“Carmina Burana”: il Medioevo profano della Compagnia di Mauro Astolfi

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SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET

CARMINA BURANA

Coreografia e regia: Mauro Astolfi
Musiche: Carl Off, Antonio Vivaldi I, Ecce Torbit Probitas
Disegno luci: Marco Policastro
Scene: Stefano Mazzola
Danzatori: Sofia Barbiero, Fabio Cavallo, Alessandra Chirulli, Maria Cossu, Giovanni La Rocca, Mario Laterza, Gaia Mattioli, Giuliana Mele, Cosmo Sancilio

In scena al Teatro Vascello di Roma fino al 1° marzo

Voto: 7 su 10

Breve viaggio dal sacro al profano sulle note della musica di Carl Orff, Vivaldi ed Ecce Torbit Probitas, la danza contemporanea agìta dai nove danzatori del corpo di ballo del maestro Astolfi è energica rappresentazione di una gioiosa battaglia dei sessi.

Spellbound-Contemporary-Ballet-carmina-burana-Astolfi-ph-Mariano-Bevilacqua-2Un grande tavolo al centro del palco è oggetto mobile attorno al quale cinque ragazze e quattro ragazzi si cercano, giocando tra loro, respingendosi ed affannandosi in schermaglie che hanno il sapore di fuggevoli incontri amorosi, sempre più audaci, appassionati e o addirittura carnali con il procedere dei movimenti coreografici; rinunciando ai costumi raffiguranti le croci – icone per eccellenza della religione cattolica – si lascia alla potenza della cantata scenica composta da Orff la collocazione nel misterioso e lontano universo medievale, rischiarato dalla luce delle lanterne usate delle ballerine che aprono lo spettacolo, e reso attuale da una tessitura coreografica asincrona e allegramente vitale. Un armadio, a lato del palcoscenico, diviene luogo fisico dove si contengono i movimenti più esplosivi del corpo di ballo, soglia liminare attraverso la quale i danzatori svaniscono o si palesano nell’atto di chiusura di uno spettacolo caratterizzato da una partitura musicale così caratterizzante da meritare, da sola, di donare il titolo all’intero lavoro.

Carmina Burana si ricorda, tuttavia, più per le movenze coreutiche disegnate da Mauro Astolfi, per l’essenziale ed efficace disegno luci di Marco Policastro, che, chiudendo i diversi pezzi di danza che compongono la messa in scena, è capace di fermare l’ininterrotto affannarsi dei giovani ballerini che, avvolti in caldi e suadenti fasci di luce, sembrano divenire, per brevi attimi, quadri viventi di caravaggesca memoria.

Stupisce – e in questo si rende merito all’Astolfi regista – l’idea di elidere, in finale di esibizione, la presenza dei componenti dello Spellbound Contemporary Ballet per lasciare che, nella sala Giancarlo Nanni del teatro Vascello, sia il solo fraseggio sonoro musicato da Orff a tramutarsi in protagonista possente e assoluto.

Marco Moraschinelli

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