“Blue Jasmine”, Cate/Blanche per Allen: un po’ troppo “Tram”!

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Blue Jasmine (Id, Usa, 2013) di Woody Allen, con Cate Blanchett, Alec Baldwin, Sally Hawkins, Peter Sarsgaard, Bobby Cannavale, Louis C.K., Andrew Dice Clay, Michael Stuhlbarg, Tammy Blanchard

Sceneggiatura di Woody Allen

Drammatico, 1h 30′, Warner Bros. Pictures Italia, in uscita il 5 dicembre 2013

Voto: 6½ su 10

Che strano effetto fa trovarsi di fronte a un dichiarato e volontario “omaggio” a uno dei classici per eccellenza, sia teatrale che cinematografico, ovvero “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams. Woody Allen lo prende a modello e, in una operazione paragonabile a quella di “West side story” per “Romeo e Giulietta”, crea un suo film, Blue Jasmine, attualizzando il conflitto Blanche/Stella, che acquista vita autonoma in nuovi sviluppi drammaturgici, conservandone però l’arco di trasformazione dei personaggi e loro psicologie. SONY-JUOS-01_Onesheet_Layout 1Tuttavia qualcosa non va sin dai primi minuti: la narrazione procede su passato e presente con un montaggio un po’ troppo posticcio; la nevrosi della protagonista fa tanto cliché (gli immancabili Xanax ingeriti con alcolici);  il doppiaggio italiano appiattisce e falsifica i toni. Superato l’impatto iniziale, però, si possono apprezzare anche i pregi di questo film: un azzeccato cast, volti credibili (finalmente non belli ma espressivi), la capacità di narrare eventi drammatici con quel guizzo di ironia che Allen dimostra di avere ancora; l’idea di rielaborare una pièce “sacra” e immortalata nei cuori della maggior parte di cinefili e teatranti. La bravura e la bellezza esasperata di Cate Blanchett fa il resto. Pur essendo lontani anni luce dalla profondità dei personaggi femminili di “Un’altra Donna” o “Crimini e misfatti”, e decisamente distanti dal genere commedia alla Allen, Blue Jasmine, si lascia guardare senza infamia e senza lode. Quando però nel finale l’ammiccamento a Blanche diventa palese, qualche pensiero di troppo attraversa la mente dello spettatore: Allen è poi davvero riuscito a “omaggiare” il “Tram”? blue-jasmine1L’impressione è che lo rincorra, che provi a prenderlo e a salirci sopra fino all’ultimo, senza riuscirci. Parlando più in generale, speriamo che la stagione degli “omaggi” sia finita: ce ne sono un po’ troppi, sparsi fra teatro, musica, cinema. Si dovrebbe provare a creare qualcosa di nuovo, di autentico, che sia talmente forte ed emozionante da durare nel tempo, per essere magari “omaggiato” fra cinquantanni da un’altra generazione. Esattamente come ha fatto quella che ci ha preceduto. Sarebbe ora.

Andrea Ozza

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