“Barry Seal – Una storia americana”, un film di Doug Liman, la recensione

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Barry Seal – Una storia americana (American Made, Usa, 2017) di Doug Liman con Tom Cruise, Domhnall Gleeson, Sarah Wright, E. Roger Mitchell, Jesse Plemons, Caleb Landry Jones, Jayma Mays

Sceneggiatura di Gary Spinelli

Thriller, 1h 55′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 14 settembre 2017

Voto: 6 su 10

Classica parabola di ascesa e caduta dell’americano medio che si è fatto da solo (già, ma come?), l’ultimo film di Doug Liman (The Bourne Identity, Edge of Tomorrow) prende la storia vera di Barry Seal, narcotrafficante convertito nell’era Reagan, per servire a Tom Cruise un veicolo a tutto tondo in cui far sfoggio della sua proverbiale spacconeria: è Barry Seal – Una storia americana (ma l’originale American Made cade a pennello), action comedy fanta-biografico realizzato ad hoc per non scontentare i fan dell’attore di Top Gun (che mostra fugacemente anche il sedere per ben due volte, tanto è alto l’entusiasmo per l’operazione) e soprattutto quel pubblico cresciuto a pane e serie tv sui traffici di droga degli anni Ottanta e Novanta.

53512La memoria di Seal può dirsi onorata al meglio: basso e grassoccio in vita, nella finzione dello schermo trova nel guizzante Cruise un interprete fin troppo carismatico e ancora decisamente belloccio, in barba all’anagrafe che lo vorrebbe cinquantacinquenne, quando il vero Seal venne assassinato a 46 anni. Ex pilota della Trans World Airlines, divenne contrabbandiere di droga per conto della banda di Escobar; dopo l’arresto del 1984, fu accusato di riciclaggio di denaro sporco e di traffico di stupefacenti, si accordò con il Governo degli Stati Uniti e divenne informatore per la DEA. Le sue testimonianze furono fondamentali per condannare i capi del cartello colombiano e per porre fine alla dittatura sandinista in Nicaragua. Conscio di avere i giorni contati, Barry registra una serie di videocassette in cui filma il racconto delle proprie memorie criminali.

Il dramma è ridotto ai minimi termini, siamo nel più tipico dei “territori Cruise” e la vicenda umana di Seal si trasforma in un’avventura scatenata piena di fughe rocambolesche e borse strabordanti di soldi da nascondere sotto terra. Il film deve fare i conti con l’evidente stanchezza del genere e con una superficialità che livella qualunque ambiguità. Resta la piacevolezza di una narrazione collaudata, che sbeffeggia il potere (mentre Barry è intento a preparare l’ennesimo scalo, in tv c’è Nancy Reagan che sermoneggia sulla pericolosità di alcol e droga) e distrugge il sogno americano. Il regista ammanta d’atmosfera d’epoca l’estetica del film, Tom non si risparmia: può bastare se non si hanno troppe pretese.

Giuseppe D’Errico

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