Category Archives: Cinema

“Il verdetto”, un film di Richard Eyre, la recensione

Il verdetto

Il verdetto (A children Act, GB) di Richard Eyre, con Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead, Ben Chaplin, Rupert Vansittart, Jason Watkins

Sceneggiatura: Ian McEwan

Drammatico, 1h e 45’, Distribuito da BIM, in uscita il 18 ottobre 2018

Voto: 8 su 10

Ci sono film che rimangono nella memoria degli spettatori per una trama particolarmente avvincente, per un significato particolarmente profondo, per una interpretazione memorabile degli attori. Il verdetto molto probabilmente rientra in quest’ultimo caso: sia per l’ottima costruzione del personaggio in scrittura, che per l’interpretazione eccezionale di una Emma Thompson mai così brava.

“Girl”, un film di Lukas Dhont, la recensione

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Girl (id, Belgio, 2018) di Lukas Dhont con Victor Polster, Arieh Worthalter, Oliver Bodart, Tijmen Govaerts, Katelijne Damen

Sceneggiatura di Lukas Dhont, Angelo Tijssens

Drammatico, 1h 45′, Teodora Film, in uscita il 27 settembre 2018

Voto: 7½ su 10

Lo strazio del corpo sotto una dubblice lente, inteso come gabbia per il proprio essere e come supporto incapace a sostenere lo sforzo artistico: Girl, abbagliante esordio cinematografico del ventiseienne Lukas Dhont, già salutato a furor di critica con la Caméra d’or nella sezione Un certain regard e il Premio FIPRESCI all’ultimo Festival di Cannes, è la cronaca di un percorso adolescenziale strenue e logorante, quello di Lara, che a quindici anni sogna di diventare una étoile. Le sue giornate sono segnate dalla dura disciplina della danza classica, una routine sfibrante fatta di affanni, sudore e piedi sanguinanti. Eppure il suo fisico fatica a rispondere al bisogno di perfezione che il ballo impone. Forse perché Lara è nata maschio, e soffre irrimediabilmente questa condizione. 

“Mamma mia! Ci risiamo”, un film di Ol Parker, la recensione

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Mamma mia! Ci risiamo (Mamma mia! Here we go again, Usa, 2018) di Ol Parker con Amanda Seyfried, Lily James, Jeremy Irvine, Hugh Skinner, Josh Dylan, Dominic Cooper, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Julie Walters, Christine Baranski, Andy Garcia, Cher, Meryl Streep, Alexa Davies, Jessica Keenan Wynn

Sceneggiatura di Ol Parker, dal musical Mamma mia! di Catherine Johnson e Judy Craymer

Musical, 1h 54′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 6 settembre 2018

Voto: 5½ su 10

Se di operazione lucrativa si tratta, c’è da dire che questa sorta di prequel/sequel del fortunatissimo musical Mamma mia! del 2008, a sua volta trasposizione dello spettacolo di Broadway di Catherine Johnson e Judy Craymer ispirato dalle canzoni del gruppo svedese degli ABBA, sfrutta ogni più labile possibilità narrativa per garantire il divertimento a uno spettatore appassionato. Certo, sono passati ben 10 anni dal successo incontrollabile del film di Phyllida Lloyd, e se n’è ben resa conto Meryl Streep che, se prima poteva permettersi di giocare con tutta la sua mirabile grazia nel ruolo di Donna Sheridan, in questa seconda sortita ha preferito appendere al chiodo le tutine di paillettes ed evitare di misurarsi in spaccate volanti. 

“Un affare di famiglia”, un film di Hirokazu Kore-eda, la recensione

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Un affare di famiglia (Manbiki kazoku, Giappone, 2018) di Hirokazu Kore-eda con Kirin Kiki, Lily Franky, Sōsuke Ikematsu, Sakura Andō, Moemi Katayama, Jyo Kairi, Miyu Sasaki, Matsuoka Mayu

Sceneggiatura di Hirokazu Kore-eda

Drammatico, 2h 01′, BiM Distribuzione, in uscita il 13 settembre 2018

Voto: 7 su 10

A poco meno di un anno dal thriller legale The third murder, in concorso a Venezia74, il prolifico regista nipponico Hirokazu Kore-eda riprende temi e luoghi a lui più congeniali col tenero e dolente Un affare di famiglia, già Palma d’Oro come miglior film all’ultimo Festival di Cannes. Ancora una volta, l’autore di Father and SonRitratto di famiglia con tempesta, ritorna a riflettere sullo scontro tra legami affettivi e legami di sangue, percorrendo un particolarissimo lessico familiare sul senso profondo dell’appartenenza e sul bisogno insopprimibile dell’uomo di sentirsi parte di un nucleo vivo e compatto, in cui ci si ritrovi tutti insieme a condividere gioie e dolori, in una società contemporanea sempre più frammentata nelle questioni del privato.

