“Café Society”, temi prediletti per un Allen divertente e nostalgico

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Café Society (id, Usa, 2016) di Woody Allen con Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Blake Lively, Steve Carell, Corey Stoll, Parker Posey, Jeannie Berlin, Ken Scott, Paul Schneider, Anna Camp, Sheryl Lee

Sceneggiatura di Woody Allen

Commedia, 1h 36’, Warner Bros. Pictures Italia, in uscita il 29 settembre 2016

Voto: 7 su 10

Andare al cinema a vedere l’ultimo film di Woody Allen è ormai un appuntamento fisso che ci accompagna da sempre. Ci sediamo al buio e veniamo subito accolti dall’atmosfera calda e famigliare del suo stile inconfondibile, fatto di ironia, classe, gusto. Nonostante l’iperproduzione del grande regista abbia generato recentemente opere non sempre alla sua altezza (su tutti, il triste To Rome with love), è sempre un piacere constatare quanto il cinema di Allen vada di pari passo alle attese del suo pubblico che, fedele, non mancherà l’incontro.

cafe_societyCafé Society segna il ritorno di Woody ad alcuni dei suoi luoghi narrativi prediletti: gli anni ’30, New York, l’ebraismo e la magia dello star system cinematografico. È la sua stessa voce (in italiano è quella di Leo Gullotta) a condurci all’interno del racconto e dei suoi personaggi: Bobby (Eisenberg, alterego alleniano perfetto) è un giovane ebreo che da New York decide di trasferirsi a Los Angeles per tentare di entrare nel giro del mondo del cinema grazie all’aiuto dello zio Phil (Carell), un importante produttore cinematografico. Qui si innamora di Vonnie (Stewart), segretaria di Phil e con una situazione sentimentale decisamente complicata. Dopo essersi scontrato con un’amara verità, torna a New York, apre insieme al fratello gangster (Stoll) un lussuoso night club e si sposa con la bellissima Veronica (Lively). Ma il passato, forse non casualmente, è pronto a ripresentarsi…

Giunto alla sua 46ᵃ fatica, Allen si fa distribuire da Amazon e gira per la prima volta in digitale. Ma l’effetto non potrebbe essere più nostalgico e, nonostante l’abbondanza di aforismi fulminanti e battute spesso esilaranti sui paradossi della vita umana cui il regista di Manhattan ci ha da sempre abituati e di cui non siamo mai sazi, Café Society conserva un’amarezza di fondo, un disincanto verso i sogni di gioventù e una certezza verso le cose di questo mondo, che lasciano intendere al Woody più maturo e riflessivo. Ma il suo film è, prima di tutto, una deliziosa storia d’amore, interpretata in maniera altrettanto squisita e fotografata con la pastosità di toni di Vittorio Storaro che la rendono ancor più magica e malinconica. E il finale sospeso è solo la riprova di una presa di coscienza esistente tanto nei primi lavori quanto, a maggior ragione, ora che la vita ha fatto il suo corso. Un Allen a suo modo struggente.

Giuseppe D’Errico

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