja. L’avventura teatrale si trasformò in breve tempo in un film con lo stesso cast e Quartullo in cabina di regia: doveva essere il campione di incassi della stagione e invece la falce censoria si abbattè con sadico accanimento su questa commedia erotica che aveva l’ardire di portare in scena lo scambismo con dialoghi espliciti e situazioni poco allusive, pur se in un’atmosfera assolutamente leggera e ridanciana. La pellicola ebbe visibilità limitatissima, in più un’oscura vicenda di diritti ne ha da sempre impedito la trasmissione televisiva.