Venezia75 – Concorso: “The Ballad of Buster Scruggs”, un film di Joel e Ethan Coen, la recensione

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The Ballad of Buster Scruggs (id, Usa, 2018) di Joel e Ethan Coen con Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Bill Heck, Zoe Kazan, Tyne Daly, Brendan Gleeson, Saul Rubinek, Clancy Brown, Harry Melling

Sceneggiatura di Joel e Ethan Coen

Western, 2h 12′, Netflix

Voto: 7 su 10

Un cowboy dalla pistola lesta e l’ugola d’oro, un rapinatore di banche, un anziano cercatore d’oro, un girovago e il suo fenomeno da baraccone, una zitella in viaggio verso l’Oregon e due cacciatori di taglie in una diligenza: sono i sei segmenti che compongono The Ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen, un’originale produzione Netflix pensata per essere una serie televisiva e poi condensata in un lungometraggio che fa a pezzi l’idea stereotipata del mito della frontiera. Non nuovi alla rivisitazione di luoghi e atmosfere del western, i due grandi autori di Fargo e A proposito di Davis ritornano a misurarsi con un genere fortemente connotato, riuscendo comunque a elaborarne una visione decisamente personale e lontanissima dagli stilemi più tradizionali.

Venezia75 – Concorso: “Napszállta – Tramonto”, un film di László Nemes, la recensione

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Napszállta – Tramonto (Napszállta, Ungheria/Francia, 2018) di László Nemes con Juli Jakab, Vlad Ivanov

Sceneggiatura di László Nemes, Clara Royer, Matthieu Taponier

Drammatico, 2h 22′, Movies Inspired

Voto: 5½ su 10

Chiariamolo subito: la visione di Napszállta, opera seconda dell’acclamato László Nemes, il giovane regista ungherese allievo di Béla Tarr e vincitore del Premio Oscar per il folgorante Il figlio di Saul, è tra le cose più ostiche e frustranti della competizione ufficiale di Venezia75, dove era in assoluto tra i film più attesi dai cinefili. Pesantemente simbolico e caratterizzato da un’inintellegibile progressione narrativa, l’opera vuole essere una poderosa metafora dell’Europa che insorge contro l’ancien régime, nel momento di massima tensione tra nazioni in procinto di addentrarsi nell’incubo della Grande Guerra. Ma farsi spazio, assieme alla protagonista, nel magma infernale degli eventi non è impresa facile, specie se la ricerca di risposte è lasciata costantemente e impunemente inevasa.

Venezia75 – Concorso: “Double Vies – Non-Fiction”, un film di Olivier Assayas, la recensione

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Double vies – Non-Fiction (Double vies, Francia, 2018) di Olivier Assayas con Juliette Binoche, Guillaume Canet, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Christa Théret, Pascal Greggory

Sceneggiatura di Olivier Assayas

Commedia, 1h 47′, I Wonder Pictures, in uscita nel 2019

Voto: 7 su 10

Aveva ragione Tancredi Falconeri del Gattopardo: se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. Sull’annosa questione della rivoluzione digitale riflette Double vies (titolo italiano Non-Fiction), ritorno alla commedia sofisticata per il francese Olivier Assayas, dopo le cupezze introspettive di Sils Maria e Personal Shopper. L’autore di Irma Vep e L’Heure d’été osserva con sguardo divertito il gap forse incolmabile tra globalizzazione e cultura dei pionieri, quel rapporto spesso idiosincratico tra diffusione informatica del sapere e inaffondabili retaggi passatisti e, in definitiva, il vuoto che si interpone tra blog e carta stampata. Ovviamente il confronto non ha né vincitori né vinti, ma l’assillo di tali questioni nella quotidiana esistenza della classe sociale mediamente istruita sembra pressoché incessante.

