“Attacco al potere”, assedio al presidente con sorpresa, roba da ridere

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Attacco al potere (Olympus has Fallen, Usa, 2013) di Antoine Fuqua con Gerard Butler, Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Angela Bassett, Melissa Leo, Robert Forster, Radha Mitchell, Cole Hauser, Ashley Judd, Finley Jacobsen, Dylan McDermott, Rick Yune

Sceneggiatura di Creighton Rothenberger e Katrin Benedikt

Thriller, 1h 55’, Notorious Pictures, in uscita il 18 aprile 2013

Voto: 4 su 10

Come si valuta un film, dagli intenti non solo puramente spettacolari, in cui la Casa Bianca viene messa ferro e fuoco da un commando di sadici coreani dalle mire funeste? Difficile a dirsi, vince l’intrattenimento o il messaggio? Onde evitare, ecco un bel votaccio, ad ogni modo meritatissimo, per un concentrato di steroidi patriottici a stelle e strisce, con spreco di razzismo e violenza, come non se ne vedeva dai tempi del vecchio Delta Force con Chuck Norris, anno di grazia 1986.

AttaccoAlPotere_RIDPraticamente inedito l’assunto: un gruppo di estremisti nord coreani, capitanati dal pazzoide Kang (Rick Yune), da inizio a un fantasmagorico assedio in pieno giorno per espugnare la White House con Presidente annesso (Aaron Eckhart), con l’intento di generare strizza in tutti gli Stati Uniti d’America. Non ha fatto i conti con l’ipervitaminico agente Mike Benning (Gerard Butler), ormai ex responsabile alla sicurezza presidenziale (non riuscì a evitare la dipartita della first lady in un incidente automobilistico), rimasto l’unico membro dei servizi segreti ancora vivo nell’edifico e sola via di comunicazione con il portavoce della Casa Bianca Allan Trumbull (Morgan Freeman) e i suoi consiglieri (Bassett e Forster).

Oggettivamente, sotto il profilo spettacolare è uno dei migliori film di genere degli ultimi tempi: grande azione, scene di accerchiamento di massa e strepitosi effetti speciali valorizzati da una regia in grado di reggere con realismo anche le situazioni più estreme. Ma a che prezzo?

Con altrettanta franchezza, film di questo tipo istigano non poco sentimenti di sdegnoso antiamericanismo, proprio in virtù della sfacciataggine con cui ci si propina una galleria infinita di stereotipi e fragori che grondano becero populismo patriottico.

gerard-butlerAd aggravare il tutto c’è l’ambiguità, agghiacciante, di un materiale narrativo che trova ispirazione nelle recenti tensioni tra America e Corea del Nord, tuttora irrisolte, tradotte sullo schermo in sadismi e torture.

Se ci si accontenta del lato leggero delle cose, basti lo sprezzo del ridicolo di un gruppo di attori di buon nome (sic transit gloria mundi) alle prese con dialoghi che gridano vendetta al cielo e situazioni null’altro che parodiche (il guizzante Butler uccide l’ennesimo muso giallo con un busto bronzeo di Abramo Lincoln!).

Mantra citatissimo, “Che Dio vi benedica, e che benedica gli Stati Uniti d’America” diventa, alla fine, buon ultimo motivo per sbellicarsi dalle risate. E tornarsene a casa totalmente demoralizzati.

 

Giuseppe D’Errico

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