“Brooklyn”, un’attrice sensibile in un romanzo di formazione delicato

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Brooklyn (id, Usa, 2015) di John Crowley con Saoirse Ronan, Emory Cohen, Domhnall Gleeson, Jim Broadbent, Julie Walters, Jessica Paré, Brid Brennan

Sceneggiatura di Nick Hornby, dal romanzo omonimo di Colm Tóibín (ed. Bompiani)

Drammatico, 1h 53′, 20th Century Fox Italy, in uscita il 17 marzo 2016

Voto: 7½ su 10

Un tempo erano i cosiddetti “film per signore”, ossia poplettoni melodrammatici in costume con un’eroina femminile preda di straordinari travagli sociali e sentimentali, ma forte di un’integrità morale incrollabile. Il commento del pubblico era “è stato molto bello, ho pianto tanto” mentre si asciugava ancora il naso gocciolante di commozione. Genere cinematografico sublime e sempre meno frequente nelle odierne sale, ne ripropone una serie di nuances questo Brooklyn, diretto dall’attento John Crowley (Intermission, Boy A) e scritto con grandissima delicatezza da Nick Hornby, a partire dal romanzo omonimo di Colm Tóibín.

brooklynNe è protagonista una splendida Saoirse Ronan, davvero intensa nel ruolo della giovane irlandese che decide di emigrare negli Stati Uniti negli anni Cinquanta. Qui troverà nuovi stimoli e l’amore sincero di un idraulico italoamericano, ma la nostalgia per madre e sorella non tarderà a farsi sentire. Un avvenimento tragico la riporterà ad attraversare l’oceano per tornare a casa: la ragazza, di nuovo in Irlanda, dovrà scegliere se rimanere lì o ritornare a Brooklyn…

La forza del film, ottimamente confezionato e di inatteso pregio formale, sta nella complessità del personaggio femminile centrale, una figura di giovane donna cosciente ed emancipata, capace di rinunciare a un grande amore pur di sentirsi realizzata in un ambiente che la rispecchi. Sotto un’impostazione narrativa tutto sommato lineare e finanche scontata, si nascondono sfumature umanissime e tutt’altro che banali. Merito di una sceneggiatura accorta ai dettagli, di una regia mai invadente e di un’interpretazione di rara sensibilità. Gli Oscar l’hanno dimenticato, ingiustamente.

Giuseppe D’Errico

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