Venezia75 – Concorso: “ROMA”, un film di Alfonso Cuarón, la recensione

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ROMA (id, Messico, 2018) di Alfonso Cuarón con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Nancy Garcia, Jorge Antonio, Veronica Garcia, Marco Graf, Daniela Demesa, Carlos Peralta, Diego Cortina Autrey

Sceneggiatura di Alfonso Cuarón

Drammatico, 2h 15′, Netflix

Voto: 8 su 10

Era dal 2001, anno del piccolo cult Y tu mamá también, che Alfonso Cuarón non tornava a dirigere un film nella sua terra. L’occasione è per ROMA, un racconto di memorie autobiografiche virato in bianco e nero, con cui il regista di Gravity omaggia le donne della sua infanzia all’interno di un’esplorazione della gerarchia sociale del Messico, paese in cui classe ed etnia sono stati sempre intrecciati in modo perverso. È proprio quest’ultimo aspetto il tratto distintivo di un’opera dal grande rigore formale, che affronta la simbiosi inestricabile tra mondi che, pur nell’evidente distanza, finiscono per sovrapporsi in maniera emblematica.

Venezia75 – Concorso: “Capri-Revolution”, un film di Mario Martone, la recensione

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Capri-Revolution (id, Italia/Francia, 2018) di Mario Martone con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro

Sceneggiatura di Mario Martone, Ippolita di Majo

Drammatico, 2h 02′, 01 Distribution, in uscita a dicembre 2018

Voto: 6 su 10

Prima che Capri diventasse meta di eccentrici e gozzoviglioni dal portafogli largo – splendidamente sintetizzati da Totò con la figura di Bey Khan di Agapur, l’uomo più ricco del mondo, nell’imprescindibile L’imperatore di Capri – agli inizi del Novecento l’isola nel golfo di Napoli fu il centro di un nuovo fermento multiculturale che, forse, serbava già in grembo quel germe di libertà e apertura mentale che, in maniera corrotta, sarebbe arrivato fino ai giorni nostri in una veste ben più mostruosa e inquietante di esteriorità e commercio. Proprio dalla comune che ivi creò il pittore Karl Wilhelm Diefenbach parte il regista Mario Martone come ispirazione al suo Capri-Revolution, ideale ultimo capitolo di una trilogia sull’Italia tra il Risorgimento e la Grande Guerra che comprende Noi eravamo e Il giovane favoloso, non un film storico, giacché lo spunto realista lascia spazio a una storia di finzione, ma “una trasfigurazione sul valore rivoluzionario dell’arte”.

Venezia75 – Concorso: “The Nightingale”, un film di Jennifer Kent, la recensione

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The Nightingale (id, Australia, 2018) di Jennifer Kent con Aisling Franciosi, Sam Claflin, Baykali Ganambarr, Damon Herriman, Harry Greenwood, Ewen Leslie, Michael Sheasby, Charlie Shotwell

Sceneggiatura di Jennifer Kent

Drammatico, 2h 16′

Voto: 8 su 10

Alla violenza e all’ignoranza si deve ribattere con la compassione: un pensiero illuminato e condivisibile, nato all’indomani di un clamoroso e inenarrabile episodio di sessismo al termine della proiezione per la stampa di The Nightingale, sorta di rape & revenge neocolonialista nella Tasmania del 1825, diretto dalla regista australiana Jennifer Kent, unica donna nel concorso ufficiale di Venezia75. A quattro anni dal lodevole horror psichiatrico Babadook, l’autrice porta nuovamente sullo schermo un complesso ritratto femminile che si specchia stavolta non nelle atmosfere minacciose di un interno casalingo, ma nei soprusi di una terra strappata ai suoi primi abitanti dalla potenza inglese. La realizzazione ad alto tasso emotivo, l’assenza di sconti e l’evidente schieramento della platea a favore dell’intrepida protagonista e del suo compagno di avventure aborigeno, devono aver urtato l’infame suscettibilità fascistoide dell’incauto “urlatore” che, per magra consolazione di tutti gli accreditati, è stato prontamente cacciato dall’entità Biennale.