Category Archives: Interviste & Rubriche

Il ponte interculturale, incontro con Enrico Olivanti

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Enrico Olivanti è un giovane musicista italiano che vive e lavora in Germania. In realtà la sua vita è un ponte tra il Roma e Dresda, che percorre assiduamente da ben due anni nel lungo e difficile percorso che sceglie un artista.
Approfittiamo del concerto che terrà con il suo quintetto per fare una chiacchierata su questo momento storico personale e professionale. Tanti e delicati i temi trattati.

Enrico, ascoltare la musica e farla… due approcci differenti. Il limes quando è stato varcato da te e per assecondare quali ragioni o esigenze? 

Beh direi che se con il “varcare il limes” intendi l’inizio del mio rapporto con uno strumento musicale il tutto iniziò a 12 anni, quando a Natale ricevetti la mia prima Chitarra Classica.
Fu un Amore prima vista che però fu preceduto da un innamoramento figlio dell’ascolto: infatti circa due anni prima, per la mia Prima Comunione ricevetti per regalo un “walkman” e mi immersi da subito nell’ascolto di un paio di musicassette che erano a casa, nelle quali spiccavano dei suoni di Chitarra…
Pur conquistato da questi suoni e forse già consapevole della grande svolta che avrebbero dato alla mia Vita, dissi a me stesso che mi sarei concesso ancora un paio di anni di “pallone” come tutti gli altri bambini e poi avrei dedicato una parte sempre crescente delle mie energie a questa passione ancora in pectore ma già così promettente.
Ragioni ed esigenze specifiche non le sapevo e non le saprei ancora oggi individuare con precisione, se non in quel misterioso senso di completezza, soddisfazione fisico-spirituale e di contatto intimo con la manifestazione della Bellezza che mi procura il vivere la Musica sotto ogni suo aspetto. 

“Ricordo Chet Baker insonne che suonava il piano nella hall”: incontro con Fulvio Tomaino

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Fulvio Tomaino è considerato uno dei migliori cantanti di Black Music in Europa. Dopo aver raccolto numerosi riconoscinenti in tutta la sua carriera, torna in scena il 15 febbraio 2018 in un concerto evento all’Auditorium PDM di Roma. Nel 2017 fonda la “Fulvio Tomaino Band” che ripropone i classici della black music dando vita ad uno show unico grazie alla sua formazione costituita da eccellenti musicisti. Lo abbiamo incontrato a Roma nel suo quartier generale a San Giovanni e ci ha concesso questa intervista esclusiva.

Fulvio, nel panorama musicale romano ed italiano, sei una voce molto originale che spazia dal blues fino all’ r’&’b, il funky… Ci racconti degli esordi?

Comincio a cantare all’età di 16 anni ed il mio interesse di rivolge da subito soprattutto per la black music. A 18 anni inizio gli studi di musica quando realizzo che la mia attività si svolgerà nel mondo della musica, nonostante provenga da una famiglia di albergatori noti a Roma. Mio padre aveva un albergo in via Giulia in un palazzo meravoglioso seicentesco. Ricordo da ragazzo che un Chet Baker insonne suonava il piano di notte nella hall. 

Incontro con Ramona Gargano, fotografie di un’attrice sempre “in viaggio”

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Ramona Gargano è una brava e bella attrice emergente. Viene dalla Calabria, terra aspra quanto generosa, e si sta facendo apprezzare, da qualche anno ormai, sui palcoscenici di tutta Italia. Minuta, bruna, sorridente, dotata di uno sguardo sempre attento, curioso e vivace, ci accoglie al termine di una replica dei vari spettacoli che la vedono protagonista nel suo tour teatrale, commentando insieme a noi alcuni scatti della sua vita artistica e professionale.

Ramona, dalla Calabria a Roma è stato il primo passo verso il teatro vissuto come professione. Ci racconti gli esordi e quando hai capito che questa sarebbe stata la tua strada?

Avevo 15 anni. Terzo liceo. La mia migliore amica frequentava il corso di teatro già da un anno e mi invitò a partecipare. Avevo il terrore di inserirmi in un gruppo già consolidato, avevo il terrore di salire su di un palcoscenico, da sola, davanti a tutti. Mi fecero salire sul palco per presentarmi, scaricai l’ansia torturandomi il lobo dell’ orecchio e riuscii a dire giusto tre parole. Poi mi assegnarono il primo personaggio, un piccolo ruolo nell’ “Antigone” di Sofocle. Alla fine di quell’anno ci fu il saggio. Salii sul palcoscenico del teatro comunale della mia città (Teatro Rendano, Cosenza) e davanti a me c’erano 1200 persone. Presi fiato e dissi la prima battuta. Avevo il cuore a mille. Non avevo mai provato una roba così forte. Quella scarica di adrenalina me la ricordo ancora. Da lì continuai il corso fino al diploma, mi furono assegnati ruoli “più importanti” e quel laboratorio di teatro divenne fondamentale per la mia vita, non riuscivo a farne a meno, veniva prima di tutto. Poi mi iscrissi all’università, ma dentro di me qualcosa mi diceva che dovevo fare un “salto” e che dovevo seguire quella strada, la mia. Nel 2010, presi la decisone di trasferirmi a Roma per studiare recitazione in accademia. Così feci, e con testa dura e sacrifici, dopo otto anni, posso dire di aver raggiunto già dei meravigliosi traguardi.

“Dagli abiti della Dietrich, entro in quelli di una sconosciuta drag queen”, incontro con Riccardo Castagnari

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Era il 2001 quando Riccardo Castagnari stregò tutti con la sua Marlene D.. Sono passati quasi 18 anni da quella memorabile interpretazione, che tanti consensi raccolse anche fuori dal territorio nazionale. Dai sontuosi abiti della Dietrich adesso Castagnari si allontana, speriamo, momentaneamente per evocare un’altra storia. Stiamo parlando di DI-VI-NA, per Vocazione Star, il nuovo spettacolo con cui il talentuoso attore e regista debutterà in prima nazionale nel neonato spazio OFF/OFF Theatre di Roma il 30 Gennaio, restando in scena fino al 4 febbraio. Lo abbiamo incontrato.

Ormai ci siamo quasi per questo nuovo debutto. Castagnari, lei sente
sempre la tensione di una prima nazionale, nonostante i successi
ottenuti anche all’estero?

Sì, naturalmente sì. Tensione e paura, affiancate. È sempre e comunque un salto nel vuoto quello che si fa. Quando da ragazzino frequentavo l’Accademia milanese del Filodrammatici, ebbi la fortuna di incontrare e conoscere Milly. Una delle domande che le rivolsi fu proprio questa: “Signora, dopo tanti anni di successo e di carriera lei ha ancora paura prima di entrare in scena?” Lei mi guardò da sotto in su, attraverso i suoi occhialetti da vista, e mi disse: “Sempre! Quando finisce la paura, lì comincia il tecnico e finisce l’artista!” Fu una frase che mi colpì molto e che si scolpì nella mia mente a caratteri di fuoco. Da allora mi accompagna sempre, ad ogni debutto, ma anche ad ogni replica. A Parigi ad esempio, quando con Andrea Calvani, il maestro che da sempre mi accompagna al pianoforte, eravamo in scena aspettando che si aprisse il sipario, sentivamo che il brusio in sala era differente… era francese(!). Da lì a poco il sipario si sarebbe aperto e Marlene (io) avrebbe parlato a quel pubblico d’oltralpe per oltre un’ora e mezza in una lingua non sua! Il terrore correva davvero sul filo, e Milly, per tutti quegli splendidi tre mesi parigini,è stata sempre con noi, presente con quella sua frase, regalata molti anni prima ad un ragazzino che sognava di fare l’attore.

“Shakespeare è un amico dal potere terapeutico”, incontro con Maximilian Nisi

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Attore di teatro, cinema e televisione, a breve nuovamente sul palco con un recital dedicato al grande drammaturgo inglese dell’Amleto e Romeo e Giulietta, abbiamo incontrato Maximilian Nisi, che ci ha spiegato la sua idea di teatro.

Il prossimo 4 febbraio sarai al teatro Arciliuto di Roma con “Shakespeare amore mio”. Ci dici qualcosa dello spettacolo?

Questa è la quinta volta volta che mi chiedono di fare il mio tributo a William Shakespeare a Roma. È un mio recital nato nel 2014 per celebrare i 450 anni dalla nascita di colui che reputo il più grande drammaturgo di tutti i tempi. È uno spettacolo che abbiamo portato a Torino, Vicenza, La Spezia, Savona e che presto debutterà anche a Milano. È una grande soddisfazione vedere l’entusiasmo che lo accompagna; in verità non ne sono stupito: il grande Bardo scavalca i secoli e, sapientemente, continua a mietere vittime. Il suo verbo è immenso, necessario ed eterno, non potrebbe essere altrimenti. 

“O ballano tutti o non balla nessuno” – incontro con Maurizio Gallo, in arte Pugni in tasca

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In occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro “O ballano tutti o non balla nessuno”, abbiamo incontrato il rapper romano MAURIZIO GALLO. Ecco cosa ha risposto alle nostre domande. Un viaggio metropolitano tra musica, identità, cultura, sentimenti e coscienza. Le rivendicazioni di un rapper dal cuore calmo ed incazzato.

CM:
_Maurizio Gallo, in arte PUGNI IN TASCA.
Roma, fermata Cinecittà. 
Quanto è difficile trovare spazio per un rapper come te in una grande città e quanto, invece, aiuta una periferia come il tuscolano?

MG:
“C’è un dato che dice che se il mio quartiere fosse una città, sarebbe la nona città italiana per popolazione. Siamo più di 200 mila. Alcune vie del mio quartiere per densità sono le più abitate del mondo. E’ attraversato da 8 fermate della metropolitana, 2 aereoporti, più di 20 centri commerciali. Ma c’è solo un parco e zero ospedali, zero musei! Il tuscolano non mi fa vivere il dramma di alcune periferie che ti fanno stare tutta la vita in 3 strade, e finisce che anche se sei di Roma o Milano diventi più provinciale di chi vive in provincia, perché non esci mai da lì. Ma se mi offri tanti servizi, di cui metà sono sale slot e l’altra posti in cui per socializzare devo alcolizzarmi, me stai a fregà.”

“The Adventures of Alice”: non sarà un’avventura

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THE ADVENTURES OF ALICE

Roma – Guido Reni District, fino al 19 marzo 2017

Cancellare libri di successo, diventati poi grandi classici del cinema d’animazione e non solo, dall’immaginario collettivo degli spettatori è un’impresa difficile se non impossibile. Figuriamoci se poi la sfida si chiama Alice nel paese delle meraviglie e il genio firmatario è un certo Lewis Carroll. Con i romanzi di Alice – Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1871) –  l’autore regala ai lettori un mondo fantastico che attira a sé con una forte dimensione simbolica e lo straordinario gioco di disarticolazione dei meccanismi verbali.

La poetica di Hopper al Complesso del Vittoriano

Second Story Sunlight (1960) fra i dipinti di Edward Hoppr presenti alla Mostra

Edward Hopper

Complesso del Vittoriano – Roma

1 ottobre 2016 – 12 febbraio 2017

Solitudine. Silenzio. Frenesia. Desolazione. Tutta la poetica di Edward Hopper è racchiusa nella Mostra che ospita questo artista al Complesso del Vittoriano di Roma, fino al 12 febbraio.

Dai turbamenti dei bistrot parigini ai paesaggi più malinconici dell’America dei primi anni del ‘900. Sei sessioni, circa sessanta opere: ritratti, paesaggi, disegni preparatori, incisioni e olii, acquerelli. Il tutto per dare vita ad una vera e propria “cifra hopperiana” ereditata in molteplici campi dell’espressione visiva.

All You Need is LOVE – la mostra al Chiostro del Bramante

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Love. L’arte contemporanea incontra l’amore.

a cura di Danilo Eccher

Chiostro del Bramante – Roma

Dal 29 settembre 2016 al 19 febbraio 2017

All You Need Is Love cantavano i Beatles alla fine degli anni ’60. La coppia Lennon/McCartney spiegava che, infondo, tutto quello che ci circonda è amore. Nasciamo. E già questo è un atto d’amore. Costantemente lo cerchiamo. Nella famiglia. Nel lavoro. In un compagno. Nella nostra città. Troppo spesso lo perdiamo di vista.

Amore e ricette nel romanzo di Marcello Forcina “La psicologia della frolla”

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La psicologia della frolla

di Marcello Forcina

Marco Del Bucchia, 2016

La relazione con Roma era effettivamente la più appagante e duratura che avesse mai vissuto. 

Digital Media Strategist per professione, goloso per natura, scrittore per passione. Si descrive così Marcello Forcina, al suo esordio letterario con il romanzo “La psicologia della frolla” edito da Marco Del Bucchia.

Leggendolo, ci si chiede: “La psicologia della frolla” è più un romanzo d’amore o di cucina? Di amore per la cucina? O entrambi?