“Black Panther”, un film di Ryan Coogler, la recensione

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Black Panter (id. USA, 2018) di Ryan Coogler con Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong’o, Danai Gurira, Letitia Wright, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Winston Duke, Sterling K. Brown, Angela Bassett, Forest Whitaker, Andy Serkis

Sceneggiatura di  Ryan Coogler e Joe Robert Cole basata sui personaggi creati da Stan Lee e Jack Kirby

Cinecomic, 2h 14’, Warner Bors. International Italy/Marvel Studios, in sala dal 14 febbraio 2018

Voto: 6½ su 10

Se un merito può vantare, questo Black Panther di Ryan Coogler, è non tanto quello di essere il primo Cinecomic di casa Marvel con un cast “all black” ad aver fatto incetta di milioni al botteghino (più di 192 milioni di dollari nel weekend di apertura nei soli Stati Uniti), ma di essere il perfetto esempio di una intelligente operazione di marketing attentamente pianificata.

Black-Panther-poster-main-xlSi prenda la più tradizionale delle trame supereroistiche e la si svolga nella maniera più fedele alle regole della “Morfologia della fiaba” esplicitate da Vladimir Propp (definizione del setting – partenza dell’eroe – individuazione dell’antagonista – conflitto – superamento delle prove – punizione del “cattivo” – lieto finale), costruendo il cast sui nomi di maggior richiamo tra gli attori afroamericani di nuova generazione (affiancati da volti di più consumata esperienza come quelli di Basset e Whitaker);  a tentare di nobilitare il tutto un sottotesto – appena abbozzato in realtà – che si interroga sulle possibili conseguenze, a livello mondiale, dell’ascesa al potere del continente africano, sogno utopistico che questa finzione cinematografica sembra poter far credere reale.

Nulla di radicalmente nuovo, quindi, in questo film che racconta, senza particolari originalità o guizzi creativi degni di nota, l’ennesima vicenda di un super uomo in lotta contro i mali del mondo, eppur la confezione è solida e ben rodata, e le oltre due ore di lunghezza della pellicola scorrono fluide verso sviluppi tanto auspicati quanto prevedibili.

Un piacevole diversivo per una serata disimpegnata, dunque, ma il black power, per carità, è davvero altra cosa.

Marco Moraschinelli

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