“Brancaleone e la sua armata”, uno spettacolo di Pippo Franco, la recensione

CRL9230

ASSOCIAZIONE CULTURALE LA FENICE – ASSOCIAZIONE TEATROPER

PIPPO FRANCO in

BRANCALEONE E LA SUA ARMATA

Il lato tragicomico dell’esistenza umana

Regia di Pippo Franco

Con GEGIA, GIACOMO BATTAGLIA, GIGI MISEFERI , GIANNI QUINTO, TONINO TOSTO, SABRINA CROCCO, SARA ADAMI

In scena al Teatro Salone Margherita di Roma dal 2 al 19 marzo

Voto: 6½ su 10

Fa piacere ritrovare in scena Pippo Franco, un grande volto della comicità italiana che, tra le altre cose, ha segnato un certo modo di fare satira sulla società contemporanea. Presenza stracult della cinematografia di genere degli anni Settanta e Ottanta, ma anche al servizio di Billy Wilder che lo volle per un’esilarante sequenza “funeraria” in coppia con Jack Lemmon in Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (Avanti!, 1972), il bravo attore romano torna ora a teatro con una rilettura del capolavoro di Mario Monicelli L’armata Brancaleone, stemperandone, con la giusta consapevolezza dei mezzi a disposizione e del pubblico a cui rivolgersi, il clima picaresco in una a lui più congeniale commedia d’avanspettacolo.

Brancaleone e la sua armata prende piede dal ritorno dalla Terra Santa di Brancaleone (Pippo Franco); dopo aver combattuto quella che lui definisce la sua ultima battaglia, il comandante chiede ospitalità a Colombello (Giacomo Battaglia), un clerico eremita, uomo colto ed esperto cerusico al servizio del Vescovo di Trani. Da questo incontro si svilupperanno una serie di avventure e imprevisti che Brancaleone dovrà fronteggiare: solo così si renderà conto di aver vissuto metà della sua esistenza come uomo d’armi, mentre l’altra metà, quella dell’esperienza dell’amore e della visione spirituale dell’essere, gli è rimasta sconosciuta. Con l’aiuto di una serie di personaggi che, poco alla volta, formeranno la sua armata, il nostro eroe arriverà a una piena coscienza di sé, incontrando finalmente la donna della sua vita.

Lo spettacolo adotta un registro comico estremamente elementare, efficace e di semplice lettura, alternando le vicende grottesche di Brancaleone ai frizzi e lazzi degli attori viandanti (Gegia, Miseferi e Quinto) che cercano di guadagnarsi da vivere recitando le tipiche scenette adulterine popolari. Il miscuglio di registri, almeno sul versante dell’ilarità, è omogeneo, anche se Pippo Franco non di rado squarcia il velo della leggerezza con riflessioni sulla confusione dell’umana razza in questo mondo sempre alla ricerca di esperienze spirituali appaganti. Il finale riparatore arriva lieto, ma mai quanto l’assolo fuori testo del prim’attore sui vizi dell’uomo della nostra epoca, sempre più brancaleonesca e alla ricerca di un vero condottiero a guidarla: è qui che arrivano le risate più fragorose. Bentornato Pippo!

Giuseppe D’Errico

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