#arenaestiva: “Scappa – Get Out”, un film di Jordan Peele, la recensione

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Scappa – Get Out (Get Out, Usa, 2017) di Jordan Peele con Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Catherine Keener, Caleb Landry Jones, Stephen Root

Sceneggiatura di Jordan Peele

Horror, 1h 43’, Universal Pictures International Italy, in uscita il 18 maggio 2017

Voto: 7½  su 10

Immaginiamo una situazione narrativamente progressista come quella alla base di Indovina chi viene a cena e supponiamo che a dirigerla possa esserci un nuovo Samuel Fuller: potrebbe venirne fuori Scappa – Get Out, l’esordio registico dell’attore comico e sceneggiatore Jordan Peele, uno dei maggiori incassi della stagione indipendente americana (160 milioni di dollari a fronte di poco più di 4 di budget) e tra le produzioni meglio riuscite della prolifica Blumhouse. Il film è un sorprendente ibrido di horror e satira sociale, a metà strada tra le atmosfere distopiche della Fabbrica delle mogli e quelle dei film di Larry Cohen o di Cane bianco di Samuel Fuller (giustappunto), nato sull’onda delle tensioni che non hanno mai smesso di essere alimentate negli Stati Uniti tra wasp e comunità afroamericana, specie con l’entrata in scena di Trump.

SCAPPA_GET_OUT_gL’inizio è dei più collaudati: Rose (Williams) e Chris (Kaluuya) si amano tanto, in barba alle convenzioni sociali che guardano ancora con sospetto a una coppia mista. Lei, infatti, è una bianca di famiglia altoborghese, lui è un orfano di colore con la passione della fotografia. Quando Rose riesce finalmente a convincere Chris a passare una fine settimana a casa dei suoi (Whitford e Keener) per farli conoscere, i primi segnali di imbarazzo iniziano a manifestarsi. I suoceri, infatti sono sempre sorridenti e falsamente accomodanti, si professano obamiani convinti ma hanno servitù di colore e tempestano di domande il povero Chris. Tra comportamenti ambigui e una serie di scoperte sempre più preoccupanti, il ragazzo capirà di essere rimasto immischiato in una rete molto pericolosa…

Al di là di quanto possa funzionare sul versante horror (e funziona, sebbene sia la parte più prevedibile), Scappa – Get Out è lodevole per come riesce a infondere l’allegoria su un’America dai nuovi istinti fascisti in un ambito quasi surreale che ricorda i già citati film che, tra gli anni ‘70 e ’80, diedero un nuovo senso politico al genere di paura. Girato in Alabama, nelle tenute di una mastodontica villa neocoloniale con tanto di colonnati su cui è facile ipotizzare la presenza del sangue degli schiavi incatenati, il film offre una bella riflessione sull’invidia dei bianchi sui neri e sul ruolo della comunità nera all’interno della società in cui vive, senza mai dimenticare di dover intrattenere e di dover mantenere alta la tensione. Ottimi anche i guizzi in cabina di regia, con particolare menzione alla sequenza dell’ipnosi (sarebbe criminale rivelare di più) e alla sensazione di complotto diabolico che Peele deve aver preso in prestito da Polanski. Piccolo plauso per gli interpreti, tutti perfettamente in parte tra vittime e carnefici. Non ce ne sono sempre di esordi così.

Giuseppe D’Errico

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