“Bullet to the head”, Sly e la teoria delle vecchie maniere

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Bullet to the head (id, Usa, 2012) di Walter Hill con Sylvester Stallone, Jason Momoa, Sung Kang, Christian Slater, Brian Van Holt, Sarah Shahi, Jon Seda, Adewale Akinnuoye-Agbaje.

Sceneggiatura di Alessandro Camon e Walter Hill, ispirato alla graphic novel Du Plomb Dans La Tete, scritta da Matz e illustrata da Colin Wilson

Azione, 1h33’, Ghost House production

Festival Internazionale del Film di Roma 2012, Fuori Concorso

Voto: 5 su 10

Una risata vi salverà. Perché se quest’ultima fatica del buon vecchio Walter Hill, assente dalla cabina di regia dai tempi del lontano Undisputed (2002), riesce a farsi digerire è soprattutto per merito di una buona dose di sana (auto)ironia; tutto il resto, infatti, è solo un noir in formato action platealmente fracassone da guardarsi a cervello spento.

Quando a Jimmy Bobo (sic! Stallone), letale sicario di New Orleans al soldo di potenti trafficoni, uccidono il partner di scorribande, e al detective Taylor Kwon (Kang) un ex collega, diventerà inevitabile per i due mettere insieme le forze per scovare chi si cela dietro agli omicidi; di mezzo ci si infilerà anche la sexy figlia di Bobo, Lisa (Shahi).

Per quanto la sceneggiatura di Alessandro Camon (The messenger – Oltre le regole) cerchi disperatamente di rendere appetibile una storia di assoluta stupidità rispettando fedelmente lo spirito del fumetto a cui si ispira (non manca nulla, neppure la voce off del protagonista che snocciola ogni tanto qualche pillola di saggezza su come farsi giustizia da sè) e la regia di Hill dimostri, ancora una volta, un mestiere spettacolare mai posto in discussione, Bullet to the head non offre nulla di granché innovativo in un genere a cui, ormai, resta solo di spostare continuamente l’asticella della violenza, sempre più estremizzata e grottesca, per non dire infantile.

Procedendo per stereotipi perfettamente riconoscibili dagli affezionati (la strana coppia etnicamente assortita e caratterialmente agli opposti, il cattivo “cattivissimo” – un mastodontico Momoa – , la bella in pericolo, il riccone viscido…), il film accumula una dose tale di deja vù da fiaccare ogni interesse, tanto da ridurre l’intreccio, già estremamente facile nel suo monolitismo, a un campionario di situazioni ovvie in cui, a farla da padrone, sono scontri armati e botte da orbi tra nebbie di sangue vaporizzato.

Letteralmente salvifico l’intervento di un sense of humour piuttosto azzeccato, che sdrammatizza (se mai ce ne fosse bisogno) l’azione e aiuta il ritmo di un divertissement che, c’è da dirlo, non si prende mai sul serio.

Spadroneggia, come giusto che sia, un granitico Sylvester Stallone nel suo miglior ruolo da molto tempo a questa parte: per il suo Jimmy Bobo, l’ex Rocky sfoggia una gamma (seppur limitatissima) di faccette contrite a dir poco esilarante, nella consapevolezza che un personaggio di questo tipo, invulnerabile nonostante tempeste di proiettili, dalla battuta pronta e col grilletto facile, può solo che restare simpatico.

Spettacolo vecchia maniera, in definitiva decisamente tamarro; i fan andranno in delirio ma da un maestro come Hill ci si poteva aspettare qualcosa di meglio.

Giuseppe D’Errico

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