“Caleidoscopio”, voci e danze dal Messico a sfondo distopico

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Compagnia Teatrale “Canto en Movimiento”
CALEIDOSCOPIO
Regia e musiche di Philip Von Reutter
Realizzato dalla compagnia Canto en Movimiento
Coreografie: Raúl Parrao
Luci: Carlos Márquez!
Costumi: Cándido Quiroz!
Movement designer: Paola Vezzosi
Direzione musicale: Rodrigo Vera
Guida ai dialoghi italiani: Alberto Rovello

In scena al Teatro SalaUno di Roma dal 22 al 29 novembre 2014

Voto: 7 su 10

Caleidoscopio è l’ultima creazione dell’attore e regista Philip Von Reutter, che lo dirige e interprete insieme alla brava e giovane compagnia italo-messicana Canto en Movimiento. Un testo di teatro sperimentale musicale che porta lo spettatore in una dimensione non reale e in un tempo sospeso per fargli vivere un’esperienza di immaginazione e creatività.

09La narrazione si sviluppa a scene consequenziali il cui sottile filo narrativo racconta le vicende di un gruppo di bohémien del futuro, che fuggono dalla Città Universale e dalla relativa “civiltà del sistema” per vivere liberamente nella natura e cercare il senso della vita attraverso l’allineamento di “frequenze e armonie cosmiche”. La forza creativa del gruppo attira sempre più adepti fino a quando il dittatore del “sistema” decide di catturarli per neutralizzare la loro energia creativa diventata ormai pericolosa per l’esistenza del sistema stesso. L’ultima parte dello spettacolo dà vita a numeri musicali e coreografici per rappresentare l’antagonismo tra il sistema e il gruppo, tra l’oppressione dettata dalle regole e la libertà, tra violenza e amore. In questo caleidoscopio di colori, parole, musica e danza, il testo affronta i problemi più urgenti dei nostri tempi tra cui l’ecologia, l’energia nucleare, l’alienazione dell’individuo.

Lo spettacolo, al netto di alcuni momenti decisamente lenti e da oliare, risulta godibile e snello, e valorizza, grazie alla quasi assenza di momenti solistici, la forza dell’ensemble i cui membri meritano di essere citati singolarmente: Silvia Pedicino, Massimiliano Lombardi, Arianna Milani, Jozz Edith Mendoza, Rodrigo Vera, Daniela Navarrete, Alinne Zamora, Grecia Loredo, Raffaele Vermiglio, Alberto Rovello, Angel Bonfil, Sara Picazo.

Il tutto è esaltato dall’intimità del Teatro Sala Uno (eravamo in prima fila!): sguardi intensi e penetranti, voci decise e non amplificate che arrivano allo spettatore vere e dirette, coreografie e movimenti eseguiti con precisione e con forte corporeità.

Le musiche dello spettacolo ci sono apparse fin da subito non scontate e ben in linea con il testo. Numerose le citazioni musicali (particolarmente vibrante quella del Dies Irae di Verdi) declinate all’interno di numerosi stili che hanno spaziato da dal pop al country, dal blues e al new age, dal jazz al rock, dall’opera a i ritmi latini.

La scelta dei costumi, ricchi di stoffe paiettate, risulta coerente con l’impianto complessivo e rafforza l’effetto caleidoscopio già ricreato dalla proiezioni continue provenienti dal fondo della platea.

Le luci rappresentano l’unico neo di questo allestimento: i tagli non sono valorizzati adeguatamente e ci sono troppe scene scarsamente illuminate. Anche se l’effetto luminoso derivante dalla sola proiezione può avere una ragione registic,a risulta per lo spettatore semplicemente “scarso” e non valorizza adeguatamente le intenzioni espressive dei volti.

Quello che abbiamo visto è un spettacolo che ci invita a viaggiare, ci accompagna nello spingerci “oltre” e ci ricorda che per farlo “c’è sempre il caleidoscopio!”

Emanuele Tibelli

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