“Captain Phillips – Attacco in mare aperto”, Hanks capitano coraggioso

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Captain Phillips – Attacco in mare aperto (Captain Phillips, Usa, 2013) di Paul Greengrass, con Tom Hanks, Barkhad Abdi, Barkhad Abdirahman, Faysal Ahmed, Mahat M. Ali, Catherine Keener, Michael Chernus, David Warshofsky, Corey Johnson, Chris Mulkey

Sceneggiatura di Billy Ray, dall’autobiografia di Richard Phillips “A Captain’s Duty: Somali Pirates, Navy Seals, and Dangerous Days at Sea” scritta in collaborazione con Stephan Talty

Drammatico, 2h 14’, Warner Bros. Pictures, in uscita il 31 ottobre 2013

Voto D’Errico: 6½ su 10

Voto Ozza: 7 su 10

Paul Greengrass è un regista dal polso sicuro. L’ha dimostrato sia in produzioni impegnate (Bloody Sunday e United 93) che in operazioni di solida evasione (due capitoli della saga spy di Bourne e Green Zone). Lo conferma, se ce ne fosse stato bisogno, con Captain Phillips – Attacco in mare aperto, a metà tra i due generi, storia vera del primo dirottamento a una grande nave americana da parte di quattro guerriglieri somali e consumatosi nell’arco di 5 giorni, dall’8 al 12 aprile del 2009, con il sequestro e la conseguente richiesta di riscatto del capitano Richard Phillips, interpretato da Tom Hanks.

Captain_Phillips_poster_italianoIl film non ha cedimenti, vanta una costruzione drammatica assolutamente ponderata (la sceneggiatura è di Billy Ray, quello di State of Play e Hunger Games) e un finale che non si dimentica facilmente. Soprattutto, non si dimentica la ferocia disperata dei rapitori e la lotta alla sopravvivenza di un capitano coraggioso, che difende il suo equipaggio prima di sé stesso. Suspense sempre presente, psicologie ben delineate e più profonde di quanto non si sia disposti ad ammettere, una parte centrale che sconta purtroppo qualche inevitabile ripetizione, una splendida performance di Hanks, sempre a suo agio con eroi per caso dalla grande umanità, e un altrettanto strepitosa scoperta in Barkhad Abdi, il magrissimo sequestratore ribelle.

Lo spettacolo è di indubbia professionalità, manca la scintilla a elevarlo al di sopra dei tanti buoni film d’avventura che Hollywood (ma Greengrass è in inglese) confeziona sempre meno di rado.

Giuseppe D’Errico